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The Killers A Perfect Day Festival 2012 Verona

Dopo il successo dell’indie rock’n’roll di Hot Fuss e Sam’s Town prima e del pop di Day&Age poi, Brandon Flowers e compagni tornano con il quarto disco, Battle Born. Un lavoro atteso tanto dai fan quanto dagli stessi Killers (che hanno deciso di proporre qualche brano inedito dal vivo), pronti a riprendersi la scena dopo una lunga pausa.

È il 2 maggio 1962 quando Ian “Stu” Stewart risponde a un annuncio pubblicato sul Jazz News, un giornale di Soho (Londra) nel quale si invita ad una audizione per un nuovo gruppo R&B al Bricklayer’s Arms pub. Chi aveva scritto quell’annuncio era Brian Jones e quelli, poi, diventarono i Rolling Stones, la “più grande rock’n’roll band del pianeta”. Sessant’anni dopo, oltre oceano, Dave Keuning prende carta e penna e scrive al periodico Las Vegas Weekly. «Cercasi musicisti per nuova band. Influenze: Oasis, Smashing Pumpkins, Bowie, Radiohead». Il primo a rispondere è un certo Brandon Flowers, e quelli, poi, saranno i Killers. In mezzo, un video dei New Order, Crystal, diretto da Johan Renck, in cui una band fittizia suona come il gruppo fondato dai membri dei Joy Division di Ian Curtis. Bene, quel gruppo immaginario si chiama The Killers e finisce per ispirare i ragazzi di Las Vegas molto più degli Smashing Pumpkins e degli Oasis.
Nell’album di debutto dei Killers (quelli veri), molte sono le influenze e i rimandi alla new wave inglese, con i Cure in prima fila. Ma in Hot Fuss c’è molto di più. In molti hanno pensato anche a Morrissey e agli Smiths. Invece, in quel disco e nei singoli che ha poi sfornato (Mr. Brightside e la super hit Somebody Told Me per citarne due) c’è una proposta musicale che spazia tra le tendenze del nuovo millennio. Sarà che Brandon Flower veniva da una band synth-pop, i Blush Respon. Sarà che il 2004 era un anno di transizione, si usciva dai Novanta, ci si interrogava sulla musica degli anni Zero e si faceva sempre più ampia la forbice tra  “indie” e “mainstream”. Certo è che un pezzo come Mr. Brightside, in quel momento, ha mischiato tutte le carte. E soprattutto, è suonato da una band al primo album. L’elettronica post new wave viene invitata al tavolo del rock, alla pari. «Glamorous Indie Rock’N’Roll/ Is what I want/ It’s in my soul, it’s what I need/ Indie rock’n’roll, it’s time». Una mossa vincente. Tre milioni di copie vendute solo negli Stati Uniti. In Inghilterra hanno un successo così clamoroso che in molti parlano dei Killers come della “miglior band inglese proveniente dall’America”, visto che il primo contratto della loro storia Brandon Flowers e compagni lo hanno firmato con un’etichetta indipendente inglese, la Lizard King. Un concetto molto forte. Una sorta di British Invasion al contrario.

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