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Robbie Williams con il tour swing a Torino: come lui nessuno

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Il tour swing di Robbie Williams passa da Torino il 1 maggio. E’ difficile trovare un’altra star capace di reinventarsi con la stessa velocità e abilità dell’inglese. (tratto da Onstage Magazine, numero di aprile 2013).

A neanche 10 mesi dal concertone di San Siro dello scorso luglio, unica tappa italiana di quel Take The Crown Tour con cui si è ripreso gli stadi europei (e non solo), Robbie Williams torna dal vivo in Italia con una tournée calibrata sul suo ultimo album, Swing Both Ways. Difficile trovare un’altra star capace di reinventarsi con la stessa velocità e abilità dell’inglese. Perché lui ci riesce e gli altri no? Semplice: ha una personalità assolutamente fuori dal comune.

Nell’attuale panorama musicale, ricchissimo di star belle e studiate a tavolino fin nei minimi dettagli oppure di angelici ragazzi e ragazze della porta accanto, è piuttosto ovvio che a far rumore – e che rumore – siano personaggi estremi e istrionici come Lady Gaga. Oppure, un evergreen, tocca ammetterlo, dei simpatici cazzoni come Liam Gallagher e Robbie Williams e, se li nominiamo nella stessa frase, un motivo ci deve pur essere. È di qualche tempo fa, infatti, il botta e risposta a mezzo stampa tra il fratello più rissoso dei due ex-Oasis, ora cantante coi suoi Beady Eye, e il re del pop britannico (da non confondersi con il brit pop, per carità!). Dopo l’esibizione di Robbie come calciatore nel sacro stadio del suo Manchester City, Liam l’ha simpaticamente definito un “fat fucking idiot” – a voi il piacere della traduzione. In cambio, l’ex-Take That ha, di fatto, demolito i Beady Eye, etichettandoli come una band incapace persino di scrivere un buon ritornello.

E dire che, tanti anni fa, i due erano persino amici, almeno fino a quando Noel, invidioso, pare abbia contribuito a inasprire i toni, mettendo fine alla frequentazione tra Robbie e Liam: a colpi di vendite e primi posti nelle charts, Williams ha battuto per tre Knewborth sold-out a due gli Oasis, arrivando addirittura a offrire ai mancuniani un posto come gruppo di supporto per la serata, in segno di (giocoso?) scherno.

UN ALTRO NUMERO UNO
Non fatevi distrarre troppo dalle buone maniere da boy band, insomma, perché il “ballerino grasso”, ora in forma come non mai peraltro, ha la lingua lunga e una carriera alle spalle che gli permette di competere quasi con chiunque. E se la gara in stile “territorial pissing” con gli Oasis fa sorridere quanto basta e regala la solita pubblicità, la recente dichiarazione su Mel B («a ripensarci, l’unica Spice Girl che mi sarei portato a letto. Con le altre è stato uno sbaglio») ce lo ripropone come guascone sopra le righe e latin lover, nonostante la recente paternità e una moglie adorata – amica della Scary Spice, a scanso di equivoci. Una serie di dichiarazioni tra il serio e il faceto che rischiano di far passare in secondo piano il fatto che il cantante sia appena ritornato in vetta alle classifiche di gradimento grazie al secondo capitolo discografico dedicato alla musica swing, intitolato Swings Both Ways e ricco di ospiti. Un album a cui toccava anche il difficile compito di riportare Robbie nell’Olimpo delle star dopo qualche caduta di tono (a livelli di singoli, gli album hanno sempre toccato la vetta) e qualche passo falso, vedi il tentativo malriuscito di sfondare nel mondo del cinema. Come aveva precedentemente dichiarato in un’intervista con Spotify: «Voglio fare un disco che spacchi tutto e che venda tantissimo. Nessuno lo ammette ormai, fanno tutti finta che il successo sia un optional, mentre invece è uno dei motivi principali per cui si pubblicano gli album. Chi ti dice che non è vero è un fottuto bugiardo, io ho il coraggio di ammettere che quello che mi serve è un altro numero uno in classifica». Detto, fatto. Swings Both Ways che, guarda caso, vede il riformarsi della magica coppia Robbie Williams/Guy Chambers per quanto riguarda i brani inediti – non succedeva da Escapology del 2002 – è schizzato immediatamente al primo posto nel Regno Unito e non solo, finendo per essere il suo miglior disco da tempo immemore e dando l’impressione dell’ennesima rinascita del cantante di Stoke-On-Trent. «Ogni tanto m’immagino come debba essere ritirarsi, mandare tutto a farsi fottere e poi magari ritornare dieci anni dopo con un disco fantastico. Sarebbe eccezionale, ma non credo succederà, in fondo mi piace essere famoso, credo sia anche una questione d’identità e di soddisfazione del proprio ego».

