Onstage
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Il Primavera Sound fa la rivoluzione e annuncia un cartellone per metà femminile

Con la fine del 2018 alle porte, sorge spontanea la necessità di tirare le somme dell’anno appena concluso, su tutti i fronti. Pensando alla musica, la prima cosa che viene in mente è senza dubbio la diffusione del movimento #shesaidso, il cui obiettivo è quello di difendere i diritti, il ruolo e la voce delle donne in un ambiente ancora prevalentemente maschilista come quello della musica. Il mondo dell’intrattenimento fa eco a ciò che accade nella società, e il music business si è dimostrato particolarmente sensibile e ricettivo attorno a questo tema, quest’anno più che mai, segno che un cambiamento concreto è dietro l’angolo.

Convinti che il 2018 musicale dipinto di rosa si concludesse sulle note amare della notizia dello scandalo Habanero, ecco che dall’Europa, all’improvviso, arriva un vento caldo e inaspettato: l’annuncio della rivoluzionaria lineup del Primavera Sound, composta al 50% (o poco più) da artiste donne.

La lista dei performers della diciannovesima edizione del festival spagnolo, che si terrà dal 30 maggio al 2 giugno, è stata annunciata il 5 dicembre attraverso l’hashtag #TheNewNormal, ed è stata accompagnata da un lungo articolo pubblicato sul sito dagli organizzatori. “Il fatto che in un una lineup ci sia una vera parità tra artisti maschili e femminili dovrebbe essere normale.” cita il post che elenca, come un vero e proprio manifesto, i principi cardine della filosofia di cui questo festival vuole farsi portatore.

L’annuncio è stato accolto con grande entusiasmo dal pubblico ed è stato condiviso e ripreso sia sui social network che da importanti media internazionali. La mossa audace, strategica ma soprattutto necessaria fatta dagli organizzatori di uno dei festival musicali più interessanti al mondo va a costituire un’altra pietra miliare nel cammino dei vari movimenti sociali contro la disuguaglianza di genere. Al tempo stesso, questo netto cambio di direzione marca una differenza sostanziale rispetto agli altri festival europei; per citare solo un esempio in rappresentanza di tutti, nelle ultime 20 edizioni di Reading & Leeds c’è stato solo un headliner di sesso femminile, ovvero Hayley Williams, leader dei Paramore. Si tratta ad ogni modo di una band, che per di più condivise al tempo (2014) lo slot di headliner con i Queens Of The Stone Age. Anche quest’anno tutti gli headliner del famoso festival britannico sono uomini (Foo Fighters, Post Malone, Twenty One Pilots, The 1975).

Perché fare una lineup con parità di genere solo ora?” Consapevoli del fatto che probabilmente era solo una questione di tempo, gli organizzatori del festival hanno deciso di dar(si) la spinta definitiva. E lo hanno fatto seguendo un ragionamento di base molto semplice: “Se metà del nostro pubblico è di sesso femminile, perché la nostra lineup non può esserlo?” e ancora: “Perché non ci può essere uguaglianza negli orari, nei generi e nei palchi? Non è stato facile superare l’inerzia ereditata per così tanti anni, ma dopotutto, se the future is female, perché aspettare?”.

La consapevolezza è di aver dato una piccola grande scossa ad uno status quo accettato di default dal pubblico, abituato ad avere davanti a sé sul palco artisti uomini. La speranza invece è quella di trasformare questo gesto in qualcosa di “normale”, naturale, che non venga visto come strategia di marketing dai maliziosi o come gesto rivoluzionario dai sognatori. “Abbiamo iniziato da qui, accelerando il nostro cambiamento per creare un cartellone che non dovrebbe risultare eccezionale, vogliamo che sia normale. Ma non dimentichiamo che questo è solo il programma di un festival: l’importante è tutto il resto.”

La promessa del festival di Barcellona è quella di abbattere le barriere, di qualsiasi tipo: mai la line up è stata così variegata in termini di generi, che vanno dal reggaeton al pop, dall’hip hop al jazz, dall’elettronica più spinta alla trap e all’indie rock tradizionale. Se da un lato questa varietà di artisti e generi può essere spiazzante, dall’altro è bene approcciarsi con spirito di iniziativa e desiderio di scoprire nuovi artisti vivendo l’atmosfera del festival, con tutto quello che ha da offrire. Non a caso il Primavera Sound è forse il primo festival in Europa per varietà di nazionalità ed età del pubblico. In questo caleidoscopio artistico fatto di colori, lingue e note musicali, ci trasformiamo in bussole e vi diamo un consiglio sui 10 artisti imperdibili di questa scoppiettante e innovativa line up. Forse sarà un caso, ma per la maggior parte si tratta di donne!

