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Taylor Swift a Wembley: una vera star e un talento impossibili da etichettare

Partiamo da una premessa. Per capire quanto sia stato pazzesco lo show di Taylor Swift a Wembley, bisogna innanzi tutto apprezzare Taylor Swift. Più in generale, bisogna essere lucidamente consapevoli di cosa ha significato l’artista americana per la cultura pop non solo statunitense ma mondiale, e comprendere i dettami e i confini della sua musica, per alcuni probabilmente semplicemente “ininfluente”.

Eppure, il talento della Swift è sotto gli occhi di tutti, dalle prime canzoni country alla virata pop, condita però da una penna unica nel suo genere e dalle basi musicali di una musicista fatta e finita. Sono tante le donne che in questo momento stanno divorando la scena pop internazionale. Alcune hanno dalla loro la vocalità, altre imbellettamenti e numeri da capogiro. Taylor ha dalla sua il saper trasformare in musica una semplice querelle, una delusione d’amore, sensazioni comuni che subito fanno presa sul suo pubblico di riferimento, grazie alla straordinaria capacità di parlare in modo semplice ed efficace di situazioni che alla fine sono capitate a tutti. Con la differenza che di Taylor sai anche gli antefatti, perché la bella americana mai nasconde le sue magagne. Al contrario, trascinata probabilmente da una consapevole ingenuità, ha imparato a costruirci sopra un impero, condividendo con tutti amori e litigi con colleghi e starlette internazionali.

L’ultimo album, Reputation, presenta al mondo il racconto di una rinascita, partita da un dissidio di dominio comune (quello con Kanye West e Kim Kardashian), che ha permesso però alla Swift di spiegare ai suoi fan cosa voglia dire essere un personaggio pubblico, doversi preoccupare costantemente della propria reputazione, scegliendo alla fine la strada più semplice e decisiva: dire la propria, tuffarsi nel delirio mediatico senza nascondersi, anzi prolungarlo con un’appendice musicale che negli stadi trova la sua massima espressione.

Il Reputation Tour, per questo motivo, non è uno show che può essere portato ovunque: il livello dello spettacolo è talmente elevato che solo stadi come Wembley possono accoglierlo e trasformarlo in capolavoro assoluto di entertainment. In altri luoghi, perderebbe vigore ed efficacia. Ma Taylor se lo può permettere, anche perché ci sono quelli come me che alla fine, per non perderlo, sono volati a Londra o in altre capitali di tutto il mondo. Lo “spettacolo” inizia in realtà alle 18.30, con due colleghe pronte a prepararle il palco e il pubblico: prima, una dirompente Charlie XCX e, dopo, una meno energica Camila Cabello (la strada per l’ex 5H è purtroppo ancora lunga e lo stadio ne ha messo in mostra tutti i limiti, probabilmente generazionali e di esperienza).

Quando alle 20.15 Taylor Swift irrompe on stage con Ready For It? siamo già su un altro pianeta. Il palco si muove, si colora, si apre senza soste. Ad ogni canzone, la popstar offre una gamma di effetti scenici diversi e sempre puntualmente azzeccati. Non è un concerto, è uno show semplicemente pazzesco. Al centro del parterre ci sono altri due palchi, su cui Taylor arriva viaggiando prima in una palla dorata, poi spostandosi in mezzo al pubblico. Il ritorno sul palco centrale è affidato a una “prigione” a forma di serpente, simbolo del tour, tanto che improvvisamente – nel corso dello show – animali gonfiabili ed enormi emergono dalle fauci del pavimento, sorprendendo i fan. È un continuo “Wow”, un infinito dare una pacca all’amico seduto accanto per segnalare l’ennesima trovata, l’ennesima luce, l’ennesimo fuoco d’artificio.

A ogni concerto, poi, Taylor porta con sé un ospite: Wembley è stato inaugurato da Niall Horan, mentre nella seconda data il pubblico ha potuto ammirare lo splendido e storico duetto con Robbie Williams. Livelli altissimi, appunto. Veri e propri sogni pop che prendono vita davanti agli occhi di migliaia di persone.

Taylor non è sexy come tantissime sue altre colleghe, è più naïf, meno dirompente. Eppure, quando imbraccia la chitarra o si siede al piano per le sessioni acustiche, è chiaro che a differenza delle sue competitor ha dalla sua un background da musicista navigata. Pur non avendo la vocalità disarmante di altre popstar, può giocare una carta preziosissima: è una cantautrice fatta e finita, che ha sempre trovato la sua strada in virtù del fatto che parla sempre di sé. Per cui, può anche cambiare registro o stile: non solo cascherà sempre in piedi, ma sarà sempre una spanna sopra chiunque altro. Vita e musica per Taylor sono indissolubilmente legate più che per tanti altri, è questo forse il suo più grande segreto. Oltre ciò, il Reputation Tour alza l’asticella e lancia il guanto di sfida nel mondo del pop: ecco, provateci a realizzare uno show che non ha momenti di stallo – tra braccialetti distribuiti a tutti, che si illuminano colorando lo stadio e fuochi d’artificio che irrompono nel cielo fin troppo illuminato di Londra – e che sia sempre capace di sorprendere.

Una meraviglia dopo l’altra, alternata dai discorsi della Swift che di cose da dire ne ha e non ha neanche voglia di preoccuparsi troppo di ciò che si scrive o dice di lei. Ora, almeno, non ne ha più. E il Reputation Tour ne è la massima espressione: occhi e orecchie aperte, quindi. Perché a dispetto degli sgambetti e del becero gossip (con cui Taylor ormai gioca beatamente), questa ragazza alla fine sfodera una padronanza delle sette note da artista navigata. Ed è quella, alla fin fine, che la colloca al di sopra di tutte e di tutti. Regina del pop? Taylor è già probabilmente oltre, perché pop è una definizione stretta. Taylor Swift è Taylor Swift, ed è l’unica etichetta che potete appiccicarle addosso.

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