AL CENTRO DI TUTTO
Ego è una parolina magica per Robbie e fa anche parte del titolo di un greatest hits, The Ego Has Landed appunto, con cui ha tentato invano di conquistare un mercato che sembrava fatto apposta per il suo pop testosteronico e romantico al tempo stesso, ma che invece si è rivelato immune al virus del cantante inglese. Neppure l’indubbia forza d’urto di hit come Let Me Entertain You, Angels, She’s The One e No Regrets è riuscita a garantirgli un piazzamento privilegiato nelle classifiche d’Oltreoceano e non è andata tanto meglio neppure con la quella che avrebbe potuto rivelarsi come la mossa più ruffiana del secolo. Robbie nei panni di Frank Sinatra e Nicole Kidman in quelli della figlia Nancy non hanno riscosso alcun successo con la cover di Somethin’ Stupid, un pezzo che ha fatto impazzire l’altro mezzo mondo discografico ma non gli States, dove ancora oggi è visto soltanto come un “un bravo imitatore”.

L’ego, inoltre, gioca anche una parte fondamentale nell’approccio live di Robbie, come può testimoniare chi ha avuto modo di assistere a un suo concerto, per esempio al maestoso tour dello scorso anno passato anche in Italia. Proprio una gigantesca scenografia tridimensionale con la sua faccia – che si apriva e scomponeva in mille modi e ricalcata dall’immagine di copertina dell’album Take The Crown – era l’attrazione principale del palco e, come sempre, posizionava Williams al centro di tutto. Un po’ come il primo disco dedicato allo swing (Swing When You’re Winning, una divertente autocitazione), che vedeva il cantante esultare, presumibilmente dopo un gol, con altri “se stesso” della propria squadra.

Oltre al suo talento, a rendere più appetitoso Swings Both Ways ci pensano, tra gli altri, due ottimi professionisti come Michael Bublé e Rufus Wainwright. «Michael è un fenomeno, ha una voce molto attuale, ma sembra un cantante nato cent’anni fa. Funziona con qualunque canzone, è bello, ha i tempi giusti anche come personaggio sul palco, ha una personalità strabordante. Mi piace molto». E se state cominciando a interrogarvi sulla presunta eterosessualità del macho Robbie – è lo stesso Wainwright, nel duetto che dà il titolo all’album, ad affermare «Face it Robbie, you’re a little gay» -, non fatevene un grosso cruccio perché all’ex stella dei Take That piace scherzare e fare il gigione, come si evince da un’intervista rilasciata al quotidiano australiano Daily Telegraph: «Ci sono decine di omosessuali che pretendono di essere etero e così, per pareggiare un po’ le cifre, io ho deciso di fare il contrario e fingermi gay. È facile per noi inglesi, abbiamo la tendenza a essere un po’ stravaganti». A stoppare qualunque illazione, infine, è arrivato anche il suo matrimonio con Ayda Field, da cui ha appena avuto una bimba, Theodora Rose.

TENDENZA ALL’ECCESSO
Il primo singolo estratto dal disco, Go Gentle, dedicato proprio alla figlia, è anche il momento esatto in cui la chimica tra Robbie e Guy Chambers è tornata quella di una volta. Parlando di questo team creativo, l’artista ha ricordato in un’intervista a Music Week come sia rinata l’intesa: «A ripensarci mi viene da ridere. Eravamo a Los Angeles in studio, con Guy al piano e io di fianco a lui. Dopo i primi venti minuti di nulla, lui se ne esce con una melodia che non mi piace, poi subito un’altra poco interessante. Proprio nel momento in cui cominciavo a disperare e a pensare che fosse un tragico errore riprovarci con lui, ecco il colpo di genio e Go Gentle che si materializza dal nulla. Ecco, la magia con Guy funziona in questo modo ed è inspiegabile».

Mica male per un «fat fucking idiot», per tornare alla simpaticissima definizione del re dei complimenti Liam Gallagher. Gli insulti, si sa, per essere efficaci devono colpire i punti deboli dell’avversario e, in questo caso, è innegabile che Robbie abbia avvertito il colpo sotto alla cintura come mai prima. Nella stessa intervista di cui sopra, difatti, risponde in maniera piuttosto onesta quando gli viene chiesto se mantenersi costantemente in forma sia un problema per lui. E se uno dei pezzi migliori di Swings Both Ways s’intitola No One Likes A Fat Pop Star, un motivo deve pur esserci. «È probabile che io sia dimagrito o ingrassato di qualche etto anche durante questa chiacchierata, sono fatto così, non posso cambiare. Sono una persona che ha una spiccata tendenza all’eccesso: non posso usare cocaina, non posso bere alcolici, non posso scommettere né fare sesso occasionale. Il cibo è diventata l’unica opzione possibile per scongiurare il divorzio, evitare di rovinare la mia carriera musicale e finire in qualche centro per la disintossicazione. Sono un buon atleta ma, al tempo stesso, la pigrizia e l’appetito mi uccidono…».

Prima che sia troppo tardi e la pancia prenda il sopravvento, mettetevi in fila per rendere omaggio al temporaneo re dello swing in forma smagliante. Come dice Robbie stesso: «Se sarà un successo, magari ritornerò con un terzo disco dedicato a quel sound, altrimenti proverò a rovinare anche la musica country».

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