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La trap è morta (il mercato è saturo)

Di tutti i nuovi rapper, pardon, trapper ne resterà soltanto uno. E quell’uno fa il nome di Sfera Ebbasta. Banalmente si potrebbe chiudere l’argomento subito, dopo un centinaio di battute, ma il tema è assai più ampio e occorre svilupparlo. 

Perché la nuova wave del rap italiano, nonostante faccia ancora registrare numeri altisonanti, almeno di facciata, sta iniziando a scricchiolare.

Sfera Ebbasta nel 2014, grazie a brani come Panette, riuscì a smuovere una situazione ormai di stallo all’interno dell’hip hop italiano, portando sonorità trap e uno stile unico, anche se visto e rivisto nel resto del mondo, che contribuì a dare nuova linfa a tutto il genere, permettendo a vecchi e nuovi di salire nuovamente sulla cresta dell’onda. Tuttavia, a fine del 2018, l’impressione è di essere tornati alla situazione di partenza. Ovvero quella di stare ascoltando sempre la stessa canzone in loop, seppur realizzata da protagonisti diversi. Fate una prova, prendete gli ultimi dieci brani usciti in ordine cronologico e vi renderete conto che sono tutti uguali. Basteranno, inoltre, solo dieci secondi per capire dove andrà a parare il pezzo. Perché il mercato del rap, mai come in questo momento, è saturo. La trap è morta, non è più la novità ma è diventata la normalità.

Un rapper (ma questo vale per tutti gli artisti) in un mercato fortemente competitivo e chiuso, come quello italiano, senza innovare e senza elementi di differenziazione e unicità, non ha la possibilità di produrre valore rispetto ai propri ‘avversari’. E senza valore può solo sopravvivere. Condizione che lo porterà, in un tempo ben determinabile funzionalmente al proprio status, a scomparire.
E di esempi in Italia ce ne sono tanti. L’ultimo album di Drefgold, amico e pupillo di Sfera Ebbasta, per esempio, non ha portato nulla di nuovo alla causa, finendo in men che non si dica nel dimenticatoio nonostante discreti numeri fatti registrare sulle piattaforme streaming. Discorso analogo lo si può fare per i vari Highsnob, Dani Faiv, Samuel Heron e compagnia bella.

Per competere non serve necessariamente un prodotto innovativo ma servono, per prima cosa, elementi di differenziazione, unicità e un efficace posizionamento sul proprio mercato. 
Se ascolto Salmo, che proprio in queste ore ha pubblicato il suo nuovo singolo 90 min, so che ogni volta cercherà di aggiungere al suo repertorio qualcosa di nuovo, senza fossilizzarsi su una cosa che ha già funzionato. L’imprevedibilità gioca ancora un ruolo importante. Imprevedibilità che oggi, specialmente tra i giovani, non si intravede. Vanno tutti sul sicuro. E così facendo la maggior parte dei nuovi volti, non sono altro che una copia di Sfera. Quest’ultimo, checché se ne dica, sperimenta di anno in anno. Rockstar infatti non è uguale ai suoi lavori passati.

Detto ciò non bisogna fare di tutta l’erba un fascio. Perché qualcuno che prova a differenziarsi c’è. L’eccezione si trova sempre. Penso a Ernia che, come lui stesso ha ammesso recentemente in conferenza, ha deciso di staccarsi di propria sponte da questo filone. Con il rischio di cadere, certo, ma almeno con le proprie gambe. “Di questa nuova wave solo uno o due sopravviveranno. Tutti hanno copiato quell’uno che è Sfera. Lui sopravvive. Se il trend finisce la vedo grigia per tanti. Io potrei cadere con questo disco. Ma non sarà connesso alla caduta del trend, sarà solo colpa mia” ha affermato il rapper di 68.

Un altro è Tedua che, pur trovandosi a cavallo tra rap classico e trap, ha pescato nel flow e nella scrittura la sua unicità. Poi c’è Ghali, che dopo aver usato la trap come trampolino di lancio ha preso la sua strada, dirottandosi con successo in ambienti pop. Non a caso inizierà presto un tour nei palazzetti. Infine Achille Lauro che, dopo i trascorsi in Roccia Music, non si è fatto ingolosire dal trend ma ha puntato su sonorità originali, come quelle samba, che gli hanno permesso insieme a Boss Doms di raggiungere notevoli traguardi.

Insomma, l’anno che verrà sarà un buon banco di prova per tutti i rapper esplosi nell’ultimo periodo. L’avanzare del nuovo pop italiano, che sta lentamente riprendendo forza tra i più giovani, rischia di oscurare una volta per tutte la vallata. E difficilmente permetterà al genere di avere terreno fertile, come in passato, su i primi posti delle classifiche. Inoltre i live, vero indicatore di forza nel mercato musicale odierno, ci dicono che i nuovi volti indipendenti hanno già scavalcato i rapper. Con artisti che con solo due canzoni riempiono spazi importanti. Il campanello d’allarme è suonato.

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