Recensione Ozzy & Friends Gods Of Metal Milano 24 giugno 2012

Recensione Ozzy & Friends Gods Of Metal Milano 24 giugno 2012Il Gods Of Metal 2012 ha chiuso i battenti il 24 giugno. Ozzy & Friends si sono esibiti nella giornata in cui si è registrata la massima affluenza della quattro giorni: oltre 15mila fans sono convenuti alla Fiera Milano Live di Rho per salutare Osbourne e Geezer Butler, due volti dei leggendari Black Sabbath, aiutati sul palco per questo concerto da Slash, Zakk Wylde e Gus G per sopperire all’assenza del leggendario chitarrista Tony Iommi. Non avremo avuto i Sabs ma lo show di Ozzy & Friends è stato comunque divertente e coinvolgente (leggi la scaletta), specialmente durante gli inni della band che a inizio anni settanta ha giocato un ruolo chiave nella nascita e nella diffusione di un intero genere – tra questi Iron Man, War Pigs e la conclusiva Paranoid. Ozzy non era per nulla in serata vocalmente parlando. Ma considerando i problemi avuti nei giorni precedenti in giro per l’Europa – scalette tagliate e anche una data annullata – tutto sommato poteva andare molto peggio.

Il Principe delle Tenebre non si è risparmiato. Ha fatto partire lo show in anticipo, provocando la corsa dei convenuti verso il palco, si è sgolato anche oltre le “stecche” e ha innaffiato come da consuetudine tutti i presenti con idranti e secchi d’acqua. Gli perdoniamo tutto, anche il fatto di non essere in condizione per tenere un intero concerto: si è esibito comunque, abusando del suo carisma – un’icona come lui ne possiede in dosi letali -, ha ringraziato a più riprese i fans che lo aiutavano su ogni coro e ha comunque riportato sui palchi italiani Geezer Butler, altro mito dei Sabbath che furono. Un’ora e mezza di puro cuore, istinto e metal. Grazie vecchio Oz! Clicca qui per guardare le foto del concerto.

Prima di lui (non abbiamo visto I Killed The Prom Queen e Kobra And The Lotus) una serie di band dall’assoluto valore, a partire dagli August Burns Red che hanno preso il palco alle 12:30 incendiandolo con il loro metalcore senza fronzoli. Sole e poca affluenza nel pit antistante lo stage hanno reso nulla la partecipazione delle prime file – più indietro a dire la verità i fans ci davano dentro eccome. I DevilDriver hanno invece scatenato l’inferno ovunque, provocando circle pits e wall of death, rendendo il loro concerto un’autentica fucilata. Dez Fafara (ex Coal Chamber) ha guidato il pubblico attraverso alcuni dei brani più violenti della carriera del combo. Successone, nonostante la durata limitata del set. I Trivium si sono confermati in ascesa, Matt Heafy e compagni hanno imposto metalcore a venature melodiche a una folla che mano a mano aumentava e seguiva interessata la loro musica; aprire con In Waves, opener dell’ultimo disco, e con Pull Harder On The Strings Of Your Martyr, probabilmente il loro pezzo più famoso, è stata la scelta giusta per accattivarsi l’audience.

I Lamb Of God hanno inondato la folla oramai cospicua con un’ampia dose di groove e thrash metal americano moderno, condita dal brutale growl del frontman Randy Blythe. Il pubblico ha gradito parecchio, tantissimo pogo e partecipazione assoluta durante le hit Now You’ve Got Something To Die For e Redneck per un’ora abbondante di massacro collettivo. Molto convincenti. Non si può dire lo stesso per Black Label Society e Opeth: i primi, band di Zakk Wylde, non lasciano il segno con un southern hard rock troppo ripetitivo e omogeneo (unito inoltre a interminabili assoli del leader), i secondi sono sfruttati dai più per la pausa panino+birra in attesa dell’headliner della serata. Gli Opeth tuttavia hanno suonato bene, risultando però poco adatti al contesto festivaliero ancora una volta, osannati solo dai loro hardcore fans che hanno comunque applaudito Akerfeldt e compagni.