Onstage

Lo Stato Sociale superano la prova di Milano: band e pubblico sono una cosa sola

Mediolanum Forum, Assago (Milano), 22 aprile 2017. Il concerto che mai avrei pensato di vedere in un posto come il Forum di Assago è quello de Lo Stato Sociale. Un po’ perché non credevo che una band come la loro potesse guadagnarsi nel tempo un seguito tale da dover girare nei palazzetti, un po’ perché, diciamocelo, la loro musica non mi ha mai fatto impazzire.

Non so proprio cosa aspettarmi. Si abbassano le luci e sullo schermo posizionato in cima al palco compaiono in sequenza tatuaggi, fogli disegnati e graffiti delle frasi più celebri della band bolognese: “Ti amo, ma tu sei vegana”, “Ti cerco nei sorrisi degli altri che non sorridono mai come te”, “Fanculo a chi non si lascia cadere”, “Meglio essere sbagliati che incompiuti” ecc. La gente è presa bene e sembra approvare. Poco dopo, nel buio più totale, parte la voce di Siri (la tuttofare virtuale degli smartphone di ultima generazione) che dà qualche consiglio assurdo al pubblico prima di cominciare lo show: “Non fatevi male, anzi fatevi male” è l’ultimo in ordine di tempo.

Sessanta milioni di partiti è la canzone che apre la serata, a cui seguono di getto La rivoluzione non passerà in TV e Buona sfortuna. Quest’ultimo brano, tra i più conosciuti del repertorio della band, è cantato a ruota da gran parte del pubblico. L’atmosfera è elettrica, così come Albi che, durante il bridge strumentale della canzone, azzarda acrobatiche capriole sul palco.

“Siete il più grande si può fare della nostra vita” esclama allora Lodo, che si fa portavoce dell’incredulità della band nel suonare davanti a così tanta gente. Durante le performance musicali nel pubblico si muovono tutti e difficilmente noto visi poco sorridenti attorno a me. Fiorentina e Inter sono all’intervallo e l’Inter vince, perciò decido di assecondare quest’euforia generale muovendomi a tempo di musica coi miei vicini di seduta.

Tra un brano e l’altro, come capita alla fine di C’eravamo tanto sbagliati, Lodo e Albi si rivolgono al pubblico per dei siparietti simpatici con l’ausilio del ledwall alle loro spalle; i suggerimenti per le reazioni del pubblico sono esilaranti.

Nonostante la forte ironia che pervade tutta la musica de Lo Stato Sociale, l’aspetto politico rimane molto marcato e a tratti eccessivo. Come nel caso di Lodo prima di In due è amore in tre è una festa, che ricorda che Lo Stato Sociale è una delle poche band che ha ancora il coraggio di proclamarsi anti-fascista, anti-sessista e anti-militarista durante i propri live. E’ un po’ come ribadire a chi mi conosce che sono alto due metri: ovvio e autoreferenziale. Fortunatamente per lo spettacolo, il pubblico non sembra soffermarsi sulle mie stesse riflessioni, ma partecipa sempre più calorosamente al “bel concerto da mitomani” dei cinque paladini dell’indie italiano. Espressioni come “dal basso”, “libertà”, “senza multinazionali e senza sponsor” saranno molto frequenti tra un pezzo e l’altro.

Intanto la Fiorentina in soli sette minuti ha fatto tre gol all’Inter che quindi perde 4 a 2; i sorrisi che fino a quel momento erano dipinti sul mio volto svaniscono del tutto.

Lo ska di Forse più tardi un mango adesso agita tutto il parterre, su cui Lodo si tuffa a bordo di un canotto. La lunga gavetta della band è evidente ed emerge dall’incredibile confidenza che Albi e co. riescono ad instaurare col pubblico presente. A termine di Eri più bella come ipotesi, cantata a squarciagola da tutto il Forum (“bruciare sempre spegnersi mai”), la band scappa nel retropalco lasciando il palco all’inaspettata incursione dei ragazzi di Lercio.it, che portano in scena il loro TG Lercio tra l’ilarità generale.

Dopo qualche minuto torna sul palco Lo Stato Sociale con Niente di speciale, che accende tutto il palazzetto grazie ai flash dei cellulari.La serata si avvia verso la conclusione, propiziata dai palloncini giganti sparati sul pubblico in piedi durante Quasi liberiCromosomi e Vorrei essere una canzone concludono la festa, tra coriandoli e abbracci.

La grande forza de Lo Stato Sociale, il motivo per cui stanno crescendo in questo modo nonostante un percorso alternativo e dunque più difficile, è l’assenza di distanza dal proprio pubblico: non ci sono i musicisti sul palco e tanta gente indistinta sotto, ma un’unica grande famiglia i cui membri sono alleati, complici che si comprendono perché parlano la stessa lingua e hanno le stesse intenzioni. È una (bella) storia che si ripete ogni volta che un artista o gruppo riesce a interpretare con slancio emotivo le tematiche care alla generazione cui appartiene e alla quale si rivolge.

P.S. L’Inter alla fine ha perso 5 a 4, ma per fortuna anche in questi casi la musica viene in soccorso a portare sollievo all’anima. Pace.

Le foto del concerto

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Foto di Francesco Prandoni

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