Onstage

Anastasio: «Fraintendetemi, ma non strumentalizzatemi»

Il trionfo a X Factor 12 non è bastato ad Anastasio per placare le polemiche, scatenate da un articolo di Noisey, in cui il neo-vincitore del talent veniva “accusato” di simpatizzare per la destra italiana, da Salvini a Casa Pound, toccando anche i discussi leader politici d’oltreoceano, incarnati alla perfezione da Donald Trump. E così, all’indomani della sua incoronazione, il giovanissimo artista di Meta di Sorrento si è trovato costretto a parare i colpi, prima ancora di poter commentare la propria musica, celebrata non solo dal disco d’oro guadagnato dall’inedito La Fine del Mondo, ma anche dell’EP di debutto – omonimo – uscito il 14 dicembre per Sony Music, nel quale sei tracce cristalline e durissime tentano di creare una summa della poetica (più che delle sonorità) di colui che un tempo si faceva chiamare Nasta (nome che i compagni d’avventura continuano, ad ogni modo, ad usare).

La vita, al di fuori delle pareti del loft, funziona però così. Nel suo piccolo, Anastasio ne sembra consapevole, anche se non può che esserne dispiaciuto.

«Dal fraintendimento nasce la discussione – commenta alla stampa – il risvolto della medaglia è che dal fraintendimento nasca anche la strumentalizzazione. Faccio i conti anche con quello. Ormai sono un personaggio pubblico e ci sono sia gli sciacalli che quelli che ti stanno a sentire. Non posso fare la mia arte trattenendomi per paura di essere strumentalizzato. Faccio musica per chi mi ascolta. Poi se mi volete strumentalizzare cazzi vostri. Io ho la coscienza pulita».

La posizione è scomoda, ma va detto che Anastasio non si tira indietro e non rinnega. Prova a spiegare, ammette che il profilo Facebook finito sotto accusa è effettivamente il suo, così come i like piazzati a realtà destrorse, da cui – ad ogni modo – dichiara di non sentirsi rappresentato.

«La destra si è ribaltata in sinistra, la sinistra in destra. – dichiara il rapper – Oggi la destra difende i lavoratori, la sinistra si occupa di temi sociali. È un casino, non riesco a capire. Ho opinioni su fatti di cronaca. A volte pendono da una parte, altre volte dall’altra. Mi etichetto libero pensatore. Per me anche Salvini può dire una cosa giusta, così come Renzi. Guardo ciò che uno dice, non chi lo dice». Confessa di aver votato scheda bianca alle ultime elezioni, di essere interessato a ciò che Trump ha da dire perché, in fondo, «è il Presidente degli Stati Uniti» e di essersi concentrato a capire il recente «afflato della destra» in Italia. Senza schieramenti di sorta, solo per amore di informazione.

Sotto accusa, però, è finito anche un suo pezzo, contenuto proprio nell’EP. Un adolescente, quarta traccia, esordisce con la frase Nel cesso ho disegnato un’altra svastica. Quando gli si chiede di cosa parla esattamente quel brano, Anastasio ride e commenta che, visti i recenti sviluppi, sì, sembra «calzare a pennello».

«Per chi vorrà ascoltarmi – aggiunge poi seriamente – quel testo parla dello stato d’animo di un adolescente, qualcosa che ho vissuto anche io. Parla di confusione, dell’idea di ribellarsi. Un verso della canzone dice Sono depresso adesso che non ho niente più da infrangere. Non si riferisce a una vera ribellione, ma a un ribellarsi a quegli schemini che ti vengono dati. Dire una parolaccia quando ti vietano di dire parolacce. La svastica non si fa? E io la faccio. Il tipico atteggiamento che nasconde la fragilità di un adolescente. Spero passi questo del testo, l’orientamento politico non c’entra niente».