Cardi B
Dalle strade del Bronx alle stelle: la controversa rapper americana, oggi ai vertici della piramide dell’hip hop femminile assieme alla connazionale Nicki Minaj, sbarca in Europa per una delle poche performance nel vecchio continente previste per l’estate. Amanti e non del genere, solo dopo aver visto il suo show potrete dare un giudizio ponderato.

Christine & The Queens
Fresca del suo secondo album Chris, la cantautrice francese porta alta la bandiera del suo paese, scrivendo e cantando sia in inglese che in francese, il tutto condito da melodie elettro pop incredibilmente catchy. I suoi concerti vanno oltre la musica, uniscono arte, recitazione e danza. Uno spettacolo imperdibile, anche perché ahimè dall’Italia ancora non è passata!

FKA Twigs
La giovane ed eclettica artista britannica nella sua carriera ha pubblicato solo un album (e che album) nel 2014. Che questa esibizione sia il presagio di un ritorno discografico? Speriamo. Nell’attesa, godiamoci questa creatura rara dal vivo.

Interpol
Un po’ di sano indie rock non guasta mai; negli scorsi anni il genere era molto più presente al festival, mentre quest’anno ha (giustamente) lasciato spazio ad altro… ma è impossibile non assistere al concerto di una delle band che hanno fatto la storia dell’indie rock americano dei primi anni 2000. Siamo fiduciosi che la scaletta verrà imbastita dei nuovi pezzi tratti dall’album Marauder ma al tempo stesso ampio spazio verrà dedicato ai successi della band, che canterete a squarciagola insieme ad altre migliaia di persone.

Mac DeMarco
Semplice e scanzonato, questo ragazzetto canadese ha dimostrato nel corso degli anni che dietro quel suo atteggiamento apparentemente trasandato e indisciplinato si nasconde in realtà un vero e grande talento. L’ultimo album, This Old Dog, è stato acclamato da pubblico e critica, e vederlo dal vivo è sempre un piacere.

Janelle Monae
Il suo ultimo album Dirty Computer è stato acclamato in maniera unanime dalla critica. Una sorta di capolavoro della modernità, realizzato adottando la complessa struttura di un concept album, e siamo curiosi di vedere come prenderà vita sul palcoscenico. La protagonista è una delle voci femminili (e femministe) più belle dell’America di oggi.

Kate Tempest
La giovanissima artista britannica fa qualcosa di unico nel suo genere: poesia che diventa rap, rap che diventa poesia. Un flow unico che non ci si aspetta da una ragazzina con i capelli lunghi biondi. In un panorama confuso e ricco di stimoli come quello odierno, Kate Tempest sa bene qual è la sua strada e il suo straordinario uso della parola in musica (e in rima) è qualcosa di veramente innovativo e sorprendente.

Tame Impala
Gli australiani capitanati dal visionario Kevin Parker sono il sigillo ultimo che garantisce ad un festival tale nome. E’ impossibile immaginarsi un festival musicale senza un po’ di rock psichedelico, e se questo genere viene fatto dai Tame Impala… beh non potete perdervelo. Anzi, perdetevi negli echi e nelle distorsioni delle loro melodie. Buon viaggio!

Rosalìa
LA pop star del momento. La giovanissima catalana gioca in casa, ma questa volta sarà un pubblico super internazionale a cantare le sue canzoni e a tenere il ritmo battendo le mani. Se non conoscete il suo nuovo album El Mal Querer avete ancora poco tempo per ascoltarlo e inserirlo nella vostra lista degli album migliori dell’anno. Una rivelazione che mischia sound elettronici scarni alla tradizione spagnola del flamenco, il cui ritmo diventa il filo conduttore e il marchio distintivo della sua musica.

Solange
Il talento è di famiglia, ma Solange Knowles, sorella di Beyoncé, ha saputo trovare la sua strada e la sua voce. Reduce dalla vittoria di un Grammy l’anno scorso, la principessa dell’RnB torna in Europa. Impossibile andarsene dal Primavera senza una buona dose di soul e un raggio di luce che la cantante americana emana sul palco.

Il ricordo che si porta a casa da un festival non è il concerto di un singolo artista, ma la sensazione e i ricordi che si imprimono sulla pelle e nella memoria dopo 4 giorni di concerti. Perciò armatevi solo di voglia di ascoltare, senza pregiudizi, e lasciatevi stupire.

Sara Beretta

Foto di Onstage - FKA Twigs

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