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AimaD: «Non ho bisogno di nascondermi dietro qualcosa che non vivo»

Il 25 novembre allo Zoo Navigli di via Ripa di Porta Ticinese a Milano, AimaD, nuovo volto del panorama urban italiano, si esibirà in uno showcase per presentare al pubblico meneghino il suo progetto musicale. In vista di questa occasione importante, in cui Aimad proporrà dal vivo alcuni brani tratti dal suo album d’esordio La follia d’esistere (in fase di ultimazione), abbiamo scambiato quattro chiacchiere con lui: ecco che cosa ci ha raccontato.


Rapper di Terni e non di Milano, già questa è una notizia. Quanto è difficile, se lo è, partire dalla provincia?
La provincia sa essere stressante e il più delle volte offre poco. È dura portare avanti progetti. Ti dico, comunque, che io non voglio scappare dalla mia terra. La speranza è quella di riuscire a portare avanti i miei progetti da qui. Lasciare le radici e portare il mio lavoro fuori, piuttosto che spostare il lavoro da un’altra parte.


Come sta andando la lavorazione del tuo primo album La follia d’esistere?
Tra una cosa e l’altra, è un anno che ci lavoro. È un processo impegnativo, ma che darà grandi soddisfazioni. Devo ancora chiuderlo, ma manca davvero poco.

Come è stato lavorare con Giovanni De Rosa?
Mi sono trovato benissimo con lui. Siamo come due metà che si completano.

Hai preso spunto da qualche giovane collega per la realizzazione di questo primo progetto?
Fondamentalmente non mi sono ispirato a nessuno artista. Non ho detto “faccio l’album come x”. Magari, inconsciamente, posso aver ripreso lo stile di Tedua. Il suo flow è davvero uno dei più interessanti al momento.

A questo punto, non posso non chiederti chi ascolti della scena rap odierna.
Della nuova scena, oltre a Tedua, mi piace davvero tanto Izi. Lui scrive davvero bene. Il primo che ho ascoltato invece è stato Fabri Fibra, ero in quarta quinta elementare. Lo ascolto ancora oggi anche se non come prima.

Quanto è importante invece, in questo periodo di singoli su singoli, un album?
È ancora molto importante secondo me, perché da fiducia ed è una cosa che si è persa tra i giovanissimi. È un lavoro lungo, ci sto dietro come detto da un anno intero, ma che ti insegna tante cose. Non ho paura delle conseguenze. Perché è un lavoro autentico a partire dai testi che sono veri. Io non ho bisogno di nascondermi dietro qualcosa che non sono e non vivo. Sono sicuro che a un primo ascolto sarò subito definito come artista vero. Ultimamente non se ne vedono tantissimi.

Domenica 25 sarai live a Milano, aspettative?
Non aspetto altro. Con i live mi ero fermato a maggio, avevo fatto l’apertura ad alcuni rapper più affermati a livello nazionale. Non vedo l’ora di captare il feedback del pubblico. Dopo ogni live sono sempre tornato a casa con qualcosa in più. Mi piace mettermi in gioco.

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