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Pensieri sparsi su Axl Rose a poche ore dal concerto di Imola

Diciamo le cose come stanno: solo un paio d’anni fa in pochissimi avrebbero osato pronosticare che il personaggio rock del biennio 2016-2017 sarebbe potuto essere il Signor Axl Rose. Se escludiamo le decine di necrologi che ci accompagnano ormai da più di un anno a questa parte, il maggior numero di notizie su riviste, siti specializzati e blog negli ultimi quindici mesi hanno infatti riguardato proprio Axl e i ritrovati Guns N’ Roses.

La cosa sorprendente, infatti, è che Axl non sia solo tornato sulle prime pagine dei rotocalchi, ma lo abbia fatto per motivi squisitamente artistici (cosa che, complici i noti comportamenti spesso fuori dalle righe, non accadeva davvero da moltissimi anni). Dato per spacciato innumerevoli volte, deriso e indicato come il relitto di un periodo storico inevitabilmente finito (male), Axl ha saputo aspettare che i tempi fossero pronti per la sua grande rivincita.

All’autore di November Rain va riconosciuta una tenacia ed una coerenza che in pochi gli avrebbero attribuito all’inizio degli anni Novanta e, soprattutto, nei quindici anni successivi, in cui chiunque si sentiva in dovere di trattarlo come un buffone da quattro soldi. Persino la questione AC/DC, che a molti era sembrata folle dopo l’annuncio del ritorno di Slash e Duff nei Guns e che aveva fatto infuriare i fan di Angus e soci, si è rivelata una vittoria su tutti i fronti. Paradossalmente, quello che oggi fa incazzare maggiormente il fandom della band australiana è proprio il fatto che Axl non abbia creato nessun problema, che sia stato umile e che abbia cantato come forse mai nella sua carriera, perché così è diventato meno facile utilizzarlo come capro espiatorio utile a coprirsi gli occhi di fronte alla crisi di mezza età del buon Angus.

Premesso ciò, mi preme sottolineare una cosa non scontata: Axl Rose e i Guns non erano relegati magicamente nei ricordi dei nostalgici, ma sono sempre stati vivi e (molto spesso) vegeti anche negli anni precedenti al clamoroso annuncio del rientro dei due membri storici. Sì, perché a ben vedere anche la questione della reunion è vera fino a un certo punto. In primis proprio perché la band di Welcome To The Jungle non si era mai sciolta e poi perché non stiamo parlando nemmeno della formazione originale ma, per quanto commovente a livelli indescrivibili, solo di una parte di essa. Il resto del gruppo proviene proprio da quell’oscuro passato che in troppi vogliono cancellare ma che sarebbe sbagliatissimo dimenticare senza dargli il giusto peso.

Personalmente, ricordo concerti strepitosi di “quei” Guns, quelli che tutti si affrettavano a precisare che non fossero una band ma un fake, una baracconata, ma che poi si fiondavano a vedere in massa. Se escludiamo forse solo la data (comunque dignitosissima) del Gods Of Metal 2006 svoltasi all’Idroscalo di Milano, in cui Axl era ancora affaticato e costretto spesso ad uscire di scena, negli anni successivi abbiamo potuto assistere sempre a grandi spettacoli. Storico, in questo senso, resta il concerto a Rho del 22 giugno 2012 in cui, dopo due ore intensissime, Axl prese il microfono annunciando “another couple of songs”, per poi andare avanti per un’altra ora e mezza.

Poi, va da sé, la serata sbagliata potrà esserci sempre, come accadeva spessissimo anche ai tempi d’oro, ma anche da quel punto di vista sembra che il ragazzo riesca a gestire molto meglio sia la voce (forse in uno degli apici assoluti della carriera) che le turbe che ne minarono serate e reputazione. Quindi, andiamo a Imola consci del fatto che per la nostra generazione questa valga come la reunion dei Led Zeppelin, ma senza dimenticare tutto quello che l’ha preceduta e sapendo che, un’ora prima del concerto, Mr. Rose potrebbe dire che Slash è un cancro da estirpare e far saltare tutto. E noi andrebbe bene lo stesso, perché Axl è quello che ci rimane del rock ‘n’ roll.

Luca Garrò

Foto di Mathias Marchioni

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