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Rock In Idro 2014, l’anno zero per i festival in Italia

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Se il 2013 è stato l’anno nero per i grandi festival in italia, questo potrebbe essere quello della rinascita. Anche e soprattutto per merito di Rock In Idro, che (con un cast di alto livello) si trasferisce a Bologna per guardare all’Europa.

È il festival di punta della stagione open door italiana. Escludendo le rassegne, Rock In Idro 2014 è l’evento da non mancare per chi sente la mancanza dei mega raduni musicali. Per la sesta edizione, l’organizzatore Hub Music Factory ha deciso di puntare su Bologna e investire nuovamente su un format (il festival appunto) che in Italia non è mai decollato. «Fondamentalmente siamo dei pazzi». Alex Fabbro e Titti Seregni spiegano così il motivo per il quale hanno deciso di mettere in piedi una quattro giorni (dal 30 maggio al 2 giugno) all’insegna della musica a 360 gradi: «Sarà il pubblico a dirci se ha ancora senso provarci. Ci auguriamo ovviamente che il responso sia positivo, da parte nostra l’impegno è massimo per cercare di fare un evento del genere in Italia. Pensiamo sia fondamentale che questo Paese abbia un festival nel vero senso della parola. Non una rassegna, non una serie di concerti spalmata in più settimane, ma un appuntamento che abbia un contorno e un’atmosfera ben definite, oltre che degli show dal vivo con artisti di altissimo livello. Siamo un popolo esterofilo, ciò che avviene lontano è fantastico a prescindere, anche se i gruppi sono gli stessi che vengono qui. E’ ora di dimostrare che anche in Italia queste cose possono funzionare».

Il trasferimento all’Arena Joe Strummer (ex Arena Parco Nord) di Bologna è finalizzato a qualcosa di più di un semplice tentativo: «Il progetto che vogliamo realizzare nel giro di tre anni è di rendere Rock In Idro un evento di riferimento, al livello dei grandi festival europei. Ci siamo spostati da Milano per diversi motivi, uno in particolare: Bologna aveva perso la sua centralità per quanto riguarda gli happening musicali, e ci sembrava un’opportunità per identificare un luogo con una manifestazione che ha intenzione di durare nel tempo».
La line-up è un meltin pot di elettronica, punk, ska, hard & heavy e alternative rock: «Abbiamo consapevolmente deciso di creare giornate totalmente diverse tra loro, cercando di portare come headliner quattro tra i massimi rappresentanti di determinati filoni musicali». La scommessa è l’EDM Day del 30 maggio, un tentativo di Hub di aprirsi al genere: «Fatboy Slim ci sembrava quello più in target con il resto della line-up». Tra le chicche ci sono i Pogues (31 maggio, con Ska-P e Gogol Bordello) e i Manic Street Preachers (2 giugno, headliner i Queens Of The Stone Age), mentre il colpo che non si aspettava nessuno, fondamentalmente perché in Europa gireranno a braccetto coi Metallica in un altro festival itinerante, sono gli Iron Maiden (1 giugno): «Portano sempre riscontri importanti in termini di pubblico, lo sforzo economico è stato indiscutibile ma da come stanno andando le prevendite siamo contentissimi di averli presi».

Aspettative? «L’obiettivo realistico è di totalizzare tra le 40 e le 50mila presenze nei quattro giorni. L’ 1 giugno sarà certamente la giornata con maggiore affluenza, siamo fiduciosi anche sulle altre ma preferiamo evitare di sparare cifre esagerate, considerando anche il periodo di crisi economica che stiamo attraversando». E dove alloggerà tutta questa gente? «Purtroppo, e lo diciamo con vero rammarico, non siamo riusciti a raggiungere un accordo con il Camping della Città di Bologna, il proprietario non ne ha voluto sapere. Per le prossime edizioni cercheremo di stipulare convenzioni convenienti per il pubblico. Tuttavia non siamo a Milano, i prezzi degli alberghi qui sono mediamente più bassi, non per niente diversi hotel sono già esauriti».

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