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Speciale Rihanna in Italia per il concerto di Torino e il live di Milano

È tornata con un disco nuovo, Talk That Talk e un tour mondiale che farà tappa anche in Italia. I tempi di SOS sono davvero lontani per Rihanna, diventata in breve tempo una star applaudita e imitata. Ecco la storia della sua irresistibile ascesa…

Le brave ragazze vanno in Paradiso, quelle cattive vanno dappertutto. Nell’estate del 2005, quando usciva Pon de Replay, il primo singolo di Rihanna, nessuno credeva che quella bella ragazzina caraibica acqua e sapone sarebbe potuta diventare così cattiva. E andare in così tanti tanti posti. Lei aveva appena 17 anni e la sua miscela di reggae, dancehall e pop non sembrava tanto diversa da quella di tante one hit wonder di quel periodo. Qualcuno si ricoda di Lumidee e dei suoi svenevoli “Uh Oh”? La piccola Rihanna sembrava pronta a fare quella fine: una piccola hit, un paio di video blandamente sexy, una collaborazione hip hop (quella non si nega a nessuno), magari un tour come spalla di una Gwen Stefani o di una Britney e poi sveglia. Il sogno finisce lì. Eppure Robyn Rihanna Fenty (classe 1988) ha una stoffa diversa. È solo una ragazzina ma in testa ha un modello ingombrante: Madonna. RiRi (così la chiamavano a casa e così la chiamano i suoi fan) è ossessionata dalla Ciccone: dai suoi look, dalla sua capacità di cambiare e di stupire sempre. Rihanna viene dalla periferia estrema dell’Impero (le isole Barbados) ma ha un solo grande desiderio: diventare la Madonna dell’R&B. La Madonna Nera, tanto per non scomodare un’altra icona ingombrante.

 

S.O.S.!

Il giorno della sua prima audizione (era una fortuna che il produttore e autore di Christina Aguilera Evan Rogers fosse in vacanza alle Barbados!), Rihanna tiene nascosto il suo vero idolo. Decide invece di portare un pezzo di Beyoncé, un’artista che era sulla buona strada per diventare la prima Madonna dell’R&B. Rihanna canta Emotion (una canzone dei Bee Gees che le Destiny’s Child avevano riportato al successo), insieme a due amiche, nella classica formazione della girlband R&B. Le due bambine che sono con lei scompaiono dalla storia perché Rogers vede solo il potenziale di questa sedicenne così determinata da fare spavento. L’anno dopo Rogers fa sentire un demo di quattro pezzi a Jay-Z, (superstar del rap, capo della storica etichetta Def Jam e marito di Beyoncé) che la scrittura immediatamente. La carriera della ragazza dunque parte non proprio in sordina ma neanche con un vero botto. Il primo album Music of the Sun (una raccolta tirata su in fretta e furia per contenere un paio di singoletti) non fa gridare al miracolo. Ma permette a Rihanna di prendere le misure della giungla in cui sta per entrare. La cosa che colpisce, da questo punto della storia in poi, è la velocità con cui succedono le cose. Rihanna, a meno di otto mesi dal primo album, ne tira fuori un altro, A Girl Like Me che, con il singolo SOS, sfodera a sorpresa un suono più aggressivo e dance. Il pezzo campiona Tainted Love dei Soft Cell (un classico del synth pop anni 80) e la allontana anni luce dal reggae caraibico degli esordi. SOS fa capire ai più attenti che RiRi è una macchina da guerra e che in testa non ha solo le palme e i juke box sulla spiaggia. SOS vola subito al numero uno della classifica Usa e le fa guadagnare una serie di lucrose sponsorizzazioni. Ma è solo l’inizio della guerra lampo che questa ragazzina delle Barbados dichiara al mondo del pop.

 

UNDER MY UMBRELLA

Fin dal 2006 si capisce qual è la sua strategia: mai inseguire il successo ma anticiparlo. Proprio come faceva Madonna all’inizio della sua carriera. Anticipare le aspettative del pubblico tirando fuori sempre qualcosa di diverso: credono che tu sia un’artista reggae? Tu gli dai la dance elettronica. Ti credono una popstar per teenager? Tu gli sfoderi Unfaithful, la ballatona che piace anche alla mamma. Ti prendono per una traditrice delle tue radici? Tu ripeschi il giamaicano Sean Paul per un duetto dancehall. Ti dicono ok, sei carina ma sul palco sei goffa e hai il sex appeal di un sacco di patate… E tu parti in tournée con le Pussycat Dolls. La gente che diceva che Rihanna era stata plasmata da Jay-Z a immagine e somiglianza di Beyoncé non riusciva neanche a finire la frase: RiRi era già schizzata avanti.

