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Allie X, CollXtion II: «Il live è la parte più importante del mio progetto»

Il suo nome è Allie X e, tra i suoi fan, annovera già artisti come Katy Perry e Troye Sivan. Non fatevi, tuttavia, ingannare: Alexandra Hughes non è infatti una semplice cantautrice, perché il suo progetto musicale è perennemente in evoluzione e chissà se avrà mai una fine. Attrice oltre che interprete, Allie X (prima artista internazionale del roster Sugar) ha infatti deciso attraverso il proprio progetto – partito da CollXtion I e ora portato avanti da CollXtion II – di raccontare una storia senza fine, o dal finale aperto, se vogliamo essere precisi. Una riflessione generale sul concetto di identità, che si manifesta in canzoni peculiari dalle sonorità sicuramente originali: proprio il 14 settembre, Allie X ha portato finalmente in Italia (al Serraglio di Milano) il suo sound. Noi l’abbiamo intervistata il giorno seguente per capire cosa si nasconde dietro la sua particolare ‘collezione’.

Ciao Allie, vorrei subito chiederti com’è andato il live a Milano. Sono molto curiosa.
Sai che anche io ero curiosa? Non sapevo cosa aspettarmi. Direi che è stato bellissimo, mi sono molto divertita.

Confermi ciò che altri artisti dicono, e cioè che il pubblico italiano è molto partecipe e appassionato?
Assolutamente! Siete sempre allegri. Ho avuto l’impressione che il pubblico italiano sia molto emotivo, ed è una cosa veramente bella. Soprattutto quando sei sul palco e davanti a te hai tutta la platea.

Il tuo progetto musicale è molto particolare. Quanta importanza ha, in questo senso, il tour e di conseguenza ogni singolo live?
Sì, è un progetto perennemente ‘in progress’. Ci sono voluti anni per preparare il mio primo show e adesso posso dirti sinceramente che forse è la parte più importante di tutto il mio progetto. Per un artista è importantissimo presentare dal vivo le proprie canzoni e vedere in che modo il pubblico si connette alle note e all’interprete. Per me è sempre d’ispirazione, quindi è fondamentale.

Anche perché ho letto che per te è fondamentale che il pubblico ‘partecipi’, in un certo senso, al tuo progetto…
Sì, è assolutamente vero. Ho sempre pensato che la musica fosse qualcosa che ogni persona accoglie dentro di sé e nella propria vita, in qualunque modo ritenga giusto. Non nel senso di essere mio fan o di essere come me: parlo proprio di fare della mia musica qualcosa di personale e trovare il proprio modo di esprimersi attraverso di essa.

A questo proposito, è uscito CollXtion II. Confermi che è il secondo di quattro album?
No, in realtà. So che gira questa notizia delle ‘Quattro collezioni’, è un numero che ho buttato lì. Ma in realtà non so quanti album farò…

Infatti volevo chiederti proprio se non ci sia la possibilità, essendo un progetto in continuo cambiamento, che le cose appunto non siano in realtà così immanenti…
Proprio così, sicuramente in futuro le cose cambieranno…

Quindi, riassumendo, neanche tu sai come e quando finirà?
No (ride, ndr).

Ok, mi piace! Torniamo a CollXtion II… c’è un’evoluzione rispetto a CollXtion I?
CollXtion I era un Ep e le sonorità erano veramente pop, anche nella mia interpretazione dei brani. In CollXtion II ho cambiato un po’ la mia voce, volevo un’interpretazione più personale. Da questo punto di vista, il suono si è evoluto. Da un punto di vista concettuale, invece, tutto il mio lavoro riflette sul senso di identità, ma CollXtion II riguarda più la capacità di prendere pezzi di se stessi, metterli insieme, capire chi sei ora e quanto di ciò che sei subisce l’influenza dell’esperienza o è sempre stato lì, sin dall’infanzia.

In questo senso, Paper Love è un inizio perfetto della tracklist, direi…
Sì! Racconta quel momento in cui sai che ti stai buttando in qualcosa che non va da nessuna parte, ma ti ci butti lo stesso perché in quell’istante ti fa stare bene.

C’è Troye Sivan in una canzone, Vintage. Dopo aver collaborato con lui, hai quindi deciso di coinvolgerlo nel tuo progetto?
Ho scritto insieme a Troye il suo primo album, Blue Neighborhood. Siamo diventati veramente buoni amici. Il motivo per cui l’ho coinvolto in Vintage è proprio questo: uscivamo insieme, ci vedevamo spesso, è stato tutto molto naturale. Di Troye posso parlare solo bene: è veramente intelligente e molto educato. Ama la musica, non fa musica perché vuole diventare famoso, ma solo perché gli piace. Credo sia un artista fantastico, soprattutto per la generazione dei millennials.

Hai intenzione di coinvolgere altre persone in questo tuo progetto, anche in futuro?
Sai, ho tantissimi collaboratori: dai fotografi ai registi. Tanti autori mi hanno aiutato a scrivere le canzoni e mi sono affidata a diversi produttori. Per me è importante questo aspetto: quando ho finito questo album, però, ho proprio capito che a volte devo sedermi, stare da sola ed essere certa di rappresentarmi bene. Nello stesso tempo, per me è una fonte di ispirazione stare nella stessa stanza con altra gente, sentire tante idee. Forse devo solo trovare solo un equilibrio, e sicuramente a fine giornata devo assicurarmi che tutto sia come voglio io, dalla produzione ai testi.

La parola finale deve essere tua, quindi.
Esatto!

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