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Come i social network hanno rivoluzionato il mondo della musica, secondo sei addetti ai lavori

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di Redazione
Foto di Roberto Panucci - Interviste di Alvise Losi

La musica si suona oggi come si suonava 50 anni fa. Possono essere cambiati gli strumenti, migliorate le tecnologie, limati i dettagli, ma di fatto ci sono sempre degli artisti che si esibiscono sul palco e della musica che esce dalle casse. Una cosa invece c’è oggi che mancava anche solo pochi anni fa: Internet e i social network. E se un tempo il proprio idolo sembrava quasi inarrivabile, oggi si ha l’impressione di averlo sempre più vicino grazie a Facebook, Twitter o Instagram. E di certo qualcuno ha imparato a usare i social in maniera molto abile, così da allargare la propria fanbase. Abbiamo chiesto a sei addetti ai lavori se i social hanno cambiato il mondo della musica e come.

Walter Mameli – manager e produttore di Cesare Cremonini
«Per quanto riguarda Cesare, la nostra è stata una scelta e una scommessa: i social network sono quello che una volta erano i siti dei fan club. Ora Twitter, Facebook e Instagram sono diversi modi per seguire un progetto artistico. Noi abbiamo cercato di evitare di essere venditori di pentole: facciamo una scelta dando come presupposto che la maturità del pubblico cui ci rivolgiamo sia da favorire e coltivare. Quindi i post che Cesare scrive su Facebook spengono molto l’approccio classico della persona “famosa” perché quel tipo di comunicazione poi impone una risposta di un certo tipo. Se il padrone di casa stabilisce le regole di comportamento, è probabile che chi entra accetti quelle regole. È evidente che non ci riuscirai del tutto, perché l’aspetto dell’essere famoso comunque resta. Se uno scrive “oggi ho fame”, per esempio, a me sembra noioso. Se il mio artista preferito pretende di dire “ho fame” e considerarla una cosa geniale, allora dopo un po’ passa la voglia di seguirlo. L’uso mirato “da killer” che qualcuno sta facendo in questi anni, e parlo anche delle case discografiche, a me non piace e non lo condivido. Ma siccome il pubblico non è un’entità unica, evidentemente ci sarà una parte di pubblico che accetterà quel tipo di comunicazione. Ma potreste mai pensare, che so, per Paolo Conte un approccio del genere?».

Mimmo D’Alessandro – fondatore di D’Alessandro e Galli
«Sicuramente alcuni artisti hanno imparato a usarli e anche non meritando chissà quale riscontro si ritrovano concerti pienissimi, ma io sono abituato alla vecchia maniera. Certamente i social network hanno cambiato il mondo, anche in meglio».

Roberto De Luca – presidente di Live Nation Italia
«Sicuramente i social network hanno agevolato la comunicazione tra artisti e fan, soprattutto per rendere il pubblico più partecipe. Certamente la viralità può aver aiutato alcuni artisti ad allargare la propria base di fan, ma allo stesso tempo ha dato la possibilità ad artisti magari nell’ombra di farsi conoscere. Io rimango del parere che più si dà meno si ottiene. Sicuramente c’è un’efficacia promozionale, ma bisogna stare attenti al messaggio che si vuole passare».

Claudio Trotta – fondatore di Barley Arts
«Se l’Italia una volta era un Paese con 55 milioni di commissari tecnici, ora invece tutti sanno cantare o fare i promoter. Dipende naturalmente da come li usi. Puoi fare di tutto. Interagire e parlare col tuo pubblico. Fare molte cose che prima non potevi fare. Poi se ci siano effettivi benefici, dico in parte sì e in parte no. Tutti oggi possono fare comunicazione, ma si perde la curiosità della notizia. Dipende da come si usano, se con creatività o sempre allo stesso modo».

Stefano Dal Vecchio – direttore di produzione, Barley Arts
«Tanti ne hanno beneficiato molto. Non solo in peggio. Penso per esempio a un gruppo come I Ministri che ha saputo sfruttare i mezzi del tempo e poi sul palco sa benissimo come comportarsi. Una volta c’erano le fanzine, oggi c’è Facebook. Poi naturalmente c’è anche chi ha monetizzato molto, pur senza meritare».

Riccardo Vitanza – fondatore ufficio stampa Parole e Dintorni
«È quasi banale sottolineare come Internet abbia rivoluzionato il mondo della comunicazione anche in ambito musicale. Nel bene e, naturalmente, nel male. Certamente i social network sono una grande risorsa, soprattutto per avere dalla parte degli artisti un rapporto diretto con i propri fan, ma è vero che l’esercizio tipico di noi Italiani è dire la propria su ogni cosa e quindi c’è il rischio di creare polemiche spesso gratuite o pretestuose. Evidentemente è meglio limitarsi al proprio, perché il rischio è che facendone un uso smodato poi ci si esponga troppo. E in quei casi rischiano di tornarti indietro, chiedo scusa per il termine, palate di merda. Ci sono artisti che ci giocano molto e intervengono su qualunque cosa, e con questo accettano il rischio di farsi tornare indietro appunto le famose palate di merda. E invece ci sono altri artisti che si limitano al loro ambito, e cioè la musica».

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