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Sònar 2012 – Barcellona – Live Blog Giorno 3

Sonar Festival 2012 – Barcellona – New Order, Fatboy Slim, The Roots, Lana Del Rey, Flying Lotus, deadmau5, Hot Chip, Squarepusher, Ritchie Hawtin, James Murphy, Die Antwoord, Nicolas Jaar, James Blake, Metronomy

Intermezzo

Gli organizzatori del Sónar conoscono i loro polli, e per fortuna il sabato di giorno c’è sempre poco da vedere… nonostante questo ho fatto in tempo a dare un’occhiata agli L.A. Vampires (bah) e agli spagnoli The Suicide of Western Culture (colonne sonore disturbate da beat ossessivi).

Esco ora, stasera il piatto è ricchissimo. La mia personale scaletta sarà questa in sequenza (se sopravvivo): The Roots, Metronomy, Die Antwoord, Hot Chip, Azari & III e dulcis in fundo, deadmou5. Si riparte.

 

Prima Parte

(questa è la cronaca della notte di ieri, scritta oggi all’ora di pranzo, per ovvi motivi)

 

Il Sònar by night è questo: un raduno di 80.000 persone amanti della musica elettronica e del ballo, il paradiso di ogni raver, dei fan della cassa spinta all’estremo. Difficile stare sotto il palco se non si ha fisico, i subwoofer fanno tremare il terreno, e non è una metafora.

 

La riprova di ciò che dico sono le foto del primo live, mosse, non perché non riuscissi a tenere ferma la mano, ma per le vibrazioni.

Quello di Amon Tobin è uno spettacolo, soprattutto per gli occhi. La sua postazione è all’interno di una complessa struttura tridimensionale a moduli cubici, sulla quale vengono proiettati dei visual che tramite una precisissima mappatura creano delle immagini che lasciano a bocca aperta. Mai visto niente di simile.

Il dubbio ora è fra Lana Del Rey e Nicolas Jaar, che suonano praticamente in contemporanea. Comincio dalla prima, è la senzazione del momento e testimoniare per me è un dovere. Tanto scommetto che sarà una fregatura e potrò abbandonarla presto e gustarmi Jaar in tranquillità.

Lana è sul palco, bianca come il suo vestitino, ad eccezione dell’enorme acconciatura rossa. Con lei un piano a coda, una chitarra e addirittura un quartetto d’archi. Davanti a lei almeno 30.000 persone, e cantano tutti, canzone dopo canzone, parola per parola. Probabilmente è uno dei suoi primi concerti dopo il botto, e si vede. Controlla l’emozione a stento, litiga col cavo del microfono, tiene il tempo contando a bassa voce. È tutto più grande di lei e tutto ciò che può fare e fare del suo meglio. Tanto poco importa, la gente è in delirio. È bravina, ma potrebbe esserci veramente chiunque al posto suo. Invece c’è lei, per merito delle belle canzoni che ha scritto, e di un marketing spietato.

La profezia si è avverata, vado da Jaar. La cosa bella degli artisti elettronici, è che sono tendenzialmente più inclini al cambiamento. Lo scorso anno avevo visto un suo set praticamente tutto suonato, da lui e la sua band, un live che ricordo come uno dei più belli in assoluto. Stavolta lo ritrovo con il suo chitarrista e il suo sassofonista, in un set molto più dilatato, che sviluppa il discorso del suo ultimo disco. Encomiabile, ma per dare un colpo al cerchio e alla botte, per restare minimal e dare alla gente ciò che vuole, il suo concerto risulta un accendi-spegni continuo di bassi, non da ballare né da ascoltare con gusto.

Ammazzo il tempo con il Dj set di James Blake. Questo giovanotto di Londra sa il fattaccio suo. Dupstep, uptempo, elettronica e bassi a manetta. Bravo. Indossa una t-shirt pregevole: il cavallino nero rampante su triangolo verde, della R&S Records.

Arriva il momento più atteso, la performance di Fatboy Slim. Sono tutti qui per lui, ci saranno almeno 50.000 persone a guardarlo. Solo contro tutti, non deve essere semplice, questa è un’ovvietà: intendo che devi essere già pazzo per non impazzire difronte una cosa del genere, o una divinità, o non so cos’altro. Lui è un po’ di tutto questo. È un’icona, l’Icona della dance music, insieme ai Chemical Brothers e ai Daft Punk. Lo sa bene e ci gioca parecchio: il suo faccione ricreato in 3d al computer campeggia su tutti i megaschermi, modificato in tutte le salse. Fomenta la gente in continuazione e la folla non può che andare in visibilio. Emozionante davvero. Dal punto di vista musicale, la sua formula è ripetitiva e abbastanza datata, ma davvero, non importa. Io c’ero. (a un certo punto, poco dopo l’inizio, si è spento l’impianto principale, per diversi minuti. Zero audio. Ho temuto il peggio, ma Norman se l’è cavata. Ripeto, devi essere veramente qualcuno.)

Prima di uscire faccio un salto da Squarepusher. Il suo concerto è iniziato poco dopo Fatboy Slim, quindi riesco a vederne soltanto l’ultima parte. Eccone un altro che cambia in continuazione. Il suo set è di sola elettronica cervellotica e malata, i visual sono molto minimali, proiezioni vettoriali monocolore che si sviluppano a tempo di musica, sul megaschermo e sul visore che gli copre la faccia, stile Daft Punk (o Robocop). Proprio quello che ci vuole alle cinque e mezza del mattino.

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