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6 cose che non sapete sui Grammy

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La cerimonia dei Grammy Awards 2016 si terrà lunedì 15 febbraio allo Staples Center di Los Angeles. Grandi ospiti si esibiranno tra una premiazione e l’altra e ogni fan potrà gioire o lamentarsi per i risultati ottenuti dal suo artista preferito. Ma come funziona quello che è il secondo evento del mondo dello spettacolo più importante dopo la notte degli Oscar (che si terrà dopo solo due settimane, sempre a Los Angeles, il 28 febbraio)? A poche ore dalla serata clou del music business (non solo) americano, scopriamo i  sei aneddoti da sapere sui Grammy che pochi conoscono.

L’ultimo giorno per votare ai Grammy rende ricchi i fattorini
I giurati hanno settimane intere per poter spedire il proprio voto alla Recording Academy (organizzatrice dei premi) e le buste con i voti non possono essere inviate tramite la normale posta. Molti giurati si riducono all’ultimo per mandare le proprie scelte e così il giorno della scadenza per le votazioni la sede della Recording Academy è assalita da fattorini FedEx e anche privati che portano le buste dei giurati.

Non è la Recording Academy a decidere chi vince i Grammy
Solo poche persone che lavorano alla Recording Academy hanno diritto di voto, ma non sono loro a decidere chi vincerà (e nemmeno chi sarà nominato). Esistono criteri che rendono dei potenziali giurati, tra gli altri essere accreditato su almeno sei canzoni pubblicate o almeno 12 brani usciti su piattaforme digitali. Insomma, i Grammy sono premi decisi da persone che lavorano effettivamente negli studi di registrazione e creano la musica.

I vincitori non accontentano tutti, ma la maggioranza sì
La Recording Academy sa bene che le nomination, e ancor più i premi, sono soggetti a critiche anche pesanti per esclusioni e sconfitti eccellenti o vincitori inaspettati. La consapevolezza è però che le critiche fanno più rumore degli applausi: per come sono costruiti i premi e le loro votazioni, a vincere sono quasi sempre artisti che vanno incontro ai gusti della maggior parte degli addetti ai lavori, ma anche di chi più in generale ama la musica. Spesso capita inoltre che le critiche più “rumorose” arrivino da persone che potrebbero essere in giuria, ma non richiedono di farne parte. O, peggio, da giurati che non votano.

Quasi tutti votano per quasi tutto
Il metodo di votazione dei Grammy prevede che ogni giurato possa votare anche per categorie molto diverse tra loro. Questo fa sì che, per esempio, un produttore di hip-hop abbia diritto di scegliere quale sia la migliore canzone country o il miglior album strumentale jazz. Solo le quattro categorie generali sono però aperte ai voti di tutti i giurati (Best new artist, Album of the year, Record of the year e Song of the year), mentre poi ciascuno ha il diritto di votare in altre 20 categorie a sua scelta.

Esistono giurati non votanti
Nella giuria non tutti hanno diritto di voto. Ci sono cantautori, artisti, produttori, musicologi e giornalisti (per un totale di circa 300 persone) che fanno parte di un comitato che ha il compito di controllare che le procedure siano corrette (20mila voti che arrivano in pochi giorni non sono pochi da gestire).

I voti sono segreti
La Recording Academy non sa chi a votato per chi (o cosa), non avendo accesso ai singoli voti. Ad occuparsi di tutto è infatti l’azienda di revisioni Deloitte, che ha l’obbligo di non rivelare quanti giurati abbiano votato e nemmeno cosa.

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