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Zucchero: l'odore dei granai

Ho incontrato Zucchero quando ha radunato la stampa per presentare il Chocabeck World Tour. Nulla di strano, se non fosse per la location piuttosto inusuale per una conferenza. In realtà, una cascina nella campagna alle porte di Milano è il più naturale dei luoghi in cui possa stare Sugar oggi. Perché la sua immersione nella realtà contadina non è solo una trovata artistica frutto di uno stato d’animo passeggero. È una vera e propria riscoperta delle proprie radici.

Osservando Milano da una cartina geografica si nota quanto poco sia esteso il territorio metropolitano verso est. Qui i tentacoli della città hanno trovato un ostacolo: Linate. Lo scalo aeroportuale, che dista pochi chilometri dal centro, ha arrestato l’avanzata della periferia favorendo piuttosto la nascita di quartieri residenziali (come l’arcinota Milano 2) e comuni medio-piccoli. Seppure numerosi, gli insediamenti umani sorti in questa parte della provincia meneghina non hanno impedito che il Parco agricolo sud – che a dispetto del nome copre un’area molto vasta intorno alla città – mantenesse il suo “dominio” sulla zona. Insomma, appena fuori Milano, a est del capoluogo lombardo, la campagna delimita il confine urbano.

Non è un caso che Zucchero abbia deciso di presentare il suo nuovo tour mondiale proprio in questa parte del territorio milanese, scegliendo una tipica trattoria a metà strada tra Segrate e Peschiera Borromeo piuttosto che un lussuoso albergo in città. I cantieri di nuovissime residenze (alla faccia della crisi immobiliare) sono a due passi, ma la cascina in cui Zucchero ha riunito la stampa evoca un passato non troppo lontano in cui da queste parti giravano solo contadini e qualche cacciatore. «Vi ho invitato qui perché dobbiamo stare bene, mangiare e bere bene – dirà una volta seduto a tavola – così come i miei fan devono ascoltare bene la mia musica. La qualità è tutto».

Jeans scuri e stivali, occhiali da sole, giacca sportiva sopra una t-shirt, Sugar saluta i proprietari della trattoria, che sembra conoscere da una vita, prima ancora dei giornalisti. Grandi sorrisi e pacche sulle spalle. «Sta attraversando un momento di grande serenità – mi confida Marina Testori, da trent’anni al fianco di Zucchero come ufficio stampa – aver recuperato le sue radici gli è servito molto. Non lo vedevo così tranquillo da tempo».

BECCO VUOTO

Facciamo un passo indietro. Il 3 novembre 2010 esce Chocabeck, undicesimo disco in studio di Mr Fornaciari (a cui vanno aggiunti i numerosi live e le raccolte). Un album che ha spiazzato molti – a partire dai discografici, che non hanno nessuna difficoltà ad ammetterlo – perché il “Re del blues” italiano ha totalmente accantonato i ritmi afroamericani in favore di un folk universale (nel senso geografico). Ma l’operazione musicale non è causa della nuova direzione artistica. È casomai effetto, perché la volontà di Sugar era concettuale.

«Questo album parla delle mie radici. Frammenti di vita ed emozioni di una tipica domenica nel villaggio dove sono cresciuto». Basta una frase, scritta nel booklet di Chocabeck, per svelare tutto il senso del nuovo progetto di Zucchero. Aprire il cassetto della memoria per tirare fuori i ricordi d’infanzia, nella campagna lunigiana, quando la quotidianità era la vita contadina, con gli stenti e le gioie mischiati insieme fino a confondersi. Già il titolo è una dichiarazione d’intenti: “chocabeck” è un’espressione dialettale reggiana che il padre del futuro Sugar rivolgeva a suo figlio quando da mangiare in casa non c’era niente (significa “becco vuoto”) e che invece il piccolo Adelmo pensava indicasse un cibo prelibato.

Zucchero ci racconta una storia che appartiene alla cultura italiana, il suo ultimo disco è un concept album sulla nostra tradizione contadina. Naturalmente per evocare quella realtà erano necessarie musiche diverse da quelle a cui ci ha abituato. Con l’aiuto di due mostri sacri della produzione come Don Was e Brendan O’Brien, l’artista emiliano ha inciso un album con i suoni del paese e le atmosfere della campagna. Non che in passato non si fosse mai confrontato con quel tipo di atmosfere – basti pensare alla meravigliosa Diamante, scritta per lui da Francesco De Gregori – ma certo mai aveva pubblicato un album folk.

