Onstage

Amy Lee e gli Evanescence domani a Milano: “Il pubblico italiano è in assoluto uno dei migliori”

Il ritorno degli Evanescence in Italia (domani 4 luglio all’Ippodromo Snai, al Milano Summer Festival) ha il sapore di un evento importante: la band di Amy Lee manca dal nostro paese da diverso tempo. La lunga pausa dagli studi di registrazione e i progetti paralleli, tra cui alcune canzoni soliste incise dalla cantante, sembravano far presagire un momento di riflessione un po’ troppo lungo e preoccupante. In realtà è stata una sorta di gestazione, perché gli Evanescence hanno realizzato un nuovo album intitolato Synthesis che rivisita molti successi del passato con orchestra e programming elettronico. Ecco cosa ne pensa Amy stessa, leader e cantante del gruppo.

Ciao Amy, come stai?
Sto bene, molto bene. Qui fa un bel po’ di caldo però mi piace, ha fatto troppo freddo quest’anno…

Perché avete deciso di chiamare questo nuovo album Synthesis?
Ha a che fare con diversi livelli di interpretazione, in realtà, livelli che avevano un senso per me. Da una parte si tratta di radici, questo album viene fuori da quello che siamo stati: l’orchestra, il programming, sono una parte importante degli Evanescence del passato. Quando abbiamo cominciato a fare musica e a scrivere canzoni, non avevamo una band: eravamo solo io e Ben, quindi ci dovevamo arrangiare per fare musica con quello che trovavamo. Nel corso degli anni, l’orchestra e la programmazione sono diventati una parte fondamentale: però ci siamo concentrati sui “chitarroni”, sulle batterie, sul suono rock che ci piace molto. Lo volevamo così, ma c’è un momento durante le registrazioni in cui ti dici “Vorrei che ci fosse un’orchestra, gli archi…” Per tornare in argomento, Synthesis è un incontro dei vari aspetti: c’è il sintetico e l’organico, c’è il programming elettronico e l’orchestra. Questo matrimonio in contrasto è perfetto. È anche una sintesi di ciò che siamo: del nostro passato e del nostro presente. È la musica della nostra storia, ma c’è anche una sorta di nuova musica.

Perché avete deciso di fare questa inversione a U di suono, visto che i fan vi conoscono per le chitarre, le melodie e i pezzoni rock?
Credo che abbia a che fare con qualcosa che avviene durante il processo di registrazione. Mi piace ascoltare le canzoni nude e crude. Gli Evanescence hanno molti elementi al loro interno, quindi volevo capire se fosse possibile mescolare questi elementi e ottenere qualcosa di nuovo. Quando ho sentito l’orchestra e la parte di programmazione, ho pensato che fosse il caso di renderli più in primo piano, non farli suonare solo in alcuni momenti. Ogni volta che mi vengono queste idee, le porto all’estremo, come se non riuscissi a controllarle: in questo caso ho detto “ricominciamo tutto da capo”, rifacciamo tutto. Sinceramente c’era da far incontrare l’abilità dei musicisti dell’orchestra con quella della nostra band di musicisti: siamo riusciti a tornare indietro, insomma. Il fatto che David Campbell sia ritornato ad occuparsi degli arrangiamenti è stato bellissimo, ha creato un incontro di musica classica meravigliosa con elementi dark profondi dei sintetizzatori. Comunque tranquilli, non ci siamo dimenticati delle chitarre!

Come sono state le sessioni di registrazione con David Campbell, visto che lo hai menzionato?
Sono state bellissime e incredibili, una delle cose più speciali che abbia mai fatto in vita mia. Abbiamo finito di registrare l’orchestra, stiamo finendo le parti vocali e le chitarre. L’abbiamo registrata da poco. Sembrava di stare in un film, come se fosse la colonna sonora della mia vita. Risuonare e rivisitare tutte le vecchie canzoni è stato incredibile: sono una parte importante della mia vita, dar loro una nuova veste è stato davvero speciale. Non a tutti capita questa opportunità: è un progetto speciale, non potrei essere più felice di questo.

