Onstage

Perché il prossimo Sanremo sarà il più coraggioso di sempre

La prima grande notizia riguardante Sanremo 2019 è che Claudio Baglioni quest’anno sarà un dirottatore artistico. Smettetela, quindi, di definirlo dittatore. Un termine ironico e calzante, ma che non si sposa affatto bene con la volontà del cantautore, quest’anno, di portare Sanremo «dove non tutti se lo aspettano».

Intenzione del resto manifesta sin da subito. La rivoluzione di Sanremo Giovani, in questo senso, ha parlato chiaro. Così come l’elenco dei 22 big in gara a cui – appunto – grazie allo stravolgimento baglioniano, si sono aggiunti i due vincitori della parentesi dedicata agli emergenti, andata in onda il 20 e 21 dicembre in separata sede rispetto alla kermesse di febbraio.

Ecco, sull’elenco dei Big andrebbe spesa qualche parola. Perché il Sanremo Bis di Claudio Baglioni è indubbiamente uno dei più coraggiosi degli ultimi dieci anni. E fa strano parlare di coraggio, perché in realtà l’operazione di Baglioni è stata canonicissima e (finalmente) a fuoco, ma si è dovuta scontrare con il muro del pubblico generalista, fin troppo abituato al Bel Canto e alla tradizione musicale italiana.

Il punto è che il Bel Canto ormai da tempo non domina più il selvaggio mercato della discografia e lo scorso anno Claudio ha avuto quantomeno una prova tangibile di un fenomeno ormai accertato, con un Festival riuscitissimo, che restava però sulla carta un’operazione test fondamentale per stabilire poi il futuro della competizione.
Il campione di vendite di Sanremo 2018 è stato, infatti, senza ombra di dubbio Ultimo. Un caso interessante, perché era da un po’ che Sanremo Giovani non riusciva a sfornare una proposta che durante l’anno fosse capace di raccogliere quanto seminato sulla costa ligure, soprattutto in termini discografici. Pur avendo, di fatto, coltivato e portato sul palco vere promesse della musica nostrana (penso al caso di Francesco Gabbani e Maldestro o, andando ancora più indietro, a Ermal Meta che nel 2016 ci fece ascoltare quel gioiello di Odio le favole), Sanremo Giovani appariva sempre più come l’appendice stanca e pesante di una kermesse che necessitava – senza dubbio – di uno stravolgimento, per poter essere efficace anche al di fuori delle pareti dell’Ariston.

Ecco, questo è un punto che a Baglioni sta particolarmente a cuore. «Il Festival per me non è mai stato una trasmissione televisiva – ha dichiarato il dirottatore nel corso della conferenza stampa di presentazione del Festival –  ma un evento trasmesso dalla tv. Deve avere un carattere di straordinarietà». Tanto che, anche quest’anno, Claudio ha senza alcun rimorso abolito il sistema dell’eliminazione. La musica, insomma, è al centro. La tv ne diventa la portatrice sana, non distorta e vittima di meccanismi che vanno al di là della canzone fine a se stessa, quella che Baglioni definisce «la stella polare». Sembra banale, ma questo semplice concetto sta alla base dell’operazione rivoluzionaria del cantautore, che stavolta ha veramente dato uno sguardo molto approfondito allo stato di salute della musica italiana per poter creare un Festival che la rispecchiasse discograficamente. Tutto ciò viene poi portato nelle case degli italiani, che sono liberi di interrogarsi sui nomi dei Big e storcere il naso di fronte a quello che comunque resta lo specchio più fedele della nostra canzone da diverso tempo.

Nomi come quelli di Motta, Ghemon, Zen Circus, Ex Otago non hanno neanche molto a che fare con la discografia, ma proprio con una realtà che ormai a Sanremo veniva apertamente snobbata. Assurdo se si pensa che Motta è, di fatto, il cantautore più premiato (vanta due Targhe Tenco sulla mensola) degli ultimi anni e che gli Zen Circus hanno alle spalle una carriera decennale. Altri nomi – come Irama o Boombdabash – erano, invece, imprescindibili. Irama è l’artista che ha venduto di più dopo l’irraggiungibile Sfera Ebbasta. I Boombdabash hanno dominato l’estate italiana con Non ti dico no, più che un tormentone una prigione radiofonica, in featuring tra l’altro con un’altra big in gara, Loredana Bertè (che, insomma, definitela tradizionale se avete coraggio). Mai un Festival è stato così attento a ciò che gli italiani effettivamente ascoltano, a ciò che li porta nei palazzetti e negli stadi, alle playlist streaming che ormai la fanno da padrone.

E, per quanto non apprezzi particolarmente la scelta di ospiti esclusivamente italiani (tra quelli già confermati Elisa, Giorgia, Andrea e Matteo Bocelli), va detto che anche qui l’operazione un po’ nazionalista di Baglioni va premiata. La classifica FIMI del 2018 ha appena sancito l’assoluto predominio della musica italiana nelle vendite e Baglioni ha ribadito il suo netto disinteresse verso pure marchette. In breve, no all’artista internazionale che dietro lauto compenso regala un’esibizione scialba. Il principio è giusto. Anche se l’appeal dell’ospite internazionale resta musicalmente e televisivamente imbattibile.

Infine, mettendo da parte la musica, un commento sulla squadra scelta da Claudio. Accanto al dirottatore ci saranno infatti Virginia Raffaele e Claudio Bisio. Finalmente dei comici. Lo scorso anno, guardando il Festival, avevo in parte rimpianto presenze come Luciana Littizzetto, Paola Cortellesi (strabiliante il Sanremo con Simona Ventura) o Piero Chiambretti. Se c’è qualcosa che Sanremo negli ultimi anni ci ha insegnato è che una spalla comica è necessaria per alleggerire l’atmosfera seriosa da Festival. Baglioni deve averlo intuito e ha agito di conseguenza. Anche qui, insomma, chapeau!

Commenti

Commenti

TROVA CONCERTI