E, in effetti, alla musica di Anastasio andrebbe rivolta una grandissima attenzione. Un adolescente, così come La Fine del Mondo, sono prodotti da Don Joe. E si sente. Dj Kiddo ha invece curato le basi di Ho lasciato le chiavi (l’inedito portato agli Home Visit) e Costellazioni di Kebab (prodotto insieme a Enrico Brun). Chiudono la tracklist la personalissima versione di Anastasio di Generale di Francesco De Gregori e quello che ci permettiamo di definire un piccolo capolavoro, Autunno. La quinta traccia dell’EP dell’artista campano è infatti un featuring da incorniciare con i BowLand, compagni d’avventura nel corso del talent, capaci di usare gli strumenti musicali (e non solo) in modo a dir poco innovativo. In Autunno le musiche appartengono al magico universo della band persiana, mentre Anastasio e Leila si dividono il testo, tra barre in italiano e poesia iraniana. Una magia, davvero.

«Mi piace quello che ho messo in questo EP e penso che sia la cosa più importante. – ci dice Anastasio – Oltre ai tre pezzi che avevate già sentito, ci sono tre inediti che mi rappresentano davvero. Autunno è una chicca, il mio preferito di questi tre. Un pezzo veramente bello».

Il pezzo pare sia nato, addirittura, durante la permanenza nel loft, quasi per gioco. Ma a vedere la sintonia artistica che corre tra la band (classificatasi quarta) e il rapper anche durante la conferenza stampa non stupisce affatto che dal nulla sia venuta fuori questa poesia visionaria, che fonde due mondi e due culture apparentemente lontanissimi.

Lo stile di Anastasio, a sentire il suo EP, è del resto chiarissimo. Più che al rap, andrebbe accostato alle regole dei poeti (non a caso in molti hanno affiliato l’artista alla slam poetry), per le rime, la ridondanza di concetti e parole che si incastrano nei meandri di chi ha un immaginario ben preciso (dall’idea di intossicazione ai costanti riferimenti a cieli aperti e costellazioni), replicato con derive differenti in ogni singolo brano.

IL DNA è, insomma, nero su bianco e ben riassunto da un brano come La Fine del Mondo.

«Quel brano è nato in un periodo in cui ero molto depresso. – ci spiega Anastasio – Sentivo di non avere motivi per alzarmi dal letto. Potevo stare mattinate intere a rotolarmi nelle coperte e trovo questo stato d’animo tremendo. Mi sono alzato a un certo punto, mi sono detto che non mi andava di passare le giornate così. Quel pezzo è un urlo di disperazione, più che un urlo di rabbia. È un urlo di vita. Di una persona stanca del nulla, che vuole fare qualcosa di grandioso».

Anastasio ammette, del resto, che i pezzi li scrive «a cascata». «Non ho un metodo preciso. – aggiunge – Scrivo il primo verso e dopo il primo verso viene fuori una canzone, senza che me accorga».

Curioso che tra le sue influenze citi poi artisti come Willie Peyote e Dutch Nazari. Forse Anastasio non lo sa, ma proprio per Dutch Nazari Dargen D’Amico coniò una definizione che potrebbe stare a pennello anche su di lui, che fa fatica a etichettarsi come rapper o cantautore. Il cantautorap, ecco, potrebbe essere una categoria in cui trovarsi a proprio agio, anche se le categorie – ci rendiamo conto – sono in fondo cornici molto fragili. «Più che di ispirazioni parlerei di artisti da cui ho imparato qualcosa. – precisa al riguardo Anastasio – Su tutti De Andrè e Caparezza, sono quelli che ho ascoltato spasmodicamente. Ultimamente mi hanno colpito Willie Peyote e Dutch Nazari. Mi hanno fatto capire che ci sono derivazioni del rap molto fighe. Da ragazzino? Ero pazzo di Fibra e Marcio».

Sono influenze sonore che si sentono molto nell’EP, che prende però nello stesso tempo le distanze da ciò che il rap – al giorno d’oggi – rappresenta, apparecchiando per chi ascolta immagini di un male di vivere moderno, di cui Anastasio si fa suo malgrado portavoce, ricorrendo spesso a metafore fortissime e fortemente provocatorie.

«A me piace essere frainteso – ribadisce infatti – ma certi meccanismi mi danno fastidio. Il fraintendimento porta a un dialogo. La strumentalizzazione è fine a se stessa e serve solo ad attaccare. Se devo dosare le mie parole, perdo sincerità». E quella ci auguriamo che, nel bene e nel male, Anastasio non la perda mai.

Grazia Cicciotti

Foto di Virginia Bettoja

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