PIU’ ADELMO CHE ZUCCHERO

Confrontarsi con il proprio passato è una sfida complessa, che coinvolge la nostra memoria e quanto di più intimo sia nascosto lì dentro. Non ci si può ritirare rapidamente. Per un musicista è ancora più impegnativo, perché quel percorso personale finisce dentro una canzone, in un album, che centinaia di migliaia di persone possono ascoltare (Chocabeck, tra Italia e Europa, è a quota 500.000 copie). Zucchero è così coinvolto nella sua ritrovata dimensione contadina che persino il nuovo tour mondiale sarà totalmente calato in questa realtà. «Non datemi del rincoglionito. In questo momento sono semplicemente più Adelmo che Zucchero». Sorride, seduto al centro del tavolo dove siedono quelli del suo staff e i giornalisti dei quotidiani, che lo ascoltano, come tutti del resto, affascinati dalla serenità di Sugar, che certo non è mai stato un campione in questo senso. «Per lo spettacolo che porterò in giro per il mondo m’ispiro al paese, come quando ho lavorato al disco. Voglio ricreare il suono della domenica nel villaggio, con il calore e l’amore che si respira nell’aria. Non saprei che cos’altro inventarmi perché in questo momento con la testa e lo spirito sono lì».

Il Chocabeck World Tour porterà in giro per il mondo un concerto che è la fedele trasposizione live di quanto inciso nell’album. «Sto pensando a uno spettacolo in due tempi, con due scenografie, entrambe ispirate alla vita di campagna. Mi piacerebbe suonare per intero Chocabeck, con le canzoni nella stessa sequenza del disco. Probabilmente la prima parte dello show sarà dedicata a questa operazione, dopodiché passerò ai successi. Ma per i brani del passato voglio scrivere nuovi arrangiamenti, in modo che ci sia un filo conduttore con il presente». Tra le canzoni più famose verrà rispolverata Donne, la prima grande hit di Zucchero, che tuttavia non ha praticamente mai trovato posto dal vivo («tranne che in un lontano tour nei club in cui cantavo su basi registrate») perché, confessa l’autore, «mi è sempre sembrata una canzonetta». Forse un nuovo look, più folk, potrebbe donarle quella complessità che Sugar non ha mai creduto possibile.

IL TEMPO DELLA RACCOLTA

La prima parte del Chocabeck World Tour comincerà il 9 maggio da Zurigo per concludersi a Pescara il 4 agosto. In mezzo, le quattro notti di giugno all’Arena di Verona («Il mio pubblico vuole qualità e quel posto è davvero magico per la musica, sto pensando di prolungare la libidine dei concerti con una serie di eventi a contorno»), lo stadio Olimpico di Roma a luglio e tantissime date in Europa. Le vendite dei biglietti per i concerti europei vanno a gonfie vele – al momento della conferenza stampa erano già più di 50.000 i ticket acquistati dai fan stranieri – a testimonianza dell’ormai consolidata fama di Zucchero oltre i confini dell’Italia. «I numeri sono un po’ pallosi, ma è innegabile che siano incredibili. Io sono un contadino, ho seminato tanto ma non sapevo quando avrei raccolto. Pensavo “magari non ci arriverò mai ma vorrei che capitasse”. Adesso è arrivato il momento di raccogliere».

Tour dopo tour, mettendo sempre in primo piano la qualità dello spettacolo – in quest’ottica vanno interpretate anche le prestigiose collaborazioni degli ultimi quindici anni – Sugar si è guadagnato grande credibilità nel Vecchio Continente come in altre parti del mondo. Non a caso il tour in autunno si sposterà sulla costa est degli Stati Uniti per poi approdare, nel 2012 nell’ovest degli States, in Sudamerica e forse in Australia. «Ogni volta mi preoccupo di offrire un grande show. È un miracolo se pareggio i costi ed è per questo che ho cambiato cinque manager… Non ci guadagnano mai niente!» Ride di gusto Sugar, ma non è merito del vino che accompagna questo pranzo/conferenza (l’hanno messo a dieta in vista della tournèe, niente alcool e cibo in bianco). Viene tutto da dentro, gli occhi ridono ancora prima che le smorfie del viso spalanchino il suo sorriso. «Anche questa volta non ho badato a spese. La produzione è maestosa e poi ci sono undici musicisti oltre al sottoscritto. Avete idea di quanto costi portare in giro per il mondo undici persone che cambiano saponetta ogni giorno? Quelli scialano coi soldi miei!». Quando si dice la concretezza dell’uomo di campagna.

