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Medimex 2017, i numeri e le impressioni sulla fiera musicale di Bari

Il Medimex 2017 si è concluso dopo quattro giorni di incontri, panel, concerti e mani strette, e i numeri di questa edizione speciale sono confortanti: oltre 120mila presenze complessive, 200 artisti coinvolti, oltre 200 operatori impegnati nelle attività professionali. La città di Bari è stata completamente invasa da amanti della musica e persone che con la musica ci vivono, la suonano, la analizzano, ne scrivono: tutte le sfumature dei professionisti della musica, vero motore di questo mondo che non è rappresentato solo dagli artisti asserragliati dai fan.

La mia prima volta al Medimex da professionista è stata davvero un’esperienza da raccontare, non solo per tutti i numeri espressi qui sopra e forniti dall’organizzazione di Puglia Sounds (ai quali si sommano quelli dei social, che hanno sfiorato il milione di contatti e interazioni), ma soprattuto in termini di umanità incontrata.

Chi lavora con la musica sa che deve destreggiarsi in una fitta rete di relazioni diplomatiche ed equilibri sottili, ma a Bari ho avuto l’impressione di voler lavorare a livello collettivo, tesi verso lo sforzo comune di far riuscire l’evento e preparare la strada alle prossime edizioni. Da questo punto di vista è stata una vittoria, forse non schiacciante ma sicuramente di merito: l’impegno profuso è stato tanto e la disponibilità dell’organizzazione direttamente proporzionale.

A colpirmi è stata la città, perché non l’avevo mai visitata e l’ho vissuta in una occasione particolare. Una Bari imponente, luminosa e protetta, perché per l’antiterrorismo c’erano jersey di cemento, transenne e forze dell’ordine ovunque, dai pompieri alla guardia di finanza alla municipale. Un dispiego notevole che mi ha messa anche a disagio: andare ai concerti non dovrebbe essere come superare le barriere di un aeroporto, ma così è stato. I metal detector, le borse e gli zaini controllati, le facce tese ai varchi transennati: assetto di protezione totale, o almeno di darne l’illusione. Forse sarà sempre più in questo modo, ma fa male dover vivere un concerto con così tanta paura.

I concerti, appunto, fulcro centrale della manifestazione, sono stati tanti: noi abbiamo seguito nel dettaglio il solidissimo live di Salmo e quello incredibile di Iggy Pop. Un piccolo neo è stato evidenziato da varie persone del pubblico e anche da alcuni operatori che hanno rinominato il Medimex “il Primavera Sound di Bari”: tanti eventi concomitanti hanno impedito di godersi tutto in relax. Il concerto di Salmo e quello degli Slowdive, ad esempio, erano nello stesso momento: vero è che i pubblici sono diversi, ma non necessariamente si deve fare una distinzione tanto netta.

Quello che è emerso maggiormente dal Medimex 2017 è la fluidità della musica e del suo racconto: abbiamo scoperto il retroscena dei talent con Antonino, abbiamo riso con le risposte surreali di Calcutta, ci siamo goduti il tramonto e le parole di Samuel nel suo incontro a Torre Quetta (e che peccato che fosse così distante da far rinunciare alcuni a parteciparvi per mancanza di tempo necessario), abbiamo sentito il calore dei fan di Fabrizio Moro che ha svelato i suoi inizi in un incontro fitto di emozioni. Non sono stati da meno i panel per addetti ai lavori, che hanno coinvolto tante persone e curiosi.

Un’edizione riuscita, un azzardo cittadino che in tre mesi di organizzazione ha portato frutti discreti. Il Medimex a Bari è stato promosso senza riserve pesanti: ogni piccolo appunto è un invito a migliorare quel dettaglio che ha stonato, e parlando di una fiera musicale non potremmo che essere più in tema. Bari ci ha insegnato una cosa: ridare la musica alle città è vitale. Fosse così ovunque, potremmo godere più spesso di certi sorrisi di serenità.

Arianna Galati

Foto di Roberto Panucci

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