Speciale Gods Of Metal 2012

Recensione Manowar Gods Of Metal Milano 21 giugno 2012

Il Gods Of Metal 2012 ha aperto i battenti giovedì 21 giugno in una Fiera Milano Live rovente. Headliner della prima serata i Manowar di Joey DeMaio, di ritorno in Italia dopo un’assenza di dieci anni

Recensione Manowar Gods Of Metal 21 giugno 2012Il Gods Of Metal 2012 ha aperto i battenti giovedì 21 giugno in una Fiera Milano Live rovente. Headliner della prima serata i Manowar di Joey DeMaio, di ritorno in Italia dopo un’assenza di dieci anni. Pubblico purtroppo non delle grandi occasioni: cinquemila presenze scarse hanno salutato un concerto coinvolgente e travolgente che ha riportato i paladini del True Metal nei confini amici. Un’ora e mezza (escludendo le filippiche di Joey) di spettacolo (guarda qui le foto), con i soliti volumi esagerati e tantissima grezzama come da tradizione, i classici proclami di Joey, i soliti intramontabili pezzoni che hanno fatto la storia dell’heavy metal anni ottanta tra cui l’omonima opener Manowar, Hail And Kill, Black Wind Fire And Steel e Warriors Of The World (leggi la scaletta completa). Toccante il momento di raccoglimento dedicato allo scomparso Scott Columbus e al padre di DeMaio anch’egli mancato di recente. Momento più intenso senza dubbio il Nessun Dorma proposto dall’incredibile ugola di Eric Adams, che eseguito in Italia aumenta esponenzialmente la propria resa.

Prima di loro i Children Of Bodom hanno avuto l’occasione di piazzare quasi un set da band di punta (un’ora abbondante per Lahio e soci) per la gioia dei sostenitori della band Finlandese, slot di pregio ben sfruttato dai Nostri con buona risposta del pubblico, nonostante il taglio improvviso imposto alla setlist best of proposta anche a Milano, in cui i boati maggiori sono stati riservati a Needled 24/7 e alle storiche Are You Dead Yet? e Silent Night, Bodom Night.

Gli Amon Amarth hanno altrettanto infiammato (eufemismo vista la fonderia asfaltata a cielo aperto della Fiera) l’audience, nonostante una proposta non esattamente alla portata di tutti e una resa sonora troppo pastosa specialmente nel pit antistante lo stage. Quando arriva la conclusiva Guardians Of Asgaard in molti tirano un sospirone di sollievo. Chi di sollievo proprio non ne voleva portare erano i Cannibal Corpse, arrivati sul palco alle 13:40 e autori di mezz’ora clamorosa, in cui il brutal death di Fisher si è impossessato delle menti dei convenuti: Hammer Smashed Face fa ancora l’effetto di una volta, e nonostante fossero palesemente fuori contesto i Cannibali sono scesi dal palco accompagnati da un mare di applausi. A dire il vero il primo momento da ricordare di questa edizione lo hanno regalato gli Unisonic, band in cui Michael Kiske e Kai Hansen (reduce da una visita dal dentista che gli ha provocato la guancia gonfia ma che non ha certo inficiato la sua ottima prestazione alla chitarra) tornano dopo anni a condividere il palco: i brani dell’omonimo album sono gradevoli da sentire ma, non raccontiamoci palle, eravamo tutti in attesa dei pezzi degli Helloween e con la doppietta “March Of Time” / “I Want Out” il successo è stato completo. Kiske mette ancora i brividi vent’anni dopo e volocalmente è in forma stratosferica.

Gli Adrenaline Mob sono una super band fondamentalmente, l’accoppiata più famosa Portnoy/Allen (ex batteria Dream Theater e voce attuale dei Symphony X) e il duo Orlando/Moyer (chitarra e basso ex Disturbed tra l’altro) risultano un meccanismo ben oliato e che funziona, benché il coinvolgimento non sia proprio ai massimi livelli storici…anzi… I Mob però si accattivano i presenti chiudendo il set con la cover di “The Mob Rules” dei Black Sabbath era R.J. Dio alla voce, dopo aver fatto saltare a fatica la folla con “Undaunted”, il brano più ritmato del loro recente disco “Omertà”. Possiamo invece dire poco sugli HolyHell, destinatari di un’ampia area di backstage essendo sotto l’ala protettiva di Joey DeMaio, ma autori di un set a un orario improponibile in cui faticavamo a ricordarci il nostro nome (erano le 12:00 ed eravamo appena entrati, perdonateci).

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