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Chris Cornell You Never Knew My Mind video

L’ombra di Chris Cornell

Chris Cornell ha deciso di togliersi la vita un anno fa. L’abisso dentro il quale è caduto ha radici profonde che nascono lontano fin dai suoi primi anni di carriera. Ansie, insicurezze, timidezza. A fronte di tutto il dolore che ha dovuto passare e di cui mai avremo una piena consapevolezza, il suo operato artistico appare ancora più straordinario. L’ombra che da sempre ha gravato sulla sua persona ha contribuito, insieme alla sua vena artistica e alle sue doti vocali ineguagliabili, a formare un musicista unico nel suo genere.

Troppo grande per ogni etichetta: un esecutore formidabile in grado di portare ai suoi ascoltatori una gamma estremamente variegata di emozioni e sensazioni. Dalla potenza più cristallina, imbrigliabile e magnifica della sua giovinezza, alla sensibilità artistica cantautorale dell’ultima parte della sua vita, le colonne sonore per il cinema e l’impegno sociale nella battaglia contro gli abusi sui minori e sui rifugiati politici in fuga dai paesi in stato di guerra.

Il tempo non lenisce proprio un bel niente. Come me molti artisti di cinema e musica continuano a ricordare Cornell quotidianamente. Ricordo come fosse ieri il 18 maggio 2017. Ho ancora quella consapevolezza orribile che mi si è formata come una cellula nera e malata in testa: il pensiero che nulla sarebbe stato come prima. Avevo ragione, nulla è stato più come prima. Il mio rapporto con la musica, con le persone. Cornell ha accompagnato quasi tutta la mia crescita di fan della musica. Da quando non è più qui, sono precipitato in un buio silenzio senza trovare appigli nella mia caduta se non nella musica. Conosco molti che hanno difficoltà ad ascoltarlo dopo quello che è successo, in un certo senso soffro anche io.

Le canzoni di Chris si sono caricate di un bagaglio emozionale enorme. Ascoltarle è un processo catartico sublime e necessario. Allontanare dal proprio cuore il lascito di Cornell è ingiusto nei suoi confronti, verso il dolore stesso che ha generato le sue canzoni. Ingiusto nei confronti della musica.

Ho pensato che il modo migliore di ricordarlo fosse quello di scovare all’interno della sua discografia quei pezzi che meglio raccontano l’artista, gemme nascoste dietro le canzoni più conosciute, quelle manifesto di un movimento musicale ma meno indicative dell’uomo e dell’artista. Perché Cornell tra i tantissimi pregi aveva quello di prendere la musica molto sul serio, un modo di viverla che al giorno d’oggi sembra svanire sempre più. Dieci pezzi per una lettura personale e umana della sua musica, più profonda. Entriamo nell’ombra di Chris Cornell.

1. The Promise
L’ultimo regalo di Chris. Nel video uscito postumo e nei suoi strazianti primi piani si vede tutta la stanchezza di un uomo che ha davanti a se una strada buia. Nonostante la bellezza della sua famiglia, di sua moglie e dei suoi figli, nonostante la celebrità, l’ombra nera lo ha sempre accompagnato e inseguito fino ad agguantarlo in una stanza di albergo di Detroit un anno fa. The Promise è il lascito di un artista che aveva a cuore l’umanità nei suoi anfratti più deboli e bisognosi. Consapevole della sua fama e del potere della sua comunicazione si è speso in questa impresa, sfociata ora nella Fondazione Chris e Vicky Cornell, perennemente attiva nella lotta contro gli abusi ai minori.

2. Heavy Is The Head
Una canzone che parla del ruolo gravoso di chi indossa la corona del migliore e sembra descrivere proprio uno dei tanti lati oscuri di Cornell, il suo impaccio nel ricoprire il ruolo del più bravo, del più famoso. Esempio della poliedricità di Cornell, questa collaborazione con la Zack Brown Band, una delle più conosciute (e remunerative) band country rock americane, è una canzone potente, sensuale, dove la voce calda e graffiante di Chris eclissa letteralmente quella di Zack Brown e illumina la loro discografia che presumibilmente mai più avrà tali altezze qualitative.

