Onstage

L’album di debutto di Tom Walker è un viaggio tra tutte le sue sfumature

Si intitola What a Time To Be Alive l’album di debutto di Tom Walker, in uscita l’1 marzo per Sony Music.

Un esordio che ha in realtà più il sapore di una conferma, perché Tom Walker di esordiente ha solo l’etichetta cronologica, ma di fatto ha già un piede dentro l’Olimpo dei cantautori più interessanti del panorama musicale internazionale.

Fresco di British Breakthrough Act ai Brit Awards, Tom in realtà soprattutto dalle nostre parti inizia a diventare celeberrimo. Il sodalizio artistico con Marco Mengoni – con cui ha duettato sulle note di Hola (I Say) – lo ha portato prima sul palco della finale di X Factor e poi su quello dell’Ariston, in occasione del Festival di Sanremo.

Cinque brani dell’album sono già stati rilasciati (Angels, My Way, Just You and I, Not Giving In e Leave a Light On) e, tra questi, Leave a Light On ha già conquistato nel nostro paese il doppio disco di platino. Le sorprese però, in queste 13 tracce che compongono la tracklist, non mancano. Come il featuring (l’unico nel disco) con Zara Larsson in Now You’re Gone, un perfetto esperimento pop per Tom che si allarga nella sfera della musica dance.

È proprio la varietà a fare la differenza, del resto, in questa prima raccolta discografica del cantautore, che sembra muovere la sua chitarra in più aree e in più sottogeneri musicali, pur mantenendo una profonda coerenza artistica. How Can You Sleep at Night è un miscuglio di sonorità, che rimanda all’indie pop. Not Giving In è più movimentato e sembra affacciarsi al mondo del rock alternativo o dell’indietronica. Cry Out inizia pesantissima, ma poi si apre al soul.

A tenere le fila di tutta questa sperimentazione (possiamo chiamarla così?) c’è però la voce unica di Tom e la sua vena profondamente folk, che si percepisce alla base di ogni suo brano. Come se fosse la struttura su cui poi sono state innalzate tante altre sovrastrutture. Perché il tentativo di modernizzare e rendere contemporanee canzoni che sono nate probabilmente in modo molto semplice si sente e talvolta viene anche da pensare che gli accorgimenti siano stati troppi. Sarebbero bastati meno suoni e meno lavoro quantomeno per mettere a fuoco l’artista e la sua vena profondamente innovativa.

A un primo ascolto, What a Time To Be Alive piazza Tom Walker – di fatto – a metà strada tra cantautorato, folk e musica alternative, senza fargli però prendere una posizione netta. E, a farti perdere definitivamente la bussola, arriva anche sul finale Walk Alone. Un brano tutto da ballare.

Eppure, questo album ti fa pensare a lunghi viaggi su autostrade sterrate e infinite. È la classica colonna sonora di ogni avventura che si rispetti, con tutte le sue sfumature e i suoi cambi di rotta. Il viaggio di Tom è invece, alla fine, appena iniziato. E questo lavoro, se non altro, sembra un monito per fan e detrattori. Insomma, state in guardia che sulla scena è finalmente arrivato un Signor Cantautore.

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