Onstage
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Quello di J-Ax&Fedez è uno show ricco ed energico, tutt’altro che semplice

Forum di Assago (Milano), 10 aprile 2017. Erano attesissime e sono finalmente giunte le ‘quattro giornate’ di J-Ax e Fedez al Forum di Milano, dove porteranno – per ben quattro serate (10, 11, 13 e 14) – il loro Comunisti col Rolex Tour, con tanto di sorprese e ospiti.

I due rapper stanno collezionando successi e sold-out (come questa prima data, del resto), ma la tappa nel capoluogo lombardo ha un sapore diverso, visto che giocano in casa, nella città in cui sono cresciuti umanamente e artisticamente.

La scaletta, nonostante ciò, resta fedelissima a quella delle tappe precedenti: i due amici e colleghi hanno del resto allestito uno spettacolo unico e sensazionale, ricco di effetti speciali e di ‘follie’ che – a dispetto di ciò che potrebbe sembrare – richiedono tantissimo impegno, soprattutto considerando che i mattatori della serata hanno intenzione di restare sul palco (e relativa passerella che si allunga sul parterre) per circa due ore e mezza.

Pur dividendosi la scena (il ‘programma’ prevede canzoni del recente lavoro Comunisti col Rolex e poi successi dell’uno e dell’altro), Fedez e J-Ax appaiono sempre in perfetta sintonia e i vari passaggi di testimone quasi non si notano, complice il ritmo serratissimo di questo show, che prevede repentini cambi di rotta.

Sarà già circolata, ad esempio, la notizia di Fedez che corre sul pubblico intrappolato in una palla gonfiabile o il momento in cui il rapper abbraccia la chitarra in occasione del medley studiato e messo in piedi sfruttando (consapevolmente) i riff dei Blink-182 («Avete mai visto un rapper con la chitarra? – grida Fedez al pubblico – Se la risposta è sì, dite comunque di no»).

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Fedez e J-Ax hanno tuttavia in serbo altre sorprese, esclusivamente per il pubblico milanese. A partire dai due super-ospiti della serata: Loredana Bertè che duetta con i due in Allergia e Nek in Anni luce. Il passaggio di Loredana e Nek è tuttavia rapidissimo, anche se – soprattutto con il cantautore di Sassuolo – i due amici si trattengono a scambiare qualche chiacchiera.

«Ho fatto tante esperienze nella mia vita – esclama J-Ax – ma non mi pentirò mai di aver fatto Amici, perché lì ho trovato un amico e vi giuro che il nostro rapporto non è finto» («Hai trovato un fratello, infatti» gli fa eco Nek prima di abbandonare il palco). Su Comunisti col Rolex Fedez e J-Ax chiamano invece sul palco Paolo Jannacci – in tour col duo – che, dotato di fisarmonica, fa compagnia ai due artisti.

La vera sorpresa arriva però con L’uomo col cappello, quando J-Ax annuncia al numeroso pubblico presente che tutto ciò che avverrà durante le esibizione farà parte del nuovo video della canzone, platea compresa. «Dicono che non abbia molto senso girare un video due anni dopo che è uscito un singolo, ma visto che, al contrario di ciò che dicono, non sono commerciale, lo giriamo stasera» esclama J-Ax mandando in visibilio la folla, che – a dire il vero – è abbastanza variegata tra i giovanissimi fan dell’ultima ora e la generazione precedente, quelli che son cresciuti più con J-Ax che con il suo baldanzoso collega.

Non è un caso che il live non abbia momenti down, complice il fatto che una nutrita schiera di persone apprezza quasi più brani come Piccoli per sempre e Spirale ovale che non la tracklist dell’ultimo lavoro condiviso. Fa parte del gioco e i due rapper ne sono consapevoli al punto da studiare con maestria una scaletta super equilibrata, in grado non solo di accontentare tutti (non mancano le grandi hit di Fedez, come Magnifico e Cigno nero), ma di intrattenere tutti quelli che stasera sono accorsi per ammirare il loro grande show.

Sul finale, i due artisti mostrano sullo schermo la frase Every child is my child, un messaggio di protesta contro la guerra in Siria a cui stanno recentemente aderendo vari volti del mondo della musica e dello spettacolo. Il momento è emozionante, ma è l’unica parentesi doverosamente seria di uno show colorato e ricco di energia. Annoiarsi è impossibile.

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Grazia Cicciotti

Foto di Francesco Prandoni

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