Festivals Speciali

Primavera Sound 2012 Barcellona Live Blog Giorno 1

Primavera Sound 2012 Barcellona Festival Live Blog Giorno 1 Wilco Franz Ferdinand Beirut The xx Mudhoney Lee Ranaldo Spiritualized

Metallo o non metallo

Nella vita di tutti i giorni, nei live che abitualmente vado a vedere, il concetto di concerto già iniziato semplicemente non esiste. Qui al Primavera invece, è un’idea alla quale bisogna fare in fretta l’abitudine. Troppi concerti, in sovrapposizione e a volte distanti dieci minuti di cammino l’uno dall’altro. Va da sé che a volte è difficile entrare nel mood di un’esibizione in corsa, e questo può influenzare il giudizio sulle performance. Pace. Spero prendiate questi report per quello che sono: delle istantanee. Domani potrei aver cambiato idea.

Nel dilemma fra Beirut e Wilco, non potendo sdoppiarmi la spuntano i primi. Sono venuti in Italia una sola volta e non voglio perdere questa occasione. L’esibizione è perfettamente aderente alle aspettative. Bella, composta, evocativa. Musiche balcaniche, echi klezmer, la voce malinconica di  Zachary Francis Condon. Un po’ troppo piccolo il loro suono per una platea così vasta, ma c’è poco da fare, non sono gli Arcade Fire. Lo stesso Zachary confessa: “Devo essere onesto, ho avuto paura prima di salire sul palco.”

Faccio una corsa per vedere i Refused. La band punk-hardcore svedese è solo una delle molte proposte pesanti di questa edizione del Primavera. Finalmente la musica mi prende allo stomaco. Dennis Lyxzén e soci mettono in gioco la loro vita sul palco, in una lotta all’ultimo sangue col proprio strumento. David Sandström picchia la sua batteria e sembra dirle, o tu o me. Dennis ringrazia le tantissime persone accorse per la loro reunion: “Quindici anni fa suonare al Garage di Barcellona davanti a 400 persone per noi era il massimo come band. Adesso non potete immaginare cosa stia provando e cosa vuol dire tutto questo per noi.”

Difficile passare ad altra musica dopo cotanto ardore, soprattutto se si tratta dei The xx. Giovani e spauriti, quattro suoni in croce (anzi in croci), minimalismo depresso. Tuttavia molto piacevoli. Il loro nuovo repertorio ha dei momenti di club music che mi ricordano gli Everything but the girl. Mi muovo che cominciano i Franz Ferdinand.

Esplosivi come al solito, riescono a tirarmi su nonostante l’orario e nonostante Alex Kapranos fosse pesantemente influenzato e senza voce. Dopo un po’ il trucco è sempre quello e tendono a stancare, ma il repertorio del loro primo disco (dal quale hanno attinto parecchio) è un piacere da ascoltare e da ballare.

Ultima tappa per oggi, anche se è già domani: gli Spiritualized. Psichedelia sognante, ballate folk e schitarrate. Un misto fra Pavement, Dylan e i Pink Floyd di Syd Barret. Sono di Jason Pierce le parole con cui vi saluto stanotte. Freedom is just another word, when you’ve no one left to hurt. A domani, che poi è già oggi. Oggi ci sono i The Cure.

Commenti

Commenti

Condivisioni