Onstage

Paghereste per vedere un concerto in streaming in studio?

Per quanto tempo gli artisti potranno permettersi live streaming “casalinghi” distribuiti gratuitamente ai propri follower su Instagram? Per quanto la devastante crisi sanitaria causata dal Coronavirus abbia abbattuto le distanze (ne parlo meglio qui) favorendo la diffusione di dirette acustiche e improvvisate, dove si interagisce con i fan e si eseguono canzoni del proprio repertorio talvolta anche a richiesta, è abbastanza difficile immaginare che questo tipo di attività possa sostenere nel breve-medio periodo le carriere di artisti e band.

Certo, magari qualche sponsor potrebbe essere molto interessato al numero di persone collegate in simultanea agli account più popolari, ma non è sicuramente una strada percorribile a lungo termine.
Inutile nascondersi: gli effetti di questo lockdown saranno tremendi per tutti e non strettamente limitati al periodo in cui si deve, senza se e senza ma, restare in casa. L’industria del live entertainment sta già pagando un prezzo altissimo derivato dal blocco dei concerti, dai rinvii e dalle inevitabili cancellazioni di tour e spettacoli.

Per quanto ci si possa augurare di poter tornare il prima possibile in una realtà in cui la distanza tra le persone non sia certo la nostra prima preoccupazione, dovrebbe essere chiaro che servirà ancora del tempo prima di potersi godere un live sotto palco come si deve. Com’è altrettanto ovvio che, a quarantena obbligatoria terminata, radunare in un luogo quattro o cinque componenti di una band e tre tecnici audio e video, sarà molto meno complicato e soggetto a restrizioni rispetto a ospitare 10.000 fan in un palazzetto.

Da qui la domanda che dà il titolo all’articolo: se il vostro artista preferito, nel periodo che inevitabilmente passerà tra la fine della quarantena imposta e il “rompete le righe” definitivo che ci permetterà di tornare a popolare palazzetti e stadi, vi proponesse di pagare una sorta di biglietto virtuale per assistere a un set in studio con amplificatori accesi, band al completo e una scaletta di un’ora o superiore, voi ci stareste? Sareste disposti a pagare per assistere da casa e vedere su smartphone o smart tv un concerto in streaming trasmesso dallo studio di registrazione (piuttosto che una location qualsiasi ma senza pubblico presente) del vostro artista o della vostra band preferita?

Il passaggio successivo sarà capire quale piattaforma potrebbe garantire sia una qualità di visione e ascolto elevata per chi intende seguire gli streaming, sia un sistema di compensi convenienti per gli artisti e le band che decideranno di trasmettere le proprie sessioni live: Patreon e Twitch sarebbero già all’altezza? Quanto impiegherebbero giganti come YouTube, Spotify e anche Netflix a lanciarsi in questo tipo di business se decollasse?

Un nuovo modo di intendere la musica dal vivo insomma, che non necessariamente sarà in futuro legato alla fruizione “classica” di un concerto. Pensate a quante band potrebbero diffondere le prove in preparazione a un tour, piuttosto che le session di registrazione di un nuovo album. Le possibilità potrebbero in realtà essere molto più numerose rispetto a un “semplice” live streaming a pagamento…

Jacopo Casati

Foto di YouTube Caption

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