Onstage
Primavera-sound-2017

Dieci e lode (o quasi) all’edizione 2017 del Primavera Sound

Si è da poco concluso il diciassettesimo Primavera Sound di Barcellona, un’edizione che conferma lo status di festival fra i più importanti (e frequentati) d’Europa e nel mondo, con più di 200.000 spettatori ad aver preso parte agli eventi organizzati dal 29 maggio al 4 giugno, nella usuale cornice del Parc del Forum e negli altri spazi cittadini dedicati (i club Apolo e Barts e al CCCB del Raval).

Un’edizione, dicevo, che conferma la tendenza di crescita del marchio Primavera Sound – tutto ormai funziona a meraviglia e senza intoppi e gestire fra le 60 e le 70 mila persone al giorno in un’area urbana non deve essere uno scherzo – e che dal pubblico verrà ricordata principalmente per due motivi: il bidone  di Frank Ocean e l’Unexpected Primavera, ovvero i concerti a sorpresa.

Se avete seguito un minimo le vicende legate al festival, dovreste sapere che Frank Ocean una settimana prima dell’esibizione ha annullato la sua performance “due to production delays beyond his control”, che ho volutamente non tradotto perché vuol dire tutto ma soprattutto perchè non vuol dire niente. Come per Barcellona, ha annullato altre due partecipazioni ad altrettanti festival e c’è il serio rischio che continui così e cancelli tutto il breve tour (sette date), l’unico previsto per ascoltare il suo nuovo album dal vivo. Il perché non lo verremo a sapere mai, siamo soddisfatti delle altre decine e decine di concerti che siamo riusciti a vedere, ma venerdì scorso la sua mancanza si è fatta sentire, e – personalmente – ha impedito di dare un 10 pieno all’edizione di quest’anno.

Per fortuna gli organizzatori del Primavera, probabilmente forti del successo del 2016 – record dei record nelle presenze e per le prevendite – hanno deciso di mettere un po’ di pepe questa volta regalandoci una serie di concerti non annunciati (gli Unexpected Primavera), aumentando la tensione emotiva e rendendo l’esperienza indimenticabile. Hanno sfruttato l’effetto sorpresa (parliamoci chiaro, cosa c’è di meglio di un regalo che non ti aspetti?) e la voglia di ciascuno di sentirsi nel posto giusto al momento giusto: l’app del Primavera ci notificava quasi in tempo reale che di lì a poco ci sarebbe stato un concerto senza sapere di chi e quando, e tutti a parlarne, a scriverne su facebook, a twittare, a pubblicare contenuti, a chiedere “Hai saputo? Ma dove? E chi ci sarà domani?”, finché non veniva svelato il nome. Hanno inaugurato gli eventi a sorpresa gli Arcade Fire con un concerto su un palco a 360 gradi (in aggiunta al concerto ufficiale di sabato), venerdì è toccato ai Mogwai, che hanno anticipato live il loro nuovo disco, e sabato c’è stato il ritorno delle Haim, che hanno annunciato il loro attesissimo album. Una trovata geniale che ha reso felice il pubblico, ha generato tantissima pubblicità spontanea e che, inserendo l’incognita nel cartellone (chi suonerà a sorpresa l’anno prossimo?) farà scattare il toto-artista e plausibilmente farà anche vendere più biglietti. Applausi.

Il resto è storia: il premio di migliore performance/rivelazione personalmente lo assegno alla rapper londinese Kate Tempest, raramente ho visto tanta classe, energia, gusto, consapevolezza portata sul palco da una ragazza di 31 anni, mentre la performance più “rock” è stata di certo quella di Mac DeMarco, con scene di nudismo e autolesionismo messe in atto in totale serenità di fronte a 50.000 persone. La migliore scenografia va – come al solito direi – agli Arcade Fire, che hanno portato sul palco un box olografico che lasciava veramente a bocca aperta, il miglior concerto di musica elettronica è senza dubbio stato il set, meraviglioso e disturbante, del re Aphex Twin (Flying Lotus è sulla buona strada ma ne ha ancora tanta da fare) mentre Grace Jones, alla rimarchevole età di 69 anni, a petto nudo coperta di body painting, ha ricordato a tutti cosa vuol dire essere una diva: “C’è della cocaina qui? So che qui fumare l’erba è legale, ma alla mia età ho bisogno d’altro!”. Una menzione speciale va a tutti gli italiani che si sono esibiti nelle aree PRO (quella diurna al CCCB, sempre più viva e frequentata e quella notturna del Forum, in un palco, a dire il vero, un po’ sacrificato) e a IOSONOUNCANE che ha dimostrato a una platea internazionale che anche il nostro Paese ha delle eccellenze e che forse è finalmente arrivato il momento di aprire il mercato agli artisti italiani.

Emanuele Mancini

Foto di Garbine Irizar

Commenti

Commenti

TROVA CONCERTI