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Auroro Borealo: «Ma quale arte! Lo faccio solo per lo stage diving»

Partirà il 28 settembre dalla sua Milano lo Specialone Tour, la nuova serie di date a tema di Auroro Borealo. Con tre dischi, usciti in soli due anni, in curriculum – Singoloni, Sappi che ti ho sempre voluto bene e Adoro Borealo – Auroro è pronto a tornare sulla strada, dopo la doppietta messa a segno al Mi Ami, con le due partecipazioni del 2018 e 2019, e gli oltre novanta concerti suonati insieme alla sua band: I capelli lunghi dietro.

Saranno sul palco con lui anche questa volta, per accompagnarlo con stile nella sua pratica preferita, lo stage diving, cuore pulsante di un tour, con cui il cantante più stonato d’Italia, vincitore del premio Best New
Live della KeepOn Live Parade 2019 (classifica stilata dai direttori artistici e gestori dei club italiani aderenti al circuito KeepOn Live), saprà nuovamente sorprendere il suo pubblico. Una serie di eventi imperdibili e irripetibili, ricchi della sagace ironia di un performer senza eguali, nuova, discutibilissima icona della cultura pop contemporanea.

Adoro Borealo è un album estremamente ricco di temi: giovani, anziani, ex, lavoratori precari, opere pubbliche fallimentari, primi pomeriggi sporcaccioni, ipocondria e scelte di vita clamorosamente sbagliate. Quale possiamo dire che sia il filo conduttore che li accomuna?
Mi piacerebbe rispondere: un compendio delle miserie umane, però in realtà non è vero. Credo che sia più l’approccio pop, non tanto musicale, ma televisivo, l’immaginario legato alla cultura pop in generale. Anche nei video stiamo facendo quest’opera gigante per cui ogni video riprende degli aspetti della cultura cinematografica e televisiva pop, dalle televendite, ai tarocchi, alla soap opera. Poi, sai, avendo ascoltato tantissima musica, molta brutta e qualcosa di bello, ed essendo abbastanza scarso come musicista e cantante, è chiaro che le mie influenze escono particolarmente forti nel disco. Ci sono artisti che riescono a trovare il proprio stile e la propria caratteristica distintiva nella voce, io invece sono scarso e devo lavorare con quello che ho.

Dai, Auroro, non ti buttare giù! Come dici, a livello di sonorità mostri un eclettismo disarmante, c’è un genere che Auroro Borealo non affronta con disinvoltura?
Forse la Trap, però non è detto. Lo ammetto, è una posizione da vecchio snob, ma me lo chiedono tutti, quindi io dico “no”, pur essendo molto affine alle mie capacità tecniche. Probabilmente come trapper sarei fortissimo, ma vorrei trovare un ragazzino di tredici anni, che fa Trap e farmi produrre il disco da lui. È la sola condizione per cui potrei fare un disco Trap, ma deve fare tutto lui, io non devo fare niente.

Come sottolineavi prima hai ascoltato tonnellate di musica di merda, tanto che sei la mente dietro il blog Orrore a 33 giri. Quanto ti ha aiutato il fatto di confrontarti quotidianamente con tanti e tali capolavori a trovare la tua strada?
Ci tengo a sottolineare che è lei che ha trovato me, nel senso che mi ha proprio folgorato quando ho iniziato a ricercare nei mercatini dei dischi orribili di gente insospettabile, come Giucas Casella o Alessandra Mussolini. Anche perché la chiamiamo musica brutta, ma in realtà io la trovo bellissima, me la ascolto normalmente, mi piace e quindi cerco di avvicinarmici più possibile, anche senza volerlo. Non credo che potrei mai fare un disco bello… inteso come serio.

E quindi quali sono stati i tuoi maestri? …che evidentemente hai superato.
Aspetta… mi hanno appena fermato per strada. Mah, forse mi hanno scambiato per qualcun altro.

Ma no, ti avrà riconosciuto!
Quello succede e mi inquieta sempre molto, perché dico: ma non avete qualcun altro con cui fomentarvi, alla fine sono un impiegato e pago il mutuo. Vabè, scusa l’interruzione, dicevi?

