Festivals Speciali

Liveblog da Barcellona Primavera Sound 1 giugno (parte 2)

Rufus Wainwright, I break horses, The Cure, M83

Il resto della giornata è inesorabilmente ruotato intorno all’evento più importante del festival, almeno dopo la cancellazione di Björk: l’esibizione dei The Cure.

Nell’attesa, è un piacere ritrovare un Rufus Wainwright nuovamente sereno e ispirato, in un completino degno del miglior Alberto Camerini ai tempi di Arlecchino elettronico. Vestito a parte, il suo concerto è una letizia per le orecchie. La sua bellissima voce baritonale è la protagonista di canzoni cariche di emotività, dal piglio soul anche se di soul hanno poco o niente. La sua scrittura pop è sorprendente e sul palco è molto rilassato e spontaneo.

Finito il suo concerto, c’è ancora da attendere. I The Cure saliranno sul palco solo alle 22.10.Vado all’ATP a vedere gli I break horses nonostante mi spaventi un po’ tutto ciò che ha le parole dream pop fra i suoi riferimenti. Invece sono una bella scoperta. Shoegaze e còre, non è una band che deve tutto a furbi tappetoni di tastiere, c’è anche una buona scrittura e della sana botta.

S’avvicina l’evento. Per i The Cure dovrò rinunciare a una miriade di concerti avvenuti in contemporanea nelle tre lunghe ore della loro esibizione. I The Drums, i Napalm Death (ok, non sono il mio genere ma sarebbe stata obbligatoria una puntatina), gli Wavves. Mi rassegno, al cuor non si comanda. Robert Smith e Simon Gallup insieme a Roger O’Donnell, Jason Cooper e Reeves Gabrels sono finalmente sul palco. Le loro canzoni sono storia della musica, pur volendo non riesco ad andarmene dal loro concerto. Nonostante mi attirassero tante altre cose, più attuali, innovative o semplicemente nuove… ho aspettato fino all’ultimo per ascoltare Boys don’t cry. Sì lo so, che palle, penserete. Ma la voce di Robert Smith è lacerante, il modo in cui guarda, si nasconde. Nonostante sia un mostro ti viene solo voglia di abbracciarlo e ringraziarlo e non lasciarlo andare via.

Ultimi colpi per questa sera, li sparo per M83. Quasi mi viene un infarto quando scopro che sta suonando al palco più lontano in assoluto dal punto in cui mi trovo. Mi faccio coraggio e vado. Un’esibizione potentissima, di un’intensità quasi violenta, portata avanti con una costanza che ho visto soltanto da parte dei Sig.ri Massive Attack. Toglietegli la serietà, l’impegno politico e avete fatto il concerto degli M83. Un climax continuo, scenografia spazial-psichedelica, e bassi che fanno tremare il terreno. Una scaletta che va dall’elettro-emo al synth pop più paraculo di Midnight City, che sarà un bel pezzo ma a me sembra un potenziale b-side di Sabrina Salerno. Buonanotte.

Domani Shellac, Yo la tengo, Beach house, Justice

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