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Fate del vostro peggio: le 5 reunion che non avremmo mai voluto vedere

In occasione della reunion (quella vera, con i membri originali) dei Litfiba in concerto a Milano ieri e oggi, e prossimamente in tutta Italia, ecco la nostra personale classifica di chi, invece, poteva tranquillamente risparmiarsi (e risparmiarci) di tornare sul palco.

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Dovessimo pensare a qualcosa che abbia caratterizzato la musica rock degli ultimi 15 anni, niente sarebbe più indicativo del fenomeno delle reunion, un giochino – molto spesso estremamente redditizio, ecco spiegata in breve la ragione – a cui pochissime band sono riuscite o hanno voluto sottrarsi. In qualche caso siamo stati estremamente fortunati, vengono in mente Led Zeppelin, Pixies, Madness, Litfiba per restare in Italia, mentre in altri le cose sono andato un pochino peggio. Insomma, una volta tanto ci concentriamo sui cinque peggiori invece che sui gruppi che hanno fatto nuovamente sognare i fan dopo anni di sconforto.

The Doors
Come nel caso dei Queen, esaminato poco sotto, qui siamo oltre la soglia della follia. Anche solo poter pensare di sostituire un personaggio “larger than life” come Jim Morrison, il poeta del rock, il re Serpente, quello di cui tutti avevano i testi scritti sullo zaino Invicta alle medie, la rockstar per eccellenza… beh, insomma, pensare di mettere chiunque al suo posto sopra a un palco e chiamare il tutto The Doors è da pazzi. I risultati, nonostante l’impegno degli altri tre componenti (ora però Densmore si è levato dal carrozzone), sono discretamente sacrileghi e l’immagine del pur bravo Ian Astbury dei Cult che s’immagina reincarnazione di Morrison è di quelle che vorremmo non aver mai visto. Sorvoliamo sul tour del 2012, passato anche dall’Italia, in cui Ray Manzarek e Robbie Krieger hanno coinvolto il frontman della tribute band dei Doors come cantante. Ascoltatevi i dischi che è molto meglio…

Queen
Follia, atto secondo, e cambiando i nomi si potrebbe utilizzare l’articolo sui Doors che avete appena letto. Con tutto l’affetto per i tre membri storici rimasti – tutti musicisti di gran peso nell’economia globale dei Queen -, è davvero impensabile di poter sostituire, in qualsiasi maniera, un istrione geniale come Freddie Mercury, voce, immagine e leader della band. Al contrario dei Doors, almeno si risparmiano la pessima idea di trovare un imitatore di bassa lega e coinvolgono Paul Rodgers, possente voce dei Free (un gran cantante, tra l’altro), con cui però non vanno più in là di un bel compitino. Ce n’era davvero bisogno? E se sì, perché chiamarsi Queen e non con un altro nome? Qualcuno ha parlato di soldi?

INXS
Non ne avete ancora abbastanza? Bene, perché con gli australiani Inxs tocchiamo punte davvero incredibili, cercando di seguire dei ragionamenti che possono essere dettati solamente da una cronica mancanza di denaro (oltre che di amor proprio). Perso per strada il povero Michael Hutchence, suicida (pare), vera anima della band, oltre che sex symbol anni Ottanta, i rimanenti membri della band decidono di ritornare sulle scene e lo fanno con un colpo di genio: un bel provino per cercare il miglior cantante possibile? Macchè, basta arruolare tale J.D. Fortune, vincitore di un reality show nazionale, e il gioco è fatto. Il povero Michael, dall’aldilà, scuote la testa con rassegnazione.

Jacksons
Il delirio finale! Dopo aver subito anni di ostracismo da parte dell’unico fratello di talento, ovvero il geniale Michael, i quattro Jackson rimanenti – siamo certi che non vi ricordate neppure i nomi e quindi ve li diciamo noi: Tito, Jermaine, Marlon e Jackie – hanno finalmente potuto rispolverare il vecchio repertorio e imbarcarsi in una serie di tour all’insegna della nostalgia più spinta. La volete sapere una cosa? Gli ex ragazzi prodigio avevano pure avuto una brillante pensata, cioè di utilizzare un ologramma di Wacko Jacko per implementare lo show, ma pare abbiano avuto un rigurgito di buon senso e si siano limitati a cantare in quattro i vecchi pezzi. L’ologramma, però, ci porta alla frontiera più estrema delle reunion ovvero…

2Pac
Qui siamo oltre e, con grande paura, ci attendiamo da un momento all’altro, reunion intere di band ologrammate. In pratica si andrà a un concerto per vedere uno spettacolo di fantascienza in cui degli abili programmatori faranno interagire delle rockstar morte con il pubblico. Per ora c’è stato Tupac Shakur a duettare con Snoop Dogg durante l’esibizione di Dr. Dre al Coachella, nel 2012, ma perché non immaginarsi John Lennon, Jimi Hendrix e Janis Joplin di nuovo sopra a un palco, tutti insieme appassionatamente? Oppure, Jim Morrison e Freddie Mercury, in modo da tornare all’inizio di questo articolo, in un loop infinito…

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