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Live Kom 013: la seconda rinascita di Vasco

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Non è la prima volta che Vasco deve fare i conti con un brutto periodo, ma mai come negli ultimi due anni i suoi fan hanno temuto per lui. Il Live Kom 013 è l’occasione per riprendere le cose da dove si erano lasciate nel 2011 e dimostrare che si è definitivamente ripreso.

«No Vasco, no Vasco, io non ci casco».  Quante incomprensioni da parte dei fan del Komandante in quel lontano 1989. Con un giovanissimo Lorenzo Cherubini, ai tempi ancora solo Jovanotti, attaccato da ogni dove. Anche se quella canzone era solo un omaggio al mito di una generazione. Il Blasco, appunto. Perché partire da qui per raccontare gli ultimi due anni di Vasco Rossi? Perché ci sono almeno un paio di coincidenze. La prima è che proprio Jovanotti esordisce con un tour negli stadi solo due giorni prima dell’attesissimo ritorno di Vasco in quella che è la sua dimensione. E poi ci sono le parole di quel pezzo spensierato.

Quella hit finiva con parole profetiche per le mille vite del rocker di Zocca. «Che mica ci facciamo tradire dai guai…». Certo, nel 1989, Vasco era già finito in carcere e già era il personaggio maledetto che conosciamo. I guai, in un certo senso, erano già passati. Gli stadi si riempivano e i suoi dischi continuavano a vendere. Qualche fan della prima ora e qualche critico non gli perdonava la svolta di inizio anni Novanta, ma la sua evoluzione musicale e cantautorale non si è fermata. Perché il Blasco non si è mai fermato, fino a quando qualcun altro ha pensato di metterlo al tappeto. È capitato due volte in quasi quarant’anni di carriera. Nel 1984, recluso in carcere, si fermò meno di un mese. Duro, con cinque giorni in isolamento, poche visite e solo una da parte di quel mondo che non lo voleva accettare. Fabrizio De André e Dori Ghezzi, che lo abbracciano in una storica fotografia. Vasco uscì e ne uscì, più forte di prima.

E poi c’è il 2011. Quello stop al Live Kom Tour che non si capì subito quanto sarebbe durato. E nemmeno perché. Voci che si rincorrevano. Questa volta il nemico era invisibile. E lo ha messo al tappeto per molto più tempo. Quasi due anni per rivedere il Komandante sul palco con l’imminente Live Kom 013. Un’eternità per i suoi standard. Ma intanto non ha smesso di farsi sentire. Il Blasco ha deciso di comunicare nell’unico modo rimastogli. Diretto, senza filtri o censure. E ha creato una nuova tendenza, quella dei «klippini» sulla sua pagina Facebook. La via per parlare con i fan. Nel frattempo anche il matrimonio con la storica compagna Laura Schmidt. Ma, per il resto, non sono state tutte rose e fiori.

Quel Facebook che per lui «è stato un compagno di viaggio» nei momenti di difficoltà, ha però registrato anche critiche e contrasti. Come quello, esattamente un anno fa, con il suo storico chitarrista Maurizio Solieri, licenziato dopo un’intervista al Corriere della Sera nella quale parlava di un Blasco che non stava bene. La risposta, via social network naturalmente, non si era fatta attendere. «Ma vai a farti fottere anche te insieme a tutti gli altri. Io incazzato lo sono stato sempre! Col mondo, con me e anche con te! E non sono mai stato bene. Io sto male! Mi meraviglio che non tu l’abbia mai capito». Boom.

Vasco sta male? Perché? Per cosa? Quante speculazioni. Dovute, va detto, anche alla poca chiarezza dello stesso Blasco e del suo entourage. Perché lui per primo non ha detto da subito cosa stesse accadendo. Voci che si rincorrevano, dichiarazioni oscure. Le «dimissioni da rockstar». Più che lecito, ma trattandosi del più importante cantante rock italiano, questo atteggiamento ha alimentato congetture di ogni tipo. Con una sola verità. «Un batterio killer» ha provato a ucciderlo. Una confessione che è arrivata solo a pochi giorni dal ritorno negli stadi con il Live Kom 013. Che non è un nuovo tour, ma «la conclusione del tour interrotto due anni fa per cause di forza maggiore».

Ora però il Blasco è tornato e ha messo a tacere anche i dubbi su suoi ipotetici pensieri suicidi, che lui stesso aveva almeno in parte insinuato quando nell’agosto 2011 aveva detto di assumere «da tempo un cocktail di antidepressivi, psicofarmaci ansiolitici, vitamine e altro, studiato da una equipe di medici, che mi mantiene in questo equilibrio accettabile. Se sono vivo lo devo a loro e a questa valanga di chimica che assumo». E anche pochi giorni fa, in un’intervista a Repubblica, diceva: «ho pensato anche al suicidio». E invece no, nuova smentita. Sempre via Facebook, naturalmente. «È stato un periodo molto difficile. Di confusione, paura, angoscia e grande sofferenza. In certi momenti avrei voluto morire. Ma non ho MAI pensato al suicidio. Altrimenti lo avrei fatto e non sarei qua!». Vasco non si è fatto tradire dai guai. E manca poco perché lo possa gridare a tutti dal palco.

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