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Aiello e il successo: «All’inizio ho pensato fosse uno scherzo»

C’è un ragazzo di 34 anni che ha sempre avuto la passione per la musica e che, nel giro di un’estate, si trova con un brano da un milione di stream su Spotify in pochi giorni, che in ogni bar, da ogni autoradio, sente suonare la sua canzone. Esce il secondo brano e il numero di follower aumenta tanto da non riuscire più nemmeno a stare dietro a tutti i messaggi o le storie in cui lo taggano pubblicando la sua canzone. Ecco quel ragazzo è Antonio Aiello, che con Arsenico e La mia ultima storia ha raggiunto in pochissimo tempo quell’apprezzamento che sognava da sempre, da quando a 16 anni ha iniziato a scrivere musica.

Aiello è felice, sorride e sta a mille anche dopo una giornata intera di promozione del suo primo disco Ex Voto, in uscita il 27 settembre. Orecchini e collana d’oro sulla camicia aperta, Aiello rispecchia quella visione artistica del bello a cui racconta di sentirsi molto legato, che viene dall’essere figlio della Magna Grecia (è di origine calabrese) e appassionato di cinema, fotografia, moda.

Quando gli fanno notare il successo che sta riscuotendo, fa un sorriso inebetito, come quello degli innamorati, e deve imporsi di ricordare che non sta solo sognando. Le due date live che ha annunciato, Milano (Santeria Toscana 31, 28 novembre) e Roma (Largo Venue, 7 dicembre), sono andate esaurite in 48 ore, ancora prima dell’uscita del disco. “Piacere a tutti è impossibile – ci racconta – se piaci a tutti c’è un problema, però devo dire che questa cosa sta succedendo… infatti sto iniziando a preoccuparmi per tutto questo consenso” conclude ridendo.

Che emozione è il primo sold out?
Quando mi hanno proposto queste due date che sono comunque nei primi club seri per iniziare un percorso di una certa importanza, ero molto contento. In Santeria provai ad entrare due anni fa e non ci riuscii perchè c’era il sold out di questo spettacolo in cui suonava anche Brunori, mi pare. Da parte mia, in questi due club, speravo solo di fare un bel piazzamento, perché uno può andare bene in radio o su Spotify, ma non è detto che ci sia tutta questa risposta anche per il live.
Quando ho visto il sold out in 48 ore ho pensato: “Ok, forse qualcuno mi sta prendendo per il culo”. Per dirti che i miei genitori non hanno fatto in tempo a prendere il biglietto, tutti i miei amici sono rimasti fuori perché, con la lentezza classica di chi aspetta a comprare i biglietti perché vuole fare il gruppone, sono rimasti fregati.

La cosa ti spaventa?
Attorno alla mia musica c’è da mesi un entusiasmo incredibile, ed è quello che sognavo, ma quando mi accorgo che anche tu vedi in me la stessa cosa che vedo io, è molto pericoloso e impegnativo perché dico: “Cazzo quindi anche tu ci trovi una cosa così bella, così potenzialmente interessante”. Al momento del sold out avevo solo due canzoni fuori, neanche il disco, significa che sono tutti matti come me, e questa è la roba che mi piace di più. Se tu vieni al concerto è perché pensi di essere davvero vicino al mio modo di vedere la musica. Pensare che in tanti non solo lo credono, ma lo fanno così in anticipo, che due brani sono stati sufficienti per avere una fotografia e avere fiducia in me, è una roba spaziale.

Hai un modo di comunicare molto vicino ai ragazzi, prendi il video di Arsenico che è fatto da una serie di storie Instagram. Ma chi è il tuo pubblico?
Il vero termometro per stabilirlo sono le stories che vedo, le direct che sono una quantità spettacolare, anche se non riesco a seguirle più tutte quante, sono felicissimo che ci siano. Credo ci sia un pubblico molto trasversale, dagli adolescenti agli over 40, ed è la cosa più bella perché mi sento compreso sotto più aspetti. Gli adolescenti hanno un’altissima sensibilità ma una maturità più relativa alla loro età, quindi è facile che si innamorino del lato più vaporoso. Mentre io penso ci sia della sostanza importante nella mia musica. Quelli di loro che mi ascoltano perciò sono dei ragazzi fighissimi o comunque molto sensibili. In ogni caso non amo le catalogazioni, le ghettizzazione, non piace il monocolore, mi annoia. Andrei a una festa solo se le persone che ci sono lì a ballare fossero un po’ di tutti tipi.

