X Factor 2014

Alessandro Cattelan difende X Factor: «Le critiche? Solo chiacchiere»

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Parte il 18 settembre X Factor 8. Ancora una volta su Sky Uno e ancora una volta con Alessandro Cattelan alla conduzione. E proprio con Ale, uno dei punti di forza dello show, abbiamo parlato delle qualità del format, con i nuovi giudici e un livello di spettacolo sempre più alto. Ma soprattutto abbiamo messo a fuoco il centro di gravità del talent: i talenti, appunto. Tutto il resto, dice lui, sono chiacchiere. Foto di Luca Cattoretti

Oltre ai nuovi giudici, dei quali parleremo tra un attimo, qual è la novità più interessante dell’ottava edizione? C’è qualcosa che credi entusiasmerà il pubblico?
Ci saranno molte novità, soprattutto nelle selezioni che saranno più avvincenti. Non ti anticipo nulla perché, come tutti gli anni, lasceremo che il pubblico le scopra strada facendo. Ma io sono un purista, credo che l’attenzione vada spostata sui ragazzi che partecipano al programma: sono sempre loro la parte entusiasmante di X Factor e credo che anche quest’anno ci siano molti talenti in grado di far appassionare il pubblico. E poi i due giudici, naturalmente.

Cosa ti aspetti da Fedez? È alla sua prima esperienza importante in televisione.
È quello che mi ha colpito maggiormente durante le selezioni. È un ragazzo giovane e soprattutto “contemporaneo”: sa esattamente quello che funziona adesso nella musica e sta gestendo la sua carriera in prima persona, con un team scelto da lui. Ha il controllo totale del suo lavoro e quindi credo sarà un ottimo giudice: anche perché oltre a essere un rapper di successo è già un talent scout, nonostante abbia solo 25 anni. Chi sostiene che sia “troppo giovane” non sa di cosa sta parlando. Credo che le sue opinioni dovranno essere prese con grande serietà.

Anche perché non è il tipo che le manda a dire.
Ma questa, a dire la verità, è una caratteristica di tutti giudici. Basti pensare a Morgan. O Mika stesso, che venne scelto perché anche da ospite aveva dato giudizi pertinenti, prendendosi dei rischi. E sono certo che sarà così anche per Victoria.

Cosa hai pensato quando Morgan ha annunciato che non avrebbe più continuato?
Non lo so, tendo sempre a valutare i fatti quando accadono. Lo dice tutti gli anni… era una provocazione probabilmente.

Credi che i talent stiano cambiando il ruolo del presentatore televisivo? In fondo gli spazi per il conduttore sono ridotti rispetto al varietà classico.
Non credo sia il programma, ma piuttosto una mia scelta. Cerco semplicemente di essere realista e mettere a fuoco il contesto nel quale lavoro. Altri presentatori di questo genere di show si prendono più spazio, ma io credo non serva. Non è l’Alessandro Cattelan Show, è X Factor, un talent show. È fatto per i talenti che devono mostrare le proprie qualità, non per i conduttori.

Il passaggio dalla Rai a Sky ha sicuramente aumentato la spettacolarizzazione del format e migliorato la comunicazione – motivo per il quale l’attesa cresce ogni anno sempre più. Ti viene in mente qualcos’altro?
Condivido e mi ritengo fortunato a far parte di un programma prodotto dai migliori professionisti in circolazione. Lo dicevo anche l’anno scorso, tra gli scongiuri di tutti: in un programma complicato e difficile da realizzare come X Factor, non ho mai dovuto tappare un buco o rimediare a un errore di qualcuno. Funziona sempre tutto ed è una cosa rara. C’è grande attenzione per i particolari, che fanno la differenza.

Tra le critiche più frequenti che si rivolgono ai talent, ce ne sono tre in particolare. La prima: trattandosi di un format Tv, X Factor regala una grande popolarità televisiva ai partecipanti salvo poi lasciarli “soli” una volta terminato il programma. Che ne pensi?
Io credo che vada valutata la bravura dei ragazzi che cantano, chissenefrega della popolarità che raggiungono durante il programma. Quando escono da lì, se sono bravi e piacciono al pubblico avranno una carriera e altra popolarità. Ci sono tanti cantanti di X Factor che non hanno ancora trovato la propria strada e molti altri che invece ce l’hanno fatta. È solo un’opportunità in più in un Paese dove ci sono tantissimi talenti. Il resto mi sembrano chiacchiere di chi non conosce come funziona. È come nel calcio quando si dice “ah bisogna far giocare di più i giovani italiani”. Se uno è giovane, italiano e forte gioca, altrimenti no. Allo stesso modo chi canta bene e ha belle canzoni vende dischi e fa concerti, gli altri no.

