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Monaci Del Surf live @ Onstage

Monaci del surf live redazione

Abbiamo ospitato i Monaci del surf per un live acustico. La band torinese ci ha presentato tre brani, tra cui uno dell’ultimo album. (Foto di Tommaso Riva).

Pubblicato il nuovo album, i Monaci del surf non vedevano l’ora di riprendere a suonare. E così abbiamo deciso di ospitarli in redazione per sentirli dal vivo. Ci hanno proposto tre brani in versione acustica e naturalmente si trattava di cover: reinterpretare pezzi più o meno famosi è il loro mestiere. Ma a differenza di quanto spesso accade per altri gruppi, in Monaci del surf II i torinesi mascherati sono davvero riusciti a donare una nuova vita ai brani selezionati. L’incontro è stata anche l’occasione per fare una veloce chiacchierata semiseria sui loro progetti.

Ci ha colpito in particolare la versione di Senza fine di Gino Paoli, la canzone di chiusura dell’ultimo album. Come è nata? L’idea era proprio quella di andare avanti «senza fine». Per questo abbiamo deciso di suonare la canzone ininterrottamente, senza un finale delimitato, perché non bisogna mai far finire la musica: «You can’t stop the rock», si dice. Che la festa non finisca. Non a caso abbiamo voluto iniziare questo secondo album dove avevamo finito il primo. Mantenere quel tono super scanzonato con momenti di festa, anche su tracce che magari hanno un’origine opposta, come per esempio il tema di Tetris, che in realtà è di guerra.

Spesso si pensa che un album sia nuovo nella mente di un artista perché è appena uscito, ma non si considera che è frutto di un lavoro che probabilmente è iniziato anche anni prima. Cosa significa andare in giro a parlare e a suonare di un disco che in realtà risale a tempo precedente? Noi in realtà siamo abbastanza veloci. Il nostro motto è «eroici, risoluti e caritatevoli» e in particolare il secondo aggettivo è il più calzante. Quando capiamo quello che è giusto fare, vorremmo farlo subito. Ogni tanto pensiamo di dover smettere di suonare per dedicarci a costruire la macchina del tempo o del teletrasporto. Un po’ ci scoccia l’idea di non poter suonare stasera a Napoli e, per dire, domani a New York.

Le vostre maschere che origine hanno? Perché avete scelto questo tipo di immagine? Moltissimi gruppi surf suonano con maschere da lottatori. In origine tutto partirebbe dal Messico, ma in realtà le nostre assomigliano più a mascheroni di divinità thailandesi. Inoltre avendo noi dei problemi con la legge abbiamo preferito non farci riconoscere. La scelta definitiva comunque è arrivata dall’alto, un po’ come per l’Uomo Tigre con Tana delle Tigri.

Ma quindi chi è il vostro Mister X? Non lo sappiamo. Infatti non sappiamo neppure se lavoriamo per i buoni o per i cattivi.

Tornando alla musica, prossimi progetti? L’importante è essere in movimento perché si ragiona meglio. Le cose ci vengono in mente in ogni momento, anche mentre venivamo qui. Ora stiamo pensando a un medley sulle canzoni di Mary Poppins. Prima Con un poco di zucchero, poi Supercalifragilistichespiralidoso e per ultimo Cam caminì spazzacamin.

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