Speciali

Tutto quello che non sapete su Biagio Antonacci (e invece dovreste sapere)

Biagio Antonacci

Il cantautore milanese sarà protagonista a maggio di due eventi speciali, al San Nicola di Bari e a San Siro. Concerti pensati come grandi celebrazioni, visto che Biagio Antonacci ha raggiunto i 50 anni e i 25 di carriera. E siccome il tempo corre via veloce, non vorremmo che vi fossero sfuggiti alcuni fatti su Antonacci che meritano invece di essere conosciuti.

Ci sono momenti che racchiudono tutta la loro magia nei numeri. Biagio Antonacci ha festeggiato da poco un traguardo significativo come i 50 anni, che coincidono anche con i suoi 25 anni di carriera. Le candeline sulla torta le ha spente ormai da un pezzo, lo scorso novembre, ma ha trovato modo di festeggiare comunque a suo modo in questo 2014. Un nuovo album, L’amore comporta, che gli ha fatto subito conquistare l’ottavo numero uno nella classifica delle vendite. E poi due eventi live straordinari, il 24 e il 31 maggio, in due luoghi per lui significativi. Il primo all’Arena Vittoria di Bari (città natale di suo padre) con ospiti Alessandra Amoroso e Giuliano Sangiorgi, e il secondo allo stadio Meazza di Milano (città natale della madre) affiancato da Laura Pausini ed Eros Ramazzotti. In attesa di questi eventi, ecco una lista di fatti che rafforzeranno il vostro amore per Biagio, in caso siate già fan, o che ve lo faranno stare più simpatico.

DAJE DE GOMITO
La musica è sempre stato il sogno di Biagio ma gli inizi non sono stati per niente facili. Con un diploma da geometra alle spalle, si è diviso tra studio di registrazione e cantiere ben più a lungo di quanto il suo successo potrebbe lasciare intendere. Ha debuttato a Sanremo nel 1988 ma la sua canzone all’Ariston ha fatto più o meno la stessa strada del successivo album: brevissima. E così vai di cantiere. Anche dopo il lavoro seguente, Adagio Biagio, il richiamo di squadra e matita si è fatto sentire. Solo dal 1992 in avanti, con l’affermazione di Liberatemi, l’unica preoccupazione di Antonacci, una volta sveglio alla mattina, è diventata quella di scrivere una canzone.

MASCHIO STUPIDO
C’è un filo rosso che attraversa le canzoni e la vita di Biagio: la passione per l’universo femminile. Nella sua musica mette storie di amori, indimenticabili figure femminili e tanta sensualità, al punto che lui stesso dice «ho sempre voglia di fare l’amore e quindi le mie canzoni trasmettono questa cosa». Per ora allergico al matrimonio, dopo aver avuto al fianco per nove anni Marianna Morandi (figlia di Gianni), dalla quale ha avuto due figli, si è legato a Paola, di quindici anni più giovane di lui e che da dieci è la sua compagna. «Non bisogna aver vergogna di dire “amo le donne”» ha affermato una volta. Infatti lui non se ne vergogna affatto, a costo di alimentare ogni tanto qualche voce (?) sul suo essere un po’ farfallone. D’altronde lo ha detto chiaramente: da “maschio stupido” pensa che una “donna superiore” lo debba perdonare anche quando fa una scemenza. Che tipo di scemenza? Tradire, per esempio.

BOMBER DI RAZZA
Una passione vera, viscerale, di quelle vissute a più livelli. In primis come tifoso: è un grande interista da sempre, addirittura da prima di nascere, visto che ama raccontare di essere andato per la prima volta allo stadio nella pancia della madre. Ma a Biagio non piace solo guardare. Per anni è stato titolare della Nazionale Cantanti come attaccante: 101 presenze e 29 gol. E nel 2003 ha debuttato, alla soglia dei 40 anni, in una partita di serie D, con la maglia della Cavese. Una prestazione memorabile per lui, meno per i tifosi della squadra che comunque festeggiavano la promozione in C2. «Ero emozionato – ha commentato lui – spero che mi abbiano perdonato».

FISICO BESTIALE
Calcio a parte, Biagio non è sempre stato un cultore della forma fisica. Per la serie non è mai troppo tardi, ha però iniziato ad allenarsi quotidianamente alla soglia dei quarant’anni. Un allenamento leggero ma costante. Soprattutto esercizio aerobico e a corpo libero, con una mezzoretta di corsa e un po’ di boxe per tonificare la muscolatura. Lui sostiene che scaricare l’energia fisica aiuta anche a liberare la testa e pensare (e comporre) meglio. Questa è una componente di sicuro importante, ma anche avere il classico “fisicaccio” male non fa. Per avere conferma cercare la copertina di Vanity Fair del 2010 in cui posava senza veli.