NOVE MAIALINI

Non è facile per un contadino abbandonare la propria terra per tanto tempo. Ma se il contadino in questione ha una carriera come musicista e la sua fama è mondiale, deve allontanarsi per lunghi periodi. «Quando comincia il tour sono in crisi perché sto troppo bene a casa, poi una volta partito non voglio più finire perché sto troppo bene in tour. È per questo che ci metto tanto a decidermi e poi sto in giro almeno un anno e mezzo». Da qualche tempo ormai Zucchero pianifica tournèe lunghissime, perché moltissimi sono i paesi dove ha un seguito. Come si diceva prima, anche questa volta non sarà da meno, anzi.

All’estero tutti conoscono la nazionalità di Mr Fornaciari. Purtroppo, nelle escursioni mediatiche a cui il lavoro lo costringe, nessuno gli domanda della campagna italiana e delle tradizioni lunigiane. Le interviste finiscono sempre nello stesso punto. «Ogni volta mi chiedono cosa penso di Berlusconi. Non posso non rispondere, quindi mi limito alle frasi di circostanza. Cosa volete che dica?». Sugar nomina il premier e il piacevole clima in cui si svolge l’insolita e goliardica conferenza cambia. Brusio. Toccato il tema, è come se tutti si aspettino che Zucchero si sbilanci, lasciando intendere il suo orientamento di voto. «La verità è che non capisco questi politici, di qualunque schieramento siano. Non mi arrivano. Proprio come quando ero ragazzo e non mi arrivavano né il prete né quello della cooperativa». La preferenza di Sugar è ancora una volta per la campagna, altro che politica. «Io credo solo al contadino. Nella mia fattoria sono nati nove maialini e l’ho detto al mio vicino. Lui non me li ha fregati. Capito? Gli ho detto la verità e non mi ha fregato».

“Voglio ricreare il suono della domenica nel villaggio, con il calore e l’amore che si respira nell’aria. Non saprei che cos’altro inventarmi perché in questo momento con la testa e lo spirito sono lì”

“Ho seminato tanto per avere successo anche all’estero ma non sapevo quando avrei raccolto. Pensavo “magari non ci arriverò mai ma vorrei che capitasse”. Adesso è arrivato il momento di raccogliere

“Io credo solo al contadino. Nella mia fattoria sono nati nove maialini e l’ho detto al mio vicino. Lui non me li ha fregati. Capito? Gli ho detto la verità e non mi ha fregato».

BOX1. IN CAMMINO VERSO LA DECCA

Mentre il terzo singolo estratto da Chocabeck (Vedo Nero) fa il suo debutto nelle programmazioni radiofoniche, Zucchero prepara lo sbarco nei paesi anglosassoni. Il suo ultimo disco, che già nella sua versione italiana ha superato le 500.000 copie (di cui 300.000 vendute all’estero), uscirà prossimamente negli USA e nel Regno Unito per la storica etichetta Decca – label del gruppo Universal Music per cui hanno inciso, tra gli altri, nientemeno che i Rolling Stones. La tracklist è la stessa dell’edizione italiana, con una sola, importante differenza: sette degli undici brani saranno cantati in inglese, lingua con cui Sugar si è egregiamente confrontato più di una volta in passato. Per i testi della riedizione di Chocabeck, Zucchero ha chiesto una mano ad gruppo di amici illustri: Bono, Iggy Pop e Roland Orzabal dei Tears For Fears. Firme prestigiose che sigillano un progetto ambizioso, con cui l’artista emiliano “punta” un pubblico esigente come quello inglese e americano. D.S.

 

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