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Il report del concerto di Little Steven and The Disciples Of Soul a Milano

Si fa chiamare Little Steven, ma in realtà proprio piccolo non è, viste le sessantasette candeline recentemente spente. Una vita passata al servizio di sua maestà il Boss come chitarrista, cantante e soprattutto autore e compositore. Il cuore rock blues fin dagli inizi della carriera solista è contaminato da sonorità world, black, reggae e funk e nelle sue personali proposte musicali la contaminazione trasversale tra generi ed ere è espressione delle sue sviscerate passioni.

I Disciples Of Soul sono la realizzazione di tutti i suoi desideri reconditi, una fantastica band di ben quattordici elementi che crea, trasforma, personalizza ogni urgenza musicale di Steve. Purtroppo la poca informazione ed il solito pigro giudizio superficiale del pubblico italiano non accoglie a dovere la band in termini di affluenza, in un Alcatraz non gremito, nonostante l’annullamento delle altre date previste a Roma e a Padova. I presenti fortunatamente si godono uno spettacolo coinvolgente, suonato alla perfezione, un viaggio alle radici della musica, che parte dal rock più viscerale per passare alla black music più irriverente, al soul, toccando perfino sonorità traditional interpretate con mandolino e fisarmonica.

Steve è in forma e attacca con un tributo ad un grande della musica a stelle strisce, Tom Petty, recentemente scomparso, suonando Even The Losers. Nel salutare il pubblico Little Steven mette subito d’accordo tutti, invitando a vivere il concerto senza pensieri di ogni sorta, partecipando attivamente al lungo percorso di inediti e rivisitazioni. Il tema principale è la straordinaria varietà di proposte, fatte di interpretazioni personali e formidabili cover.

Fra tutte segnaliamo la bellissima The Blues Is My Business di Etta James e Standing In The Light Of Fire di Gary U.S. Bonds, uno dei ripescaggi più originali e riusciti. Alla pulsante sezione ritmica della band si accompagnano ben cinque fiati – che ogni tanto fanno una capatina a fianco a Steve – un piano ed un poderoso organo Hammond, e tre splendide coriste, che da subito conquistano il cuore dei maschietti, fra vocalizzi perfetti e balletti ammiccanti.

Dopo un dovuto tributo a Southside Johnny & The Asbury Jukes, a cui Little Steven ha dato molto in termini di scrittura compositiva, la vera sorpresa è Down & Out In New York City, uno dei brani più aspri di James Brown, in cui il groove incalzante trascina la melodia. Steve gioca con l’introspezione, l’omaggio, il divertimento, la riflessione: ogni canzone (sua o di altri) ha un significato profondo, rappresenta un momento personale, è il pezzo di un puzzle di influenze sonore su cui si è basata tutta la sua storia di artista e di uomo.

Fra le sue composizioni, spiccano le ottime interpretazioni di Angel Eyes, la lunghissima suite reggae Solidarity ed ovviamente il suo più grande successo commerciale, Bitter Fruit, fra cori, balli ed uno spettacolare assolo delle percussioni. Un show corposo e coinvolgente quindi, oltre due ore di cammino musicale di grande energia, fra esplorazioni, tributi, tendenze e suggestioni. Una grande prova di autorevolezza, talento e professionalità.

Little Steven Milano 2017, la scaletta

Even the Losers (Tom Petty and the Heartbreakers cover)
Soulfire (The Breakers cover)
I’m Coming Back (Southside Johnny & The Asbury Jukes cover)
The Blues Is My Business (Etta James cover)
Love on the Wrong Side of Town (Southside Johnny & The Asbury Jukes cover)
Until the Good Is Gone
Angel Eyes
Some Things Just Don’t Change (Southside Johnny & The Asbury Jukes cover)
Saint Valentine’s Day (Cocktail Slippers cover)
Standing in the Line of Fire (Gary “U.S.” Bonds cover)
I Saw the Light (Little Steven cover)
Salvation (Little Steven cover)
The City Weeps Tonight (Little Steven cover)
Down and Out in New York City (James Brown cover)
Princess of Little Italy
Solidarity (Little Steven cover)
Leonard Peltier (Little Steven cover)
I Am a Patriot (Little Steven cover)
Groovin’ Is Easy (The Electric Flag cover)
Ride the Night Away (Jimmy Barnes cover)
Bitter Fruit (Little Steven cover)
Forever
Merry Christmas (I Don’t Want to Fight Tonight) (Ramones cover)
I Don’t Want to Go Home (Southside Johnny & The Asbury Jukes cover)
Out of the Darkness (Little Steven cover)

Little Steven Milano 2017, le foto

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Claudio Morsenchio

Foto di Francesco Prandoni

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