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Il pubblico di Vasco è il più eterogeneo che possiate vedere

foto-concerto-vasco-rossi-milano-17-giugno-2015
di Gianluca Maggiacomo
Foto di Mathias Marchioni

Una massa di persone variegata, che fugge da ogni stereotipo e abbraccia ogni fascia di età. Eccola qui “la combriccola del Blasco”. Un’umanità varia riunita sempre e comunque attorno alla rockstar di Zocca, uno dei pochi in Italia che, malgrado il passare degli anni, riesce ancora a creare attorno a sé un così forte senso di comunità. San Siro, Milano. I fan di Vasco Rossi, in attesa del concerto, sono una massa festante che canta sotto il pallido sole di questa metà di giugno. Albachiara, Liberi Liberi, Rewind e giù con tutto il repertorio, accennato o intonato per intero, tra una birra nel bicchiere di plastica e un panino alla salamella per smorzare la fame.

L’esercito dei più sfegatati è davanti ai cancelli molte ore prima dell’inizio del concerto. Una agguerrita minoranza (si fa per dire), disposta a qualche sacrificio per un posto in prima fila. E poi ci sono gli altri. Una maggioranza composta ma per nulla silenziosa, formata da chi ha affrontato piccoli viaggi e da chi, per Vasco, si è preso addirittura qualche giorno di ferie. Il milanese, il ligure, il sardo. Un gruppo di fan torinesi, arrivate a Milano perché «a Torino si sente meglio, ma il boato di San Siro…». Ci sono i veterani e i più giovani. Quelli che ne hanno viste tante e quelli che ancora devono riempirsi gli occhi e le orecchie. Ci sono anche i bambini al seguito dei genitori. E c’è persino una sparuta presenza di ignari neonati o giù di lì. Come Anna, 2 mesi e mezzo compiuti da poco e già pronta, si fa per dire, al suo primo concerto. «Veniamo da Salerno», dice mamma Valeria. «Appena entriamo nello stadio la metto nel marsupio con i tappi e con mio marito ci godiamo lo spettacolo». Insomma, si è tutti fan, o futuri tali.

A guardarli sul piazzale davanti a San Siro, ci si rende conto in modo plastico che il pubblico di Vasco è quanto di più eterogeneo ci possa essere. Tra chi affolla l’anti stadio per la prima tappa milanese del Live Kom 015 c’è un po’ di tutto. E non è un modo di dire. È la realtà di una star della musica italiana che ha saputo attraversare oltre 35 anni di carriera senza perdere pubblico, ma anzi ingrossando le sue fila. È un pubblico intergenerazionale, quello di Vasco. Ci sono gli anni Settanta, gli Ottanta, i Novanta e i Duemila. I giovani di una volta e quelli di adesso. Ed è anche interclassista, per usare una parola ormai passata in disuso. Storie diverse, ma accomunate dal credo nella religione laica che ha il Blasco come mentore. Sì, perché è così che lo considerano.

Guarda le foto del concerto di Vasco a San Siro

C’è il piccolo imprenditore 45enne di Lodi che «ho perso il conto dei concerti di Vasco ai quali sono stato» e c’è il 30enne impiegato napoletano che arriva ai cancelli dello stadio munito di zaino di liceale memoria con dentro panino e acqua minerale. C’è il pensionato ben vestito, con tanto di camicia e giacca e in mano un biglietto per la tribuna centrale, e il non più giovane che, ostinatamente, non sembra accettare il passare del tempo. Ci sono Renzo e Barbara, svizzeri di origini italiane, quasi 70 anni a testa, che sono arrivati da Zurigo «per vedere Expo e, ovviamente, per Vasco». A pochi metri da loro Ivan e Sara, 46 e 42 anni, venti concerti a testa: lui il primo nel 1990, lei nel 1989. E poi c’è anche un piccolo, ma consistente, esercito di chi è alla sua prima volta. Sono la linea verde dell’esercito di Vasco. Ne fanno parte anche Federica e Beatrice. Milanesi, studentesse universitarie di 20 anni appena, roba che quando sono nate già si cantava Albachiara da una vita. Eppure ci sono anche loro, con la fascetta con scritto “Vasco” piantata sulla fronte e lo smartphone che non smette di scattare fotografie. «Finalmente i nostri genitori ci hanno dato il permesso».

Tipe e tipi da Vasco, ammesso che questo oggi significhi qualcosa e che abbia (ancora) i suoi punti di riferimento estetici ed esteriori. Certo, circolano ancora i cappellini color verde militare, quelli che per anni hanno identificato i fan della rockstar. Ma sono molto più diffusi i famigerati bastoni per i selfie. Ciò che sopravvive e fa da piatto forte allo show colorato del pre-concerto sono le magliette indossate. Tanti hanno quelle più celebrative del tour attuale o di quello dell’anno passato. Altri quelle con le frasi famose come «Voglio una vita spericolata», oppure «Sparatemi ancora» e altre ancora. Ma il vero colpo al cuore del fan sono le t-shirt un po’ ingiallite o sgualcite dal tempo datate 1990 o 1988. Cimeli indossati dai più con orgoglio. Segno del tempo che è passato e di una appartenenza a una comunità datata e duratura.

Modi diversi di essere e apparire fan di Vasco che si mescolano tra loro a ritmo di rock e sulle note di successi recenti e, soprattutto, passati. Sul prato di San Siro si vedono le giacche a quadri un po’ d’annata ballare accanto a succinte magliette giovanili, mocassini mischiati a sandali, scarpe comode e sneakers colorate. A suo modo uno spettacolo anche questo. Che fa da cornice all’attesa. Un antipasto che prepara all’abbuffata. Che, puntuale, arriva alle 20.47. Vasco sale sul gigante palco. Giubbotto rosso, maglietta nera e occhiali alla moda. Parte la musica. Si comincia. Apre con Sono innocente ma…. La massa di San Siro cede lo scettro. E il Blasco se lo prende in un attimo.

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