Quali sono stati i tuoi maestri?
Frank Zappa, che mi ha letteralmente folgorato quando avevo quattordici anni; Freak Antoni degli Skiantos, la sua cassettina mi è capitata tra le mani quando avevo sette anni e mi ha veramente devastato, poi, crescendo ho avuto il privilegio di diventarci amico e di suonare su alcuni palchi con lui; e Ariel Pink, che per me è l’Elvis Presley del Ventunesimo secolo, nel senso che è riuscito a prendere un linguaggio vecchio e a trasformarlo, senza snaturarlo, in qualcosa di nuovo. E soprattutto è la dimostrazione che, a un certo punto, uno se ne può anche fregare di far suonare bene le cose, puoi tirarle giù così come hai in mente. Altrimenti io non avrei fatto niente, ma per me fare quello che faccio è come un’esigenza, come respirare, come far la cacca. Si può dire?

Ma sì, la facciamo, ne parliamo! Per ogni mondo sonoro di questo disco hai trovato il featuring perfetto. In particolare spiccano quello con Ruggero dei Timidi in Sessone, con Johnson Righeira in Venezia è una città bellissima (ma non ci vivrei mai) e i Punkreas in Avrò sbagliato qualcosa. Come sono nate queste collaborazioni?
A vanvera, com’è giusto che sia. In questo disco non ci dovevano essere dei featuring, l’unica cosa che avevo in mente, era che volevo fare una cosa con mia mamma, perché nel disco precedente l’avevo coinvolta nel video di una canzone punk. Lei si era prestata, senza sentire la canzone, poi ha sentito che c’erano un sacco di parolacce e si è un po’ risentita che l’avessi tirata in mezzo. Così mi ha detto: “Se scrivi una canzone nelle mie corde, nel mio stile, con la mia cifra, io la canto”. Ovviamente non volevo lasciarmi scappare questa occasione, quindi mi sono messo nei suoi panni, nella sua testa e ho scritto Mio figlio è ipocondriaco. Tutti gli altri non c’erano. Avevo già scritto tutti i pezzi, ma poi arriva Ruggero dei Timidi, che mi dice: “Ue, ma come mai non abbiamo ancora mai fatto qualcosa insieme?”. E io: “Pronti, c’è Sessone, che è perfetta!”. È andata così anche con Johnson Righeira, avevo pronto Venezia, che tra l’altro è il chiaro esempio di come mi piacciano questi riferimenti musicali completamente desueti, come il Rondò Veneziano e lo dico con vergogna, non con orgoglio. Insomma, alla fine mi mancavano tre canzoni per fare tutto il disco di featuring, quindi, visto che tra questi c’era un pezzo punk, ho pensato a quelli che rappresentano la scena punk degli ultimi trent’anni. Ci conoscevamo per via del pezzo punk del disco precedente, quindi li ho contattati e sono stati felicissimi. Tutti gli altri sono amici, persone che stimo, come Gianfranco Manfredi, che è stato il primo a fare musica di rottura in maniera ironica in Italia, anche prima degli Skiantos, quando c’era ancora la contestazione, negli Anni di Piombo, lui prendeva già per il culo il movimento operaio, che era una roba intoccabile in quel momento. Alla fine è uscito questo mischione nel disco, in cui io canto pochissimo e questo è un bene, però ha senso per me, che l’ho fatto e probabilmente ce l’ha anche per qualcun altro.

Parliamo di live: quest’anno hai bissato al Mi Ami: una consacrazione?
Non lo so, perché anche lì è nato tutto per caso, però a memoria ricordo pochissimi casi di musicisti che hanno partecipato due anni di fila. Per battere però la cosa degli anziani che suonavano l’anno prima, dovevo fare qualcosa di grosso, quindi ho pensato all’orchestra di quaranta elementi. Da lì è nata l’idea del Festival, per cui c’era il cambio d’abito a ogni canzone, il televoto e alla fine questi quaranta violini li abbiamo spaccati su palco, ma tranquilli non erano Stradivari.

