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Sigur Rós A Perfect Day Festival 2012 Verona

Dopo quattro anni di assenza il gruppo guidato da Jonsi torna in Italia per presentare il suo ultimo lavoro, nel quale i Sigur Ros sono tornati alle atmosfere rarefatte degli esordi. La breve separazione sembra aver giovato alla band: forse troppa solarità gli aveva fatto male.

Il 2 settembre, dalle parti di Verona, sarà davvero un giorno perfetto. A quattro anni dall’ultimo live in Italia, sale sul palco dell’A Perfect Day Festival la band islandese, che porta finalmente nel nostro Paese l’ultimo album, Valtari (“rullo compressore”), uscito a maggio dopo l’antipasto del live Inni dell’autunno 2011. Una tappa che fa parte di un lungo tour partito il 29 luglio da Philadelphia e che terrà il gruppo on the road per quasi quattro mesi, concludendosi il 25 novembre dall’altro capo del mondo, a Kuala Lumpur, in Malesia. Un giro ampio e variegato, che vedrà Jonsi e compagni esibirsi tanto in templi del rock come il Paradiso Theatre di Amsterdam, quanto in grandi festival all’aperto come il Lollapalooza. E non mancheranno ovviamente le location ricche di fascino e storia che tanto si addicono alla loro musica eterea ed evocativa. È il caso della data italiana: se l’ultima volta erano stati il fiorentino giardino di Boboli, la cavea dell’Auditorium romano e la napoleonica Arena di Milano, questa volta a far loro da cornice sarà il Castello Scaligero di Villafranca.
In questi quattro anni sono cambiate molte cose nel mondo Sigur Ros. A partire dal gennaio 2010 quando, nonostante già si vociferasse di un nuovo album in dirittura d’arrivo, il gruppo annunciò un periodo di pausa dai contorni indefiniti. Giusto il tempo di onorare gli impegni già programmati, come l’esibizione al Coachella, e poi ecco il rompete le righe. Una pausa salutare perché la band era giunta a un punto di saturazione. Come affermato dal cantante e fondatore Jonsi in alcune interviste, dopo tanti anni passati senza mai uscire dal loop tour-album-tour, tutti i membri erano stanchi tanto fisicamente quanto mentalmente, senza considerare che alcuni di loro si trovavano in momenti particolari della propria vita dove il privato richiedeva un surplus di attenzione rispetto all’attività artistica.

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