La seconda critica: i giovani che vogliono fare della musica il proprio mestiere non comprendono più il significato della gavetta e vedono nei talent l’unica strada possibile verso la carriera musicale.
Lo dice chi non conosce X Factor, o i talent in generale, e non ha idea del mazzo che si fanno i ragazzi che partecipano a questi show. I concorrenti che pensano sia tutto facile non passano neanche le selezioni, chi invece arriva in fondo è perché sopporta un carico di lavoro e una pressione enormi: tre mesi stressanti che valgono 10 anni di gavetta. Diciamo che chi entra in un talent è già bravo, ma poi deve imparare un lavoro nel quale ci si impegna 12 ore al giorno anche solo per una canzone. Fare i cantanti è gioia, ma è anche fatica e i ragazzi lo imparano sulla propria pelle. Così quando escono dal programma sono pronti.

La terza critica: c’è chi sostiene che sia tutto stabilito a tavolino, perché essendo uno show Tv ci sono degli autori che scrivono il programma e dunque intervengono anche sulla gara.
Mah. Ognuno può dire ciò che vuole. Ma X Factor non è un reality. I ragazzi litigano, s’innamorano, diventano amici, ma non mostriamo nulla di ciò che accade che non sia l’aspetto lavorativo. Certo ci sono degli autori, ma servono per decidere aspetti come la scaletta musicale, non per taroccare il televoto o inventarsi storie che aumentino l’audience. Anche perché chi guarda i talent è interessato alle performance dei concorrenti. Ho ancora una volta il sospetto che queste critiche vengano da chi non ha mai visto il programma.

Suspense (la gara) e spettacolo (la musica): in fondo la formula dei talent è semplice.
Vero, però ci sono state stagioni durante le quali la gara praticamente non esisteva. Per esempio l’edizione che ha vinto Chiara, nel 2012. In quel caso non esisteva competizione, lei era nettamente più brava di tutti, la vincitrice annunciata praticamente dai casting. Come del resto l’anno di Marco Megnoni, nettamente sopra alla media. Eppure il pubblico ha guardato lo stesso il programma perché le prestazioni dei ragazzi sono di altissimo livello ed è uno show bello da vedere. Il segreto di X Factor sono le performance.

A proposito di pubblico, i programmi televisivi si valutano sempre in termini di share. Puoi fare il miglior spettacolo del mondo, ma se la gente non ti premia non conta nulla. È un aspetto sul quale ti concentri?
Lo share è importante per chi si occupa dell’azienda, non per me. E sarà così finché non intaccherà il mio lavoro. Fortunatamente non mi sono mai dovuto occupare dei numeri perché ho sempre lavorato in programmi ben accolti dal pubblico. In ogni caso, se una puntata è andata bene o male lo so già quando finisce, non devo aspettare la mattina successiva e i dati sull’audience.

Immagino che anche quest’anno ci saranno grandi ospiti. Se potessi sceglierne uno tu, chi vorresti presentare?
Ogni edizione di X Factor ha ospitato due/tre nomi oggettivamente grossi e poi artisti forti in quel momento. Sarà così anche quest’anno. Se poi venisse Paul McCartney sarei l’uomo più felice del mondo…

Ah be’, hai detto niente.
Me lo hai chiesto tu! Scherzi a parte, credo che X Factor abbia avuto il coraggio di ospitare band che nella televisione italiana non avrebbero altrimenti avuto spazio. Quando abbiamo avuto i Kasabian erano ancora un gruppo di nicchia. E l’anno scorso abbiamo ospitato gli Editors, che pur avendo un seguito rilevante in Italia non sono certo delle star. Temo che in altre situazioni sarebbero stati scartati, ma fortunatamente Sky è molto attenta a questo genere di band.

@DanieleSalomone

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