Onstage

Angelica: «Finalmente libera da consigli e riscontri»

L’8 marzo è uscito il primo album da solista di AngelicaQuando finisce la festa – che, messa alle spalle l’avventura con i Santa Margaret, ha deciso di scrivere e cantare solo per sé. Il nuovo singolo (per Carosello Records) si intitola Beviamoci ed è un brano splendidamente pop che mostra però tutta l’originalità della sua penna. Tra live e musica nuova, Angelica ci racconta il suo nuovo percorso, non sempre semplice e in discesa, ma ricco di piccole grandi soddisfazioni.

Ciao Angelica, iniziamo subito dal singolo. Un brano pop e accattivante. Com’è nato?
Beviamoci parla di quel momento di godimento sadico che arriva quando ti rendi conto che una persona, con cui hai avuto un po’ a che fare e non vedi da un po’ di tempo, ti racconta la sua vita. Tu immaginavi chissà cosa avesse fatto e invece non è successo nulla. Hai presente quando perdi tempo a prepararti e truccarti per incontrare questa persona poi c’è l’effetto soufflè? È una sensazione positiva e leggera, perché alla fine è molto comune. Non sto parlando di massimi sistemi, quindi anche la produzione del pezzo ha un sound che segue un po’ questo mood. È venuto fuori questo pezzo molto leggero, che si porta dietro una malinconia lontana e un po’ retrò. Appena l’ho provato in studio, mi è piaciuto subito.

Anche il video segue questo mood un po’ leggero e un po’ vintage…
Il video lo abbiamo girato in una sera, un po’ in VHS e un po’ in digitale. Ho chiamato Claudia Decaro, che ha curato anche la realizzazione dei due video precedenti. Non avevo tempo né testa, per cui le ho proposto di fare una cosa un po’ a caso. Così abbiamo fatto, in modo molto rapido nel giro di una notte, nella casa di produzione (Basement, ndr). Abbiamo tirato su un telo e abbiamo fatto il video completamente a caso. Non c’è nessun messaggio dietro, però ci siamo divertite.


Tra i musicisti che hanno collaborato al pezzo, spiccano nomi di tutto rispetto: Massimo Martellotta, Fabio Rondanini, Ivo Barbieri e Daniel Plentz.
Mi piace tantissimo il fatto che il pezzo abbia sonorità così pop e sia suonato da gente che tendenzialmente fa altro. Ascoltare un brano un po’ femminile, leggero e pop suonato da Rondanini, Martellotta o Danil è fantastico. Mi piace l’idea di avere a disposizione questi musicisti maschi (ride, ndr).

A proposito di musica suonata, parliamo di live
Sai, da un lato eviterei tutti i passaggi prima del live, perché stare sul palco è la parte che mi piace di più. Dall’altro lato, per la data di Milano ero molto agitata, anche perché era proprio il primo live con la nuova band e ho dovuto pensare a mille cose. Sono contenta però, perché la band è fighissima e anche il set è molto interessante. Alla fine siamo pochi e senza sequenze, suoniamo tutto. Ognuno di noi suona due cose alla volta e ci passiamo gli strumenti. Questa cosa mi piace molto.

A Milano tra l’altro c’è stata una bellissima risposta da parte del pubblico.
Non me l’aspettavo, sono molto felice anche di questo. Chiaramente non me la sono goduta perché ero in paranoia, però ho deciso che da adesso in poi non voglio più essere in ansia. Faremo altri live e tutto diventerà più automatico. Già due giorni dopo Spaghetti Unplugged ero più rilassata, perché tutto diventa a mano a mano più semplice dal punto di vista tecnico e pratico. Io poi sono una a cui succedono tutte le sfighe. Su un pezzo mi si è staccato il basso tre volte. Però ci rido su.

E ora per cosa ti stai preparando?
Venendo da una band, ho un’impostazione da concerto e da musica suonata. Non vedo l’ora che arrivi l’estate, perché ora ci saranno date nei club, l’apertura del tour di Miles Kane e poi soprattutto i festival estivi. La band è super, lo ribadisco. Il live sarà diverso dal disco, perché abbiamo ri-arrangiato i brani.

Ecco, a questo proposito com’è cambiato il tuo approccio al live e alla musica nel passaggio da una band alla carriera solista?
Sicuramente mi sento più libera in generale, soprattutto nelle scelte. La libertà però è arrivata dopo. Prima ho sentito un po’ la difficoltà di dover cambiare metodo lavorativo. Quando sei in una band puoi confrontarti e chiedere consiglio, le idee sono filtrate da altre teste. All’inizio ero in difficoltà perché dovevo fare tutto da sola e, in più, sono molto insicura quindi mi è mancato il passo. Tutta questa difficoltà si è tramutata però poi in emancipazione, in una libertà dal dover sempre chiedere consiglio e dal dover avere sempre un riscontro. Superate la paura e la difficoltà, è subentrata la libertà e quel percorso è stato più stimolante a livello umano che non professionale. Anche se non sembra, sono una timidona e fare questo percorso mi è servito tantissimo per aprirmi.

Dell’album, invece, cosa mi dici?
Sono arrivata dal produttore con 40 pezzi più o meno prodotti. Alcuni erano anche provini molto avanzati, non solo chitarra e voce. Da questi 40 pezzi, abbiamo tirati fuori una decina di brani, ma non abbiamo scelto per meritocrazia. Devo dire anzi che sono rimasti fuori pezzi per me molto belli, ma abbiamo fatto una scelta con lo scopo di creare un quadro. Per me il disco è un viaggio e volevo che tutti i compagni di viaggio stessero bene insieme. Ora qualche canzone sicuramente uscirà prima o dopo l’estate. A volte però succede qualcosa che ti serve come ponte per arrivare a qualcos’altro. Alcuni brani per me sono così, e resteranno lì per sempre chiusi in un cassetto.

Quanto è difficile al giorno d’oggi essere una cantautrice, secondo te? Senti il peso o la responsabilità di essere una donna in un mondo prevalentemente maschile?
Ha i suoi pro e i suoi contro. Sicuramente potrò risponderti meglio a questa domanda tra un po’, quando vedrò realmente che tipo di vita farò. Il pro è che di donne ce ne sono poche ed è chiaro che nei loro confronti ci sia un po’ di attenzione di più. Nello stesso tempo è anche triste che ce ne siano poche. Non so il perché, le motivazioni potrebbero essere tantissime. La donna fa un po’ più fatica in certe situazioni. Non solo nel mondo musicale. Penso che sia un problema sociale e culturale.

Grazia Cicciotti

Foto di Elena Di Vincenzo

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