Onstage
giorgia-milano-2017

Il concerto di Giorgia è molto più che un semplice spettacolo

Forum di Assago (Milano), 24 marzo 2017. L’attesissima tappa milanese dell’Oro Nero Tour arriva nel tempio della musica indoor meneghino con la sua scenografia imponente e una scaletta scelta e selezionata “pensando al pubblico”. Ce lo confessa proprio Giorgia, che incontriamo nel suo camerino poche ore prima del live per scambiare quattro chiacchiere su questo show che si preannuncia maestoso, tecnologico ed emotivo.

«Il palco è fighissimo – esordisce subito Giorgia – all’apparenza è molto semplice, quasi scarno. Poi prende vita, grazie a questi schermi che si muovono in tutte le direzioni, spinti da ‘robot’, bracci meccanici. Fare le prove, non a caso, è stato complicato. C’è una semplicità e un rigore che a me piacciono sempre, ma diciamo che c’è il trucco, perché tutto alla fine si anima».

Le parole di Giorgia trovano realizzazione sin dai primi secondi live, quando parte l’intro, un «momento strumentale ideato da Gianluca Ballarin, la mente elettronica del gruppo»: l’ingresso dell’artista è trionfale davanti agli schermi mobili e, dal primo all’ultimo brano (si parte da Vanità), la scenografia non smette mai di mutare e sorprendere il pubblico, con giochi di luce ed effetti di qualità (su Gocce di memoria scorrono ad esempio foto e video che ricordano la carriera di Giorgia, mentre su Posso farcela la cantante viene ‘imprigionata’ da una doccia di luce sulla passerella). È subito chiaro il fatto che Giorgia abbia preparato un vero spettacolo più che un semplice concerto: oltre alla scenografia, durante il live appaiono infatti spesso due ballerini (Patrizio e Rachele Ratto) – «anche se chiamarli ballerini non basta, perché li usiamo più come due installazioni. Il loro contributo è molto emozionale, sono ballerini di popping, non fanno coreografie classiche» – e il gruppo degli Psychodrummers, che suonano tamburi «ricavati da contenitori di plastica riciclati, anche se non ci saranno in tutte le date».

Oltre all’importantissima parte visual resta poi la musica, ed è qui che Giorgia tira fuori il meglio di sé: l’artista romana sceglie brani «che non potevano mancare, perché voglio sentire cantare la gente» e qualche canzone tratta da Oro Nero, più qualche sorpresa. Come un piccolo pezzo di Doo-Wop (That thing) di Lauryn Hill (non presente in scaletta) dopo Amore quanto basta, il tributo a Prince (eseguito dalla band mentre Giorgia presumibilmente cambiava abito) e un medley di hit del 1997, che comprende Primavera di Marina Rei («Chissà se è contenta che la canti, visto che il suo rapporto con questo brano è strano»), Laura non c’è di Nek («Erano 20 anni che volevo cantare quell’inciso»), I’ll be missing you di Puff Daddy e, soprattutto, Che male c’è di Pino Daniele, immancabile visto che il 1997 è l’anno della collaborazione artistica tra Giorgia e il cantautore napoletano, che produrrà interamente l’album Mangio troppa cioccolata (sul finale spuntano infatti anche Dimmi dove sei e Un amore da favola).

Inutile dire che la forza di questo live sta nella voce di Giorgia, che più di una volta provoca nel pubblico – durante lo spettacolo – istintive standing ovation e momenti intensi. Giorgia, però, ha anche la capacità innata di intrattenere il suo pubblico con grinta e ironia (dopo l’ultimo cambio d’abito arriva sul palco sottolineando quanto sia stato difficile entrare nel vestito, per dire), di parlare a tutti quelli che la ascoltano come se fosse un’amica di sempre e come se non fosse un incontro tra migliaia di persone, ma il ritrovo di una comitiva di vecchi compagni di scuola, tra gaffe, battute e piccole rivelazioni.

La ‘piccola grande Giorgia’ spesso appare minuta a confronto con l’imponente scenografia, ma quando tira fuori la voce l’intero palazzetto le va dietro (con tutti i problemi del caso, nonostante l’artista abbia provato a trasmettere al pubblico vecchie lezioni di canto): poco importa che si stoni, il live è un viaggio tra i brani della discografia della cantautrice che più di tutti hanno segnato le gioie e i dolori delle persone accorse a vederla. «Per me cantare a Milano significa ritrovare un pezzo della mia vita – dichiara infatti Giorgia sul finale – e io stasera la mia vita ve la canto pezzo per pezzo».

Giorgia Milano 2017, le foto del concerto

Altri articoli su questo concerto

Grazia Cicciotti

Foto di Francesco Prandoni

Commenti

Commenti

TROVA CONCERTI