Questo discorso di fluidità si rispecchia anche nella tua musica, infatti ti definisci troppo indie, troppo pop, troppo r’n’b.
Ho provato a mescolare tutte le tappe musicali di crescita avute negli anni, dai 16 a oggi. Ho mischiato tutti questi colori provando a costruire un pantone mio. Volevo il pantone Aiello e speravo potesse piacere, ma non c’è nulla di studiato, c’è il frutto di un percorso. Il troppo indie, troppo r’n’b troppo pop è un gioco, che però ha divertito molto. Per alcuni ero troppo di una cosa o troppo dell’altra al che ho detto: “Sapete che vi dico? Mescolo tutti e tre e vediamo che viene fuori”. Alla fine è uscito qualcosa che magari non piace a tutti ma sicuramente è diverso. Tu puoi dire che ti faccio schifo ma non che ti sembro qualcun altro, e questo è già un successo.

Arsenico e La mia ultima storia sembrano collegate: due stadi consecutivi dell’affrontare la fine di una storia d’amore.
Dopo Arsenico mi hanno chiesto quale pezzo volessi far uscire, eravamo indecisi tra La mia ultima storia e un altro che non ti dico, perché potrebbe uscire come terzo, però La mia ultima storia era perfetto perché aveva la stessa potenza di Arsenico, la stessa verità, la stessa fame. Era la fotografia di un altro momento anziché “io non dimentico” era “io ti sparo tutto in faccia, tutte le cose che mi devi”. Era una sensazione per cui mi sentivo proprio appeso al muro, e mi sono detto: “Cavolo, io mi voglio fidare di questa sensazione” perché sentivo che tra le due ci fosse un collegamento diretto, un secondo capitolo.

La ragazza che ti ha ispirato queste due canzoni continuerà a farti da musa (o l’hai messa da parte)?
In realtà le mie canzoni non sono ispirate a una sola ragazza, ma a una serie di situazioni che ho vissuto, di amori differenti e contrastanti, diversi colori. Devo queste canzoni al mio petto, al cuore che si è lesionato pesantemente più di una volta, al fatto che anche io ho causato sofferenza, perché ho dato botte e le ho prese. La mia musica è fatta di tante sfumature, anche delle storie degli altri. Io poi tento di nascondermi dietro un dito a fatica, perché non riesco ad avere molti filtri, però cerco di mescolare anche una sfumatura della storia tua che mi hai raccontato, per cercare di non essere completamente nudo.

Parlami del primo album in uscita Ex Voto, cosa significa il titolo?
È un cerchio che si chiude: ho scelto il cuore sacro dell’ex voto per Arsenico, poi l’ho spezzato per La mia ultima storia. Sono da sempre affezionato a questo simbolo. È anche voler dare una visione artistica che va oltre la canzone, oltre il primo strato. Ex voto è il mio modo di dire grazie a tutti, in effetti l’ex voto era il segno di gratitudine che si dava alle divinità per la grazia ricevuta, questa non è propriamente una grazia, ma è un dono incredibile.

E il significato della copertina in bianco e nero, con te di spalle, circondato da suore?
La copertina è collegata alla mia visione dell’arte e della bellezza, per fortuna da calabrese, partorito dalla Magna Grecia, ne ho un’idea mia e ci tengo che sia sempre presente. Mi gasa l’idea di fare delle cose belle, non di successo. Poi le cose belle spesso hanno anche successo, e ben venga. Anziché fare la classica copertina pop con la facciona in primo piano volevo una roba più iconica, di cui essere soddisfatto e di cui si ricorderanno anche se tra anni non farò più musica e sarò a vendere pizzette allo stadio. È la copertina di uno che viene dal nulla, che sta in mezzo alle suore, come dire che è una voce fuori dal coro. C’è un link all’aspetto mistico del cuore sacro ma non mi interessava andare sulla tematica chiesa, mi interessava dare un segno forte creativo, di stile, amando io poi il mondo di fotografia, moda e cinema. In questo progetto c’è tutta la mia volontà di fare qualcosa di diverso, che faccia capire che non siamo di fronte al classico pop. Sto provando a fare un nuovo pop, sperando che possa piacere.

Anna Zucca

Foto di Pasquale Autorino Siermond

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