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Come sono le canzoni del nuovo album di Vasco, Sono innocente

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Sono innocente, nuovo album di Vasco Rossi, esce il 4 novembre. Queste le sensazioni che abbiamo avuto dopo il primo ascolto delle canzoni contenute nell’attesissimo disco del rocker. Foto di Gianluca Simoni

Abbiamo ascoltato al Medimex Sono innocente, il nuovo disco di Vasco, poco prima che il diretto diretto interessato esponesse di persona i pensieri sull’album e sul prossimo tour. Alcuni brani erano già noti al pubblico dei fan (Come vorrei, Dannate nuvole, Cambia-menti, L’uomo più semplice e la tanto attesa Marta piange ancora), mentre tanta era la curiosità per gli inediti.

La produzione dell’album, curata dallo stesso Vasco e da Guido Elmi, è moderna ed esplosiva, capace di far risaltare arrangiamenti e ricami strumentali acustici. Ruolo determinante per Vince Pastano, chitarrista capace di portare anche nel sound in studio di Vasco quella svolta hard rock già sentita nei live del 2014.

Molti i musicisti coinvolti nelle registrazioni. Oltre a Pastano, che ha suonato chitarre e basso nella maggior parte delle canzoni, tra i nomi da citare Stef Burns per gli assoli di chitarra, Claudio “Gallo” Golinelli al basso, Nicola Venieri a tastiere e programmazione e Clara Moroni ai cori. Glen Sobel, Matt Laug, Paolo Valli, Ivano Zanotti e Vinnie Colaiuta si sono invece alternati alla batteria. Tra i collaboratori di Vasco, da citare gli storici Tullio Ferro e Gaetano Curreri.

Le canzoni Guai e Quante volte sono state prodotte da Vasco e Celso Valli, mentre L’ape regina e Marta piange ancora da Vasco e Saverio “SAGE” Principini. Sono innocente non è un lavoro immediato, tuttavia alcuni passaggi rimangono impressi da subito. Abbiamo provato a sintetizzare le sensazioni provate durante la prima vera listening session del disco.

1. Sono innocente ma… – 3:42 (Vasco Rossi, Roberto Casini, Andrea Righi)
Si inizia con un riff anni Novanta, un mid tempo sostenuto e incalzante ci porta dentro al nuovo album di Vasco con ritmiche e incedere non estranee alle atmosfere del Black Album dei Metallica del 1991 (leggi “svolta hard rock”). Attenzione al testo, tutt’altro che tenero.

2. Duro incontro – 3:39 (Vasco Rossi)
Si rimane in territorio hard rock, le ritmiche sono sostenute e grazie alla presenza di elettronica e tastiere il pezzo regala sussulti nel ritornello. Ma non avremo iniziato troppo forte dottor Rossi? «L’importante è che non se ne accorga… la gente».

3. Come vorrei – 4:15 (Vasco Rossi, Tullio Ferro)
Conosciamo già questa ballata, singolo di lancio dell’album. In cuffia si apprezzano particolarmente arrangiamento e la stratificazione strumentale che precede il ritornello.

4. Guai – 4:17 (Vasco Rossi, Gaetano Curreri, Saverio Grandi)
Una canzone d’amore piuttosto sofferta che vede il contributo di Curreri alla scrittura. Mattia Tedesco e Giorgio Secco si affiancano alla chitarra per sonorità acustiche e intime. Accostare questo brano a Come Vorrei sembra una scelta voluta per ammorbidire il ritmo incalzante del disco.

5. Lo vedi – 3:41 (Vasco Rossi, Simone Sello, Saverio Principini ‐ Vasco Rossi)
L’intro farà sospirare più di un fan del groove della band di Zakk Wylde (noto a molti per essere stato uno dei chitarristi più longevi dell’Ozzy Osbourne solista). Il riff che parte poco dopo è una manata in faccia, quasi da modern metal statunitense, la canzone non lascia respiro se non in un breve break melodico centrale, nel quale le terzine del doppio pedale potrebbero lasciare perplesso più di un fan del Blasco nazionale.

6. Aspettami – 4:23 (Vasco Rossi, Roberto Casini)
Una delle canzoni maggiormente pop contenute nel nuovo disco di Vasco. Ritmo lento, melodia semplice e orecchiabile, con inserti di elettronica che possono ricordare qualche sua produzione della seconda metà degli anni Novanta. Il testo è interessante.

7. Dannate nuvole – 4:08 (Vasco Rossi)
Altro pezzo già conosciuto, quando uscì convinse parecchio. Nella tracklist del disco paga essere successiva a un brano apparentemente facile come Aspettami.

8. Il blues della chitarra sola – 3:05 (Vasco Rossi)
Una canzone diversa, stralunata e totalmente imprevedibile nel suo incedere. Il blues diventa elettrico e decisamente heavy col passare dei secondi. Una sorta di divertissement perfettamente riuscito.

9. Accidenti come sei bella – 3:59 (Vasco Rossi, Roberto Casini)
Altra ballata all’insegna di elettronica e di un pop piuttosto prevedibile. La chitarra entra tardi e non riesce a donare interesse a un pezzo che ha la sorte di arrivare dopo un blues tanto forte e riuscito.

10. Quante volte – 4:03 (Vasco Rossi, Gaetano Curreri, Saverio Grandi)
La vera perla del disco. Benché possa ricordare chiaramente i giri di Vita spericolata, questa canzone è ciò che i fan della prima ora di Vasco aspettavano da anni. Il pezzo è sofferto, consapevole e amaro, una poesia decadente e contemporanea, sillabata da un uomo che ha perfettamente capito come funziona la vita. Il ritornello farà cadere gli stadi e le tastiere in stile rave stanno inaspettatamente bene in una canzone così bella.

11. Cambia-menti – 3:57 (Vasco Rossi, Simone Sello, Saverio Principini)
Conosciamo già anche questo pezzo, leggero e spensierato con piacevole crescendo nella seconda parte.

12. Rock-star – 3:40 (Vasco Rossi, Guido Elmi, Vince Pastano)
Fuori contesto questa strumentale, che sembra uscita dalla penna di Malmsteen o di un virtuoso della scena progressive/symphonic metal. Un inno con tanto di fill di batteria che farà godere gli estimatori di Stef Burns e Vince Pastano.

Bonus track

13. L’uomo più semplice (Reloaded)4:12 (Vasco Rossi, Gaetano Curreri, Andrea Fornili)
A posteriori, questo pezzo già conosciuto sarebbe stato bene al posto di uno dei tre lenti poco ispirati di prima.

14. L’ape regina (feat. Speakeasy Studio) – 3:27 (Vasco Rossi, Luca Schimdt Rossi)
Gli anni Ottanta e la produzione moderna si incontrano in una canzone folk molto interessante e diversa da tutte le altre, che porta la firma di Vasco e di suo figlio Luca. Istrionica e divertente, avrebbe potuto essere inserita nella tracklist standard.

15. Marta piange ancora (feat. Speakeasy Studio) – 3:00 (Vasco Rossi, Saverio Principini)
Un pezzo che, a quanto spiega la cartella stampa, era stato scritto da Vasco quando aveva 15 anni. Una versione abbozzata e pirata girava in Internet da tempo. È un altro gran pezzo, totalmente Eighties, con testo imprevedibile e caratteristico. Un modo superbo per finire il disco.

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