3. Stay With Me Baby
Una cover di un pezzo dei The Walking Brothers del 1967 impreziosisce la colonna sonora della serie Vinyl, prodotta da Martin Scorsese e Mick Jagger dove la potenza della voce di Cornell dimostra incredibilmente di poter solcare le onde mansuete e passionali del blues in un pezzo struggente come pochi altri. La serie raccontava i dietro le quinte contraddittori del rock degli anni ’70, e in qualche modo richiama il dolore e le ferite che le urla e i volumi assordanti nascondono fino a quando non emergono in tutta la loro raggelante crudezza. Quando il nostro eroe cade e non si rialza più.

4. Thank You – Live in Stockholm
La sua carriera è stata lunga e produttiva ma non sono mancati alcune battute d’arresto. Dopo il primo album solista del ’99 (grande successo di critica ma non di pubblico), la sua carriera ha una flessione. Prima dell’ennesima rinascita ed esplosione grazie all’idea di Rick Rubin di unire i Rage Against The Machine alla ex voce dei Soundgarden dando vita agli Audioslave, anche il supergruppo dopo tre album si scioglie tra perdita ispirativa e incomprensioni all’interno della band. Bene, pochi sono a conoscenza dell’importanza di uno tra i migliaia di live di Cornell, quello acustico ad una radio di Stoccolma nel 2005 registrato appena dopo questo periodo e diventato subito virale. Qui Cornell torna dopo un periodo di oblio con una voce mai così in forma, nella tracklist rispuntano pezzi dei Temple Of The Dog e dei Soundgarden e alcune chicche come le cover di Billie Jean di Michael Jackson (finita poi nel successivo album di studio, Carry On) e questa Thank You dei Led Zeppelin, da quel momento in poi è quasi sempre stata presente ai suoi live. Vogliamo spararla? E’ meglio dell’originale.

5. Wave Goodbye
Accolto male dai fan abbandonati dei Soungarden, Euphoria Morning (uscito Morning e poi modificato secondo volontà del cantante) il primo album solista di Cornell è ancora il migliore, nonostante l’ottimo Higher Truth. In questa canzone l’amore per un amico stimato e perduto, Jeff Buckley. I falsetti inusuali per l’allora repertorio vocale di Cornell sono una citazione aperta ad uno dei cantanti più talentuosi del rock scomparso troppo presto.

6. Time
L’album più discusso e meno apprezzato di Cornell: Scream. Collaborazione con il mega produttore Timbaland. L’intento era quello di unire la spensieratezza e l’immediatezza del genere dance alla vena compositiva e rock più profonda, in un mix di potenza e passione che purtroppo non ha funzionato. Ma in questa onda di revisionismo toccante mi sento di rivalutare se non tutto almeno parte di quel materiale. Ad esempio sentite che bomba questo pezzo e provate a rimanere fermi.

7. The Keeper
La mia preferita. Colonna sonora di un film francamente dimenticabile, Machine Gun Preacher del 2011 con Gerard Butler, introduce l’ultimo Cornell musicale. Il menestrello folk che ancora nasconde sotto le corde la potenza rock di una volta, il Cornell che sfocia nel bellissimo Higher Truth, il suo ultimo album solista. Più colloquiale, diretto, si avvicinava progressivamente ai suoi modelli Neil Young, Tom Petty, Marvin Gaye e naturalmente Beatles.

8. Let You Eyes Wonder
Higher Truth è l’ultimo album della sua carriera. Quasi interamente acustico, ha al suo interno tantissime ottime canzoni. Un Cornell luminoso e pieno di amore per la sua famiglia scrive e emoziona con le sue parole e le composizioni orecchiabili, una positività che ora appare effimera e fragile. In questa canzone troviamo tutta la tenerezza del Cornell padre che vede crescere una figlia.

9. Right Turn
La potete trovare nell’Ep SAP degli Alice In Chains sotto la dicitura AliceMudGarden. L’ho scelta perché è una chicca di quei tempi. Gli anni 90, anni dove c’era il Cornell più forte, bello e famoso, ma che già allora nascondeva una crepa nella sua corazza apparentemente indistruttibile. Una canzone acustica dove si alternano alla voce Layne Staley e Jerry Cantrell degli Alice in Chains, Mark Arm dei Mudhoney e lo stesso Chris.

10. Seasons
Lei non poteva mancare. Chiude la nostra retrospettiva una delle prime prove da solista di un Chris già maturo e a livelli compositivi eccelsi. Anche qui una colonna sonora, questa volta per il film Singles di Cameron Crowe del 1992. Una delle più belle canzoni di quell’epoca e le prime avvisaglie di come Cornell potesse eccellere in tutti i campi del rock, da quello elettrico a quello acustico.

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