Onstage

I nuovi appassionati e il destino della Musica

Ci troviamo in un momento di passaggio molto importante per la musica, per i concerti e in generale per la fruizione del linguaggio di comunicazione delle sette note. Internet ha distrutto il vecchio modello discografico. I social network hanno impattato con la grazia di una bomba H sui modelli comportamentali e di interazione tra simili. In apparenza non c’è mai stata così tanta gente interessata ai concerti e ai nuovi trend musicali. Ma è davvero così? E soprattutto a questa crescita corrisponde realmente un nuovo pubblico che segue con passione i propri idoli?

Tutti li ascoltano, ma nessuno lo ammetterà mai
Qualche anno fa, un famoso uomo politico nonché presidente di una delle due squadre di calcio di Milano, vinceva quasi sempre ogni tornata elettorale a cui partecipava come leader del proprio schieramento. I commenti successivi di stupore dell’opinione pubblica, così come dell’amico che incontravi al bar a far colazione la mattina, piuttosto che dei colleghi dell’ufficio erano unanimi: “Ma chi cacchio li vota questi? Che vergogna”.

Con un parallelo ardito, ma neanche poi così tanto, la situazione degli ultimi tre anni della musica in Italia assomiglia parecchio a quella politica appena descritta. Ma chi cacchio li ascolta i Thegiornalisti? Ma chi compra i dischi di Sfera Ebbasta? Ma chi lo segue l’it-pop?
I primi fanno un tour nei palazzetti (questa volta realmente) sold-out. Il secondo realizza un record dopo l’altro su Spotify e riempie ogni data del suo tour nei club. L’it-pop porta in classifica e nei maggiori impianti indoor del paese Coez, Calcutta, Ultimo e via discorrendo.

Se cercate sui social network le tracce delle community che seguono questi artisti farete fatica a individuarle.
Non tanto perché chi ascolta questa musica si vergogni. Tutt’altro. Bensì frequenta a malapena il profilo Instagram dell’artista di riferimento, oppure (soprattutto chi segue rap italiano e trap) guarda ore e ore di video e dirette su YouTube. Il pubblico che segue questi nuovi artisti si disinteressa completamente dello sbraitare dei rockettari su Facebook quando Ed Sheeran viene annunciato al Firenze Rocks, piuttosto che della nostalgia degli appassionati di musica leggera italiana classicamente riconosciuta (dalla Pausini a Ramazzotti, dai Negramaro ai Modà per capirci) che si radunano digitalmente quando i propri idoli li chiamano a raccolta oppure annunciano sui social tour e nuovi dischi.

Il pubblico giovane vive su YouTube e su Instagram (ma solamente su certi account), quello generalista che fa le fortune dei Thegiornalisti probabilmente non segue in toto pagine musicali, e tanto meno si interessa di difendere i propri (temporanei?) idoli quando questi vengono massacrati sui social network appunto.
Lo dice lo stesso Tommaso Paradiso, personaggio discusso ma simbolo assoluto del revival pop contemporaneo, in questa intervista a Deejay di pochi giorni fa, esattamente dal minuto 6:25 in poi: “Meglio così, la gente viene a tifare per noi ai concerti”, conclude.

L’importante è esserci
Il concerto di J-Ax e Fedez del 1° giugno 2018 è stato il più seguito della stagione open air italiana. Un successo clamoroso con 78.497 spettatori presenti (dati Siae). Eppure sui social network nelle settimane precedenti allo show era un trionfo di insulti, accuse di profanazione del luogo sacro in cui si sono esibiti tra gli altri Bob Marley, Springsteen, Vasco e Ligabue. In pochissimi si prendevano la libertà di dire “Sì io ci andrò”. Gué Pequeno, commentando l’evento in un video di Sto Magazine, spiega bene (dal minuto 2:20 in poi) la teoria secondo cui “Nessuno ne parla ma poi ci vanno tutti”.

Oramai il concerto è un “place to be” di primo piano. I pienoni ai concerti di AC/DC, Foo Fighters e Guns N’ Roses, così come il già citato evento di Ax e Fedez piuttosto che gli show di U2 e Coldplay, dimostrano sì che parliamo di grandi raduni ma anche di ritrovi di ascoltatori occasionali e generalisti, spinti a presenziare più per una questione di “doverci” essere (per poter poi postare su Instagram foto e dirette) piuttosto che per celebrare il rito del rock o dell’esperienza concerto classicamente intesa.

La difesa del verbo e la socialità perduta
C’è ancora chi comunque non si arrende. La difesa del Rock e la continua rivendicazione di cosa lo sia davvero e cosa no è un tema che non passa mai di moda, ma che affascina sempre meno le nuove generazioni. L’attaccamento viscerale a un idolo sembra oramai fuori moda e decisamente non in target con le esigenze rapidissime e mutevoli del mercato. Intendiamoci, il pubblico che segue i talent è pronto (in base all’anno) ad appassionarsi a ogni nuova edizione della trasmissioni di turno, ma non è più quello fedele che seguiva a prescindere e per tutta la carriera un determinato artista. Non c’è di conseguenza nemmeno più la voglia di difenderlo, di lottare per qualcosa in cui si crede (questo è comunque un concetto generazionale molto ampio e applicabile in ben altri campi). In questo modo viene anche a mancare la possibilità di aggregazione e condivisione che si crea(va) con le fan action e con i gruppi (forum) in cui si interagiva con chi apprezzava gli stessi generi per poi conoscersi al concerto.

La (non) cultura musicale
Storicamente in Italia abbiamo un problema con la Musica. Quasi sempre l’ascoltiamo alla radio, come sottofondo, o in auto in mezzo al traffico. L’avvertiamo quando prendiamo l’aperitivo se va bene. Nel mondo la musica italiana è identificata con la lirica e al massimo con Sanremo. Di conseguenza è estremamente difficile creare fidelizzazione, appartenenza e avere quei famosi “die hard fan” con cui band internazionali hanno costruito carriere e contribuito a far evolvere filoni musicali interi. Il ricambio generazionale non avviene più in certi generi, l’omologazione all’ascolto è la strada più semplice (tra i più giovani) per non essere tagliati fuori del tutto. L’ostentazione e l’apparenza contano molto più dell’effettiva sostanza: tradotto hai i numeri? Sei un fenomeno. Non li hai? Non sei capace.

Numeri e numeri
Nel breve-medio periodo si potrà ancora fare a gara tra chi totalizza più streaming in 24 ore o chi riesce a ottenere più dischi d’oro. Il successo però non è detto continui o che proceda di pari passo e si traduca in biglietti venduti. In un’eterna gara su chi ha più numeri, vincerà chi riuscirà nel medio-lungo periodo a cementare il proprio pubblico, a rinforzare la fan base e a offrire performance dal vivo convincenti portando la gente dentro i palazzetti. Siamo ancora in una fase di transizione. Tuttavia non ci saranno seconde chiamate e il pubblico che segue le mode (più delle canzoni) dovrà prima o poi essere fidelizzato. Il mercato ha già iniziato a fare selezione. Lo spazio sarà di chi riuscirà a crearsi una credibilità artistica e un seguito reale, disposto a riempire i palazzetti anno dopo anno, tour dopo tour. La Musica per come la conosciamo è in ogni caso già irrimediabilmente cambiata. La longevità di cui godono band nate negli anni ottanta (per non citare le solite Leggende), è un elemento che non caratterizzerà più i nuovi artisti, data la natura del mercato attuale e del nuovo target medio di ascoltatori di playlist.

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