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The Smiths, 10 cose da sapere sull’album di debutto di Morrissey & Co.

The Smiths 10 cose da sapere debutto

The Smiths, il disco omonimo della band inglese guidata da Morrissey, compie gli anni il 20 febbraio. È uscito poco più di trent’anni fa ed è stato uno degli ultimi momenti in cui si è davvero avuta la sensazione che il mondo della musica stesse per essere rivoluzionato con forza e intelligenza. Erano dei predestinati gli Smiths e, infatti, tre decenni dopo, sono ancora culturalmente attuali e rilevanti. Ecco dieci curiosità (ma anche ottimi motivi) per fare vostro un debutto epocale, sempre che non faccia già parte della vostra collezione. E non stiamo parlando di mp3 scaricati dalla Rete… Ecco dieci cose da sapere sull’importante debutto.

1. LA COPERTINA
Una volta, quando ancora i dischi si comperavano, molto spesso in vinile, il primo impatto serio era quello con la copertina. Misteriosa come quella del primo album omonimo degli Smiths, per esempio, che raffigurava un giovane Joe Dalessandro, star della Factory warholiana e attore in parecchi suoi film. Quello da cui è tratto questo fermo immagine si chiama Flesh, prodotto da Warhol nel 1968 ma diretto dal suo regista di fiducia, il cui nome è Paul… Morrissey. Bella coincidenza, no?

2. GLI OMICIDI DEI MOORS
Il caso degli omicidi dei Moors – le colline che si trovano fuori Manchester – è uno dei più efferati della storia recente britannica e i protagonisti, i serial killer Ian Brady e Myra Hindley, sono un argomento quasi tabù. I due, alla metà degli anni Sessanta, rapirono, uccisero e seppellirono, proprio sui Moors, cinque giovani vittime, prima di venire catturati dalla polizia. Suffer Little Children, pezzo di chiusura del disco, è un sentito omaggio di Morrissey alle vittime di quei crimini, ma scatenò all’epoca sentimenti contrastanti, prima che il cantante spiegasse senza mezzi termini la sua posizione a riguardo…

3. IL PRODUTTORE
The Smiths, oltre che dei quattro musicisti, è anche merito del produttore John Porter, produttore di tutti i pezzi a parte il singolo Hand In Glove, opera della band stessa. La prima scelta, però, fu quella di coinvolgere l’ex chitarrista dei Teardrop Explodes, Troy Tate, ma le session non furono giudicate soddisfacenti e quindi abbandonate.

4. HAND IN GLOVE
Proprio questo brano, singolo di successo per Moz e compagni, fu in seguito reinterpretato dalla band stessa con Sandie Shaw alla voce. La cantante scalza, come veniva definita per la sua abitudine a esibirsi senza scarpe in televisione, era uno degli idoli giovanili di Morrissey. Il pezzo, oltre che come singolo, lo trovate sull’album Hello Angel.

5. CLASSIFICA
Oltre a essere diventato un grande successo nel corso di questi trent’anni, il debutto dei quattro di Manchester scalò immediatamente le classifiche finendo per posizionarsi al numero 2, ma senza mai arrivare sul gradino più alto, appannaggio dei Thompson Twins! La Rough Trade, etichetta indipendente che ha pubblicato tutti i dischi della band, ha spesso ricordato come il mancato numero uno fosse da addebitare alla lentezza con cui furono stampate le audiocassette, con conseguente preclusione di un’ampia (all’epoca) fetta di mercato.

6. «NON È UN GRAN DISCO»
Con queste parole Morrissey provò a lamentarsi durante un colloquio con il boss della Rough Trade Geoff Travis, ma fu un tentativo vano. L’album uscì senza ulteriori ritardi dopo essere costato la bellezza di 6000 sterline…

7. JOHNNY MARR
Neppure l’altra metà compositiva del quartetto, Johnny Marr, pare essere così soddisfatta del lavoro svolto su questo album. Recentemente ha dichiarato: «Un disco d’esordio dovrebbe essere l’istantanea perfetta del suono di un gruppo e il nostro non lo fu. Mi piace, sia ben chiaro, ma non suonava come gli Smiths. Volevamo essere una band moderna e impressionare i nostri amici: almeno quello ci riuscì bene…».

8. MUSICISTI
A parte i quattro membri del gruppo, ci sono due musicisti ospiti nelle tracce di questo disco. Alle tastiere Paul Carrack, poi membro di Mike & The Mechanics e alla voce Annalisa Jablonska – all’epoca accreditata come fidanzata di Morrissey – su Suffer Little Children e Pretty Girls Makes Graves. Proprio questo pezzo ha ispirato l’omonima band americana dark punk.

9. WHAT DIFFERENCE DOES IT MAKE?
L’unico vero singolo estratto dall’album fu What Difference Does It Make? e arrivò al numero 12 delle classifiche inglesi. Morrissey ha spesso dichiarato di ritenerlo uno dei peggiori pezzi del gruppo, in virtù di un testo, parole sue, «abbastanza imbarazzante».

10. THE SMITHS
Sebbene spesso si usi esordire con un album omonimo, gli Smiths restarono indecisi fino all’ultimo e pronti a usare The Hand That Rocks The Cradle come titolo per il disco. Resterà, invece, quello del pezzo che chiude la prima facciata.

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