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21 buoni motivi per seguire Sanremo

Stasera comincia Sanremo 2013. Sembrano esserci molti motivi per seguire la 63esima edizione del Festival. Vediamo quali, dalla A di Almamegretta alla Z di zucchero.  

Sanremo 2013

Anche quest’anno non la scampiamo. La nuova edizione del Festival della Canzone Italiana di Sanremo (la 63esima) arriva puntuale come le tasse. Tuttavia quello a cui assisteremo nelle cinque serate di febbraio, dal 12 al 16, si annuncia come insolito e affascinante persino per chi – come il sottoscritto – ha sempre digerito a fatica la cosiddetta kermesse. Sono molti i motivi per cui questo Sanremo merita di essere seguito. Qui ce ne sono 21, uno per ogni lettera del nostro alfabeto.

A come ALMAMEGRETTA
Se c’è una cosa insopportabile di Sanremo, è la cannibalizzazione del concetto di “canzone italiana”. Nella nostra tradizione non c’è una sola cultura musicale, ce ne sono 10, 100, 1000. Viva il sound contaminato degli Almamegretta, viva la diversità artistica.

B come BERLUSCONI
Ci ha provato, Silvio, a metterci la pezza. Come sopportare un evento che togliesse spazio alla sua (onni)presenza in televisione? Ma le elezioni sono slittate di una settimana e non c’erano più scuse per rimandare. La butto lì: e se facesse una capatina anche a Sanremo?

C come CANZONI
Cinquanta (50!) solo quelle in gara, contando le due in competizione per artista nella categoria big, quelle dei giovani e le cover. Più gli ospiti. Con questa abbondanza di canzoni, Sanremo 2013 va dritto nella direzione della musica piuttosto che dello show Tv. Poco?

D come DANIEL
Secondo Fazio, è importante avere a Sanremo «la musica d’arte» perché la musica popolare affonda le radici nella classica. Un omaggio a Verdi all’avvio e poi l’Ariston ospiterà due illustri Daniel: Barenboim e Harding, tra i più grandi direttori d’orchestra del mondo. Wow.

E come ELIO E LE STORIE TESE
Era il 1996 quando persino l’imbalsamata prima fila dell’Ariston sorrideva ascoltando La Terra dei cachi. Anche se gli Elii dal Festival hanno tratto giovamento in termini di popolarità, la loro presenza è sempre stata dissacrante. Voglio Elio travestito da Morgan!

F come FABIO FAZIO
La storia dice che ha ottenuto lo share più alto di tutti gli altri presentatori. Fazio catalizza l’attenzione di un pubblico diverso da quello dei Morandi, dei Baudo, delle Carrà. E se non è già questo un merito, mettiamoci tutte le scelte coraggiose di quest’anno, a partire da Pagani.

G come GIULIANO
Che vi piacciano o no i Negramaro, Giuliano Sangiorgi è un grande autore. A Sanremo non ci sarà fisicamente, ma spiritualmente. Ha scritto musica e parole dei due brani di Malyka Ayane ed è un gran bene: questa edizione non doveva fare a meno di uno dei nostri migliori talenti.

H come HEGARTY
Se Sanremo e la RAI accettano un musicista transgender come ospite, forse è il segnale che qualche tabù comincia a cadere anche in questo Paese. Ma al di là della sua presenza simbolica, Antony Hegarty è soprattutto un grande artista e come tale lo attendiamo.

I come INTERPRETAZIONI
Venerdì 15, i big presenteranno brani in gara nelle passate edizioni di Sanremo. Tra le altre, rivivranno canzoni come Piazza Grande di Lucio Dalla (Silvestri), Il ragazzo della via Gluck di Adriano Celentano (Almamegretta) e Almeno tu nell’universo di Mia Martini (Chiara Galiazzo).