Come pensi che reagiranno i fan a questo disco?
Lo ameranno, sicuro! (Ride). Abbiamo dato alle canzoni nuovi arrangiamenti, ma sono sempre loro. C’è molto degli Evanescence in questo lavoro. È un nuovo modo di vedere e ascoltare le canzoni, è davvero… nuovo, fresco. Piacerà moltissimo!

Ci sarà un tour di Synthesis? Faremo un tour con l’orchestra questo autunno, le date usciranno nelle prossime settimane. Non suoneremo sempre con l’orchestra. Non so bene quando saremo in Italia con questa parte del tour… Aspettate le date europee!

Attualmente siete comunque in tour, e suonerete a Milano il 4 luglio. Com’è tornare ad esibirsi dal vivo di nuovo dopo cinque anni di pausa?
Abbiamo suonato un po’ negli ultimi due anni, quindi non è che non fossimo più preparati. Ci sono state delle date e siamo stati in Sudamerica, mi sono divertita moltissimo a suonare nei festival di fronte a un mucchio di persone! Non penso di vivere on the road a lungo, anche se mi piace moltissimo, è una delle cose più belle del mondo… Andare in tour richiede tanto impegno: è come fare due lavori in una volta sola. Preferisco creare la musica, vivere e sapere cosa sto scrivendo, rispetto al resto. Ma ogni volta che suono dal vivo mi rendo conto di quanto le persone siano meravigliose, il pubblico europeo è incredibile e quello italiano è in assoluto uno dei migliori… E comunque una parte di noi è legata all’Italia, perché il nostro batterista Will Hunt suona con Vasco e ha fatto diverse date in Italia con lui. Abbiamo dovuto litigare per tenerci Will per questo tour, lui si comporta un po’ da capo perché parla italiano (ride).

Ci sono altri posti nel mondo dove ti piacerebbe suonare e che ti piacerebbe vedere, con gli Evanescence?
Sì, eccome, ce ne sono diversi… Non so cosa succederà nel mondo, ma vorrei andare in Egitto. Non abbiamo nemmeno mai suonato in India, mi piacerebbe moltissimo suonare lì, quella cultura mi affascina. Sto pensando che ce ne sono tantissimi, nemmeno mi vengono in mente adesso.. Cuba, ad esempio, vorrei andarci davvero! I miei nonni sono di Miami, quindi ho assorbito parte di quella cultura. Ce ne sono tantissimi, comunque.

Visto che la situazione mondiale è particolarmente difficile adesso, con gli attacchi e il terrorismo, che suggerimento ti senti di dare ai fan? Molte persone preferiscono rivendere i biglietti perché non si sentono sicuri ai concerti…
È pazzesco, è tremendo. Il mio pensiero è che non possiamo farci travolgere dalla paura, perché altrimenti vincerebbero loro. Non abbiamo cancellato il tour perché non si può vivere in quel modo, non è possibile: l’amore è più importante della paura, deve superare la paura. Dobbiamo essere intelligenti e preparati, guardarci intorno e tutto: dobbiamo occuparci delle persone, al tempo stesso non possiamo fare in modo che gli altri ci comandino e ci dicano cosa fare o come comportarci. Dobbiamo tenere testa, altrimenti, come ho detto, vinceranno loro. Possiamo arrabbiarci ma non dobbiamo odiare: l’amore è l’obiettivo, dobbiamo ricordarci che siamo più forti, che l’amore è più forte dell’odio. Dobbiamo ricordarcelo e vivere serenamente: uniamoci, sarà la prova del nostro coraggio. Dobbiamo vivere le nostre vite, ricordarci che non sappiamo quanto tempo insieme ai nostri cari avremo, e pensare a questo, senza perdere tempo, sfruttando ogni momento. L’amore vince.

Commenti

Commenti

TROVA CONCERTI