È nel 2007 però che Rihanna inizia a calare i suoi assi e a scoprire davvero il gioco. Umbrella è semplicemente la canzone pop degli anni 00. E quando esce l’album manifesto Good Girl Gone Bad si capisce che Rihanna non è una bomba normale. Non è un ordigno intelligente come Lady GaGa ma è una cluster bomb, una bomba a grappolo. La sua immagine diventa più aggressiva e Shut Up & Drive, Don’t Stop the Music e Hate that I Love U, con la loro raffica di riff, di ganci e di ritornelli, sono la più letale sventagliata di proiettili pop che potesse colpire il mercato. E la macchina di Rihanna inizia ad andare a pieno ritmo. Nel giugno 2008 per non lasciare il mercato scoperto esce Good Girl Gone Bad: Reloaded, repackaging dell’album con pezzi nuovi, come Take a Bow (sarà una coincidenza ma è anche il titolo di un vecchio singolo di Madonna), che diventano subito hit radiofoniche. La guerra ora è con Lady GaGa più che con Beyoncé: e ogni avamposto va occupato. È una guerra a colpi di download, di visualizzazioni su YouTube, di Like sui social network, di onnipresenza sui media. Già, i media. Rihanna è troppo famosa, troppo nell’occhio del ciclone per non aver mai avuto uno scandalo. E lo scandalo, anche troppo puntualmente, arriva. L’otto febbraio del 2008 la cantante deve apparire agli Grammy Awards ma l’esibizione viene annullata. I bene informati parlano di un brutto litigio con il fidanzato, il cantante Chris Brown. Quando su TMZ.com appaiono alcune foto (“trapelate” dalla Polizia di Los Angeles) di una Rihanna coperta di lividi, tumefatta e chiaramente vittima di abusi, la verità viene a galla.

Brown viene processato, ma le foto fanno il giro del mondo e lo scandalo è enorme. Per un paio di settimane la carriera di Rihanna è sospesa: quando si parla di lei si parla solo di violenza domestica, di privacy, del diritto che hanno o non hanno i media di mostrare determinate immagini. Ma è presto per parlare di ragazze interrotte. Anziché nascondersi dopo un’esperienza così dolorosa e umiliante, RiRi torna più determinata che mai. La nuova Rihanna, più dark, fa il suo debutto nel video di Paranoid di Kanye West per poi spalancare le ali nell’album Rated R che esce nel novembre 2009.

 

VIETATA AI MINORI

Secondo Rolling Stone, è il miglior album pop dell’anno. Sicuramente Rated R è la più riuscita e sofisticata metamorfosi di un’icona pop. Il video di Russian Roulette non ha nulla di teen o di rassicurante, ma è una claustrofobica, terrificante ballad sulla dipendenza sessuale. La brava ragazza delle isole del sole è entrata in un tunnel senza luce. Ma il suo successo è più saldo che mai: Hard, Rude Boy, Rockstar 101 e perfino l’insipida Te Amo diventano successi mondiali in sequenza. E RiRi parte per l’ennesima, lunghissima tournée, The Last Girl On Earth Tour. La cantante non si ferma nenache quando è in giro per il mondo: di sera canta per arene gremite di fan e di giorno macina collaborazioni, nuove canzoni e business. E nel 2010 Rihanna può guardarsi allo specchio e dirsi di avercela fatta: è davvero lei la Madonna nera.

Beyoncé aveva aperto la strada ma Rihanna la stessa strada l’ha spianata con uno schiacciasassi. Non legandosi a nessun genere musicale in particolare e mantenendosi furbamente in quell’hip-hop mutante che è ormai il tessuto connettivo del pop di oggi, è diventata davvero la popstar meticcia e globale che Beyoncé non è mai riuscita a essere. Subito prima di far uscire il suo album successivo, Loud, fonda anche la sua casa di produzione, la Rihanna Entertainment, con lo scopo di concentrare tutti gli affari che le girano intorno, tra musica, film, live, libri e linee di profumi. I singoli tratti dall’album vedono una Rihanna sempre molto aggressiva e sexy ma più giocosa: il video di S&M è quasi una parodia di Bad Romance di Lady GaGa e anche l’iperrealista e tutto sommato violento video di Man Down, dopo Russian Roulette, sembra una passeggiata. Neanche il tempo di finire la tournée e Rihanna è ancora on the road: stavolta con il Loud Tour. Come al solito iper-lavoro: oltre che per gli show, l’artista trova il tempo di cantare nel disco dei Coldplay (Princess of China) e di infrangere, finalmente, un record importante. Nel settembre del 2011, con il successo del singolo We Found Love nelle classifiche americane, RiRi diventa l’artista solista più rapida della storia ad accaparrarsi 20 singoli da Top 10. Di chi era il primato precedente? Ovviamente di Madonna. L’ultimo disco in studio, Talk That Talk, la trova più in forma e più trasfosmista che mai. I puristi dell’indie rock sono inorriditi quando hanno sentito Drunk on Love che, di fatto, trasforma in un pezzo pop un intermezzo strumentale della band post-tutto, The XX. In realtà è l’ennesima prova del trasformismo onnivoro di un’artista che dà l’impressione di aver solo cominciato a fare sul serio. Il 12 dicembre a Milano dovrete essere preparati: parafrasando il titolo che si era conferito il grande James Brown, vedrete la hardest working woman in showbusiness. E quando la vedrete sul palco pensate solo a una cosa: nel lasso di tempo in cui Lady GaGa sceglie cosa mettersi per uscire, questa ragazza ha già piazzato tre singoli nelle classifiche.

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