L come LUCIANA LITTIZZETTO
Dopo aver “salutato” l’ennesima candidatura di Berlusconi, la Littizzetto è diventata un’eroina nazionale per una buona parte di italiani. Conoscendola, a pochi giorni dalle elezioni, non si lascerà sfuggire l’occasione per sparare su chi se lo merita. A destra e manca.

M come MARTA SUI TUBI
Se questa edizione di Sanremo è particolarmente interessante, lo dobbiamo anche e soprattutto al gruppo siciliano. Chi li conosce è curioso di vederli sul palco più insolito su cui potessero capitare, chi non li conosce si accorgerà che c’è vita oltre il formato canzone.

N come NARDINOCCHI
Andrea Nardinocchi è una “speranza” di questo paese. Interpreta la nostra tradizione cantautorale suonando strane diavolerie digitali come i producer anglosassoni: Tiziano Ferro più James Blake. M’incuriosisce l’arrangiamento orchestrale (inevitabile) del suo pezzo.

O come OXA
«Sembra il concerto del 1° maggio». Disgustata dalla sua esclusione, Anna non si è resa conto di aver fatto a Sanremo un gran complimento. La sua assenza ci ricorda che L’Italia ha bisogno di rinnovamento, di facce nuove. E se l’esempio parte dal Festival, può succedere di tutto.

P come PAGANI
Anche se tanti non conoscono il suo nome o non sono al corrente del suo ruolo come direttore artistico, la presenza di Mauro Pagani è una totale garanzia di qualità: è uno dei Grandi della nostra musica, e non solo per il suo (celebrato) lavoro con De Andrè. Dirigerà l’orchestra.

Q come QUALITA’
È la parola chiave di Sanremo 2013. Fazio e Pagani hanno deciso di puntare sulla qualità, fregandosene di compiacere l’establishment sanremese e un certo pubblico. Doppia vittoria, perché se i numeri daranno loro ragione, non ci sarà più alcun motivo per tornare indietro.

R come RAI
Per una volta, una mamma premurosa piuttosto che un’insegnante saccente e faziosa che ci prende di mira con le sue stupidaggini. Chiamando Fazio, la Rai ha fatto insieme un affare (soluzione interna) e una scelta giusta: l’edizione 2013 potrebbe unire qualità e quantità.

S come SPENDING REVIEW
Si mettano il cuore in pace i maschietti: i tagli al budget non consentono a Fazio di avere al suo fianco le stangone d’ordinanza. A meno che Bar Rafaeli non ci stupisca (magari) o la Littizzetto impazzisca (anche no), più che sulle farfalline tatuate dovremo concentrarci sulle canzoni.

T come TWITTER
Da due anni, sul sempre più popolare social network si svolge un evento parallelo. Addetti ai lavori, giornalisti e persone comuni commentano quello che vedono in Tv: migliaia di tweet con l’hashtag #sanremo2013 (o simili) invadono l’etere. Risate garantite. Fatevi un account!

V come VITTORIA
Non dimentichiamoci che è una gara. La competizione non c’entra nulla con la musica, ma Sanremo è l’eccezione che conferma la regola. Un po’ di pepe dà vigore alla pietanza. La formula di quest’anno poi – ogni artista partecipa con due canzoni – stimola la suspance.

Z come ZUCCHERO
Fornaciari non c’entra. È un fatto di sapore. Dopo le tante polemiche del passato (ricordiamoci di Celentano nel 2012) mi aspetto, e non sono il solo, un Festival intenso ma tranquillo, rilassato, con le gote rosse. Poco bitter e molto sweet, nonostante la Oxa e le elezioni.

U come ULTIMA
La U viene prima della V e della Z, lo so. Ma mi piaceva l’idea di chiudere questo elenco con la parola ultima (bella paraculata eh?). Comunque, se anche questo Sanremo si rivelasse noioso come TUTTE le passate edizioni che ho seguito… be’ giuro che sarebbe la mia ultima volta. E quindi lo seguirò anche solo per questo motivo.

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