Ma quanto ti diverti a suonare live?
Il vero motivo per cui faccio tutto questo sono i live! C’è chi dice di farlo per l’arte, io invece lo faccio per lo stage diving, per buttarmi sul pubblico sperando che mi prenda, è una sensazione che secondo me dovrebbe provare chiunque. Questa cosa qui a me piacerebbe farla per tutta la vita, cioè non mi interessano robe del tipo: divento famoso, mi compro la casa e chi s’è visto s’è visto. Il mio obiettivo è morire sul palco, arrivare da vecchio a fare ancora questa cosa qui, che è molto faticosa, soprattutto se lavori. Alla fine io parto dall’assunto che a nessuno frega un cazzo di quello che ho da dire: chi è che ha voglia di venire ad ascoltare il pippone sull’ecologia o te che piangi perché la ragazza ti ha lasciato, però la gente ha voglia di divertirsi, questo è sicuro.

È un po’ il presupposto da cui nasce lo Specialone Tour. Raccontami l’idea dietro a questa serie di date a tema?
Le farò nei posti dove ci hanno accolti con più affetto e, visto che ci vogliono bene, le facciamo speciali. Poi ci siamo accorti che era proprio questo loro essere speciali, nonostante l’idea dietro ad ognuna sia diversa, a potercele fare trasformare in un tour.

Ma andiamo con ordine. Milano: Il compleanno di Auroro Borealo.
Non è proprio il mio compleanno, ma è la data più vicina che c’è e Milano è la mia città. L’ultima volta che abbiamo suonato al Magnolia era pieno di volti a me noti, perché la metà dei miei ascoltatori viene da Milano, come me e anche senza volerlo sono molto legato al territorio milanese.

Il miglior regalo che potresti ricevere per l’occasione?
Il più bel regalo sarebbe che mia mamma venisse a cantare la canzone, ma non so se ce la farò. A me però i regali piace più farli che riceverli, quindi spero che nessuno mi metta in imbarazzo portando dei regali, perché ho anche il pianto facile.

Firenze: Uffizio Borealo.
La mostra d’arte di Auroro Borealo. Ci saranno delle opere d’arte, pezzi unici che farò rare da degli artisti e che saranno in vendita per l’occasione.

A Trento, invece, ci porterai nella tua biblioteca.
Sì, perché il posto si chiama Bookique e io sono un grandissimo appassionato di libri brutti, assurdi, quindi ne porterò un sacco da regalare a chi partecipa. È un modo anche di incentivare il book crossing.

Il miglior libro brutto che hai letto?
Ah, ce n’è uno del ’72, sponsorizzato dalla Findus, che si chiama Alimenti surgelati: Affascinante Realtà e ti garantisco che mantiene quello che promette.

Tolentino: Auroro Borealo Tribute Band.
Esatto, è proprio così. Magari ci faccio un salto, vado a bermi una birretta e a vedere come suonano ‘sti ragazzi.

Roma: La spaghettata di Auroro Borealo.
Lì suoniamo. Cucineremo un’amatriciana e poi ovviamente ci sarà il concerto. Le scalette saranno tute diverse, a questo punto abbiamo talmente tanti pezzi, lo so è assurdo, che possiamo permetterci di variare le scalette.

Foggia: Siamo tutti Auroro Borealo.
Foggia è uno dei posti dove ci amano di più, quindi cercheremo di fare una roba tipo Essere John Malkovich e chiederò a tutti quanti di essere Auroro Borealo per una notte. Non è difficile, eh! Noi ci divertiamo un sacco a fare queste stupidate e il segreto e la scoperta è che se ti diverti tu, non è automatico, ma è facile che si divertano anche gli altri.

Brescia: Auroro il film.
Sì, pubblicherò un film. Raccogliamo tutti i videclip che hanno un fil rouge di narrazione della cultura televisiva pop, e ci aggiungeremo anche altri contenuti.

E poi?
Non so se dovrei dirtelo, però, quasi quasi te lo disco: faccio uscire un disco a sorpresa. Non ho ancora capito quando, ma abbastanza presto e, siccome è una cosa abbastanza strana, non ho ancora capito cosa farò. Mi piacerebbe fare un tour europeo un po’ punk. Ma poi fa ridere che te lo stia dicendo, perché così non è più una sorpresa.

Beh, lo è, visto che non ne sappiamo niente, nemmeno tu!
Sappiamo che c’è e che uscirà da un giorno all’altro.

Specialone Tour 2019:
Sