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Deep Purple: a Milano la conferma che vanno visti dal vivo almeno una volta nella vita

Milano, Mediolanum Forum, 27 giugno 2017. Si chiama The Long Goodbye il tour gigantesco che accompagna il nuovo lavoro dei Deep Purple Infinite, un nome che sa di addio e che getta un velo di malinconia su questa nuova serie di concerti. I Purple non sono una normale band, sono uno dei simboli del rock inglese anni Settanta che ha influenzato milioni di persone in tutto il pianeta e che solo per questo merita di essere visto almeno una volta nella vita, per capire dal vivo quale sia il loro modo di creare i pezzi e renderli splendidamente efficaci live.

Bisogna ammettere che sono un po’ provati dall’età e soprattutto la lunghissima carriera non proprio impiegatizia alle spalle: Ian Gillan si muove poco e dosa la voce con parsimonia, Steve Morse è afflitto da tempo da una fastidiosa artrite alla mano destra e suona perfettamente, ma con il doppio della fatica. Quelli più in forma, ma lo sapevamo, sono Roger Glover e Ian Paice, che sorridono come dei ragazzini dall’inizio alla fine, esprimendo al meglio la potentissima base ritmica. La vera sorpresa è invece Don Airey, che da tempo ha sostituito alle tastiere il compianto Jon Lord: la sua sbeffeggiante ilarità, il gusto sopraffino e l’incredibile tecnica sono dal vivo il vero elemento trascinante dello spettacolo.

Come era prevedibile i Purple non sono un jukebox vivente ed evitano con intelligenza di dare vita ad una serata solo revival dedicata ad attempati nonnetti: scelgono giustamente di suonare diversi brani del nuovo lavoro. Time For Bedlam, Johnny’s Band e The Surpising sono alcune delle nuove canzoni che – sorrette da un maestoso palco, un sound perfetto e un gigantesco schermo alle spalle della band – attraggono e coinvolgono. Non mancano ovviamente alcuni dei più bei pezzi pescati dal loro entusiasmante viaggio musicale nel tempo, come Strange Kind Of Woman, una spettacolare versione di Lazy ed una potentissima Perfect Strangers che arriva dopo un debordante assolo di tastiere del “folletto” Airey.

La band suona ancora e in ogni pezzo mette un immancabile diversivo: lungo e toccante dialogo con il pubblico su Smoke On The Water, bellissime le divagazioni musicali improvvisate su Hush. Chiude un’interminabile versione di Black Night cantata dal pubblico su ogni singola nota. I Purple sono la Storia: il passato, il presente e il futuro di ogni amante del rock. Le loro canzoni sono parte della colonna sonora di diverse generazioni e l’entusiasmo di ieri sera ci ha fatto toccare con mano quanto siano immortali le loro hit. Forse, la verità è che il momento dell’addio non è ancora arrivato: abbiamo ancora tanto bisogno di loro.

Deep Purple Milano 2017, la scaletta del concerto

Time For Bedlam
Fireball
Bloodsucker
Strange Kind Of Woman
Johnny’s Band
Uncommon Man
The Surprising
Lazy
Birds Of Prey
Hell To Pay / Keyboard Solo
Perfect Strangers
Space Truckin’
Smoke On The Water

Bis:
Hush (Joe South cover)
Black Night

Deep Purple Milano 2017, le foto del concerto

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Claudio Morsenchio

Foto di Pamela Rovaris

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