I FILM PORNO
Nonostante faccia il cantante che, come dice lui, è “sempre meglio che lavorare”, il tempo libero per Antonacci resta un momento fondamentale. Sostiene che sia bello usarlo anche senza aver niente da fare, al punto da arrivare a sentire un pizzico di noia. Perché questa aiuta a crescere: nella noia trovi l’idea, ti spinge a uscire dal guscio. Detto questo gli hobby per lui non mancano. Quando non piove si concede volentieri una bella corsa in moto, ama dipingere e, ovviamente, giocare a calcio. Poi il tempo libero lo si può passare anche in maniera un po’ più spregiudicata. Tipo guardando un film porno. «Il sano film porno non passa mai di moda» ha confermato ridendo. Però, mi raccomando, «quelli all’ultimo grido».

BROTHERS
Nell’ambiente musicale ne ha uno solo vero: Eros Ramazzotti. Coetanei ed entrambi con un’estrazione popolare, hanno condiviso gli inizi di carriera e, anche se Eros ha spiccato il volo verso il grande successo ben prima di lui, il rapporto non si è mai dissolto o logorato. A cementarlo anche tanti anni di spogliatoio condiviso per la Nazionale Cantanti. Per il resto molte conoscenze e collaborazioni. Negli ultimi anni si è fatto molto stretto il rapporto con Laura Pausini: dopo aver composto canzoni per lei, in più di una occasione l’uno ha fatto da ospite all’altra in concerti e viceversa.

CASA E BOTTEGA
Il cantautore milanese è molto legato alla famiglia, al punto da renderla partecipe della sua attività artistica. Il fratello Graziano è il suo manager («almeno se scappa con i soldi è uno di famiglia»), mentre mamma Ornella è il primo e più affidabile dei critici. È lei la prima persona a cui fa ascoltare le nuove canzoni e il suo verdetto è fondamentale. Se arriva un estasiato “che bravo che sei Biagio, questa diventerà un successo” (detto rigorosamente in milanese), si può andare tranquilli. Se invece mamma lo condisce via con un semplice “sì… è bella”, si può star sicuri che quella canzone di strada non ne farà molta.

RAGAZZO DI PERIFERIA
Nato a Milano, Antonacci è cresciuto in realtà a Rozzano, periferia sud della metropoli lombarda. E la vita della “suburbia”, come la definisce lui, gli è rimasta attaccata. Abitudini semplici, come quella di trovarsi al baretto con gli amici a scambiare opinioni. Anche per questo si è subito trovato in sintonia con i Club Dogo, conosciuti grazie al figlio che fa hip hop, e con i quali ha cantato Ubbidirò nel 2010. E quando si è trasferito anni fa a Bologna, che periferia non è ma ha una realtà più raccolta, si è trovato perfettamente a suo agio e lì ha messo radici. «Quando vado a Milano e lascio la dimensione della città-paese» ha spiegato lui «un po’ sento la mancanza della protezione di quelle mura».

IL SUDORE
Con i suoi fan Biagio ha un rapporto viscerale, quasi fisico. I suoi concerti non hanno mai grossi effetti speciali, ma una cosa non può mancare: la passerella. Quella lingua di palco che si insinua tra il pubblico facendolo sentire avvolto da esso. «Mi piace avere la gente davanti e dietro di me, tutta intorno insomma. E guardare i volti il più vicino possibile per cogliere le loro emozioni. Voglio sentire il loro calore e il loro sudore». Per questo per lui non è stato un problema nemmeno improvvisare qualche mese fa un concerto in piazza Mercanti a Milano, un vero flash mob sommerso dai fan.

DA SANREMO A SAN SIRO
Con il Festival di Sanremo il rapporto di Antonacci è stato fugace e dolce-amaro. Dopo la prima apparizione nel 1988, vi è tornato con Non so a chi chiedere nel 1994, il brano che gli ha permesso di affermarsi definitivamente. Dopodiché ha lasciato la gara agli altri e tutt’al più lo ha visto dalla poltrona. Ben diverso il rapporto con San Siro. Se lo stadio milanese è ormai diventato la seconda casa di Vasco Rossi e Ligabue, per Antonacci è quanto meno la depandance. Tifo calcistico a parte, è lì che ha visto il primo concerto della sua vita, quello mitico di Bob Marley nel 1980, ed è lì che nel 2007 è stato protagonista per quella che, a conti fatti, resta l’unica esibizione di un artista di Milano al Meazza. Fino ad ora. Perché quest’anno è l’ora del bis.

Commenti

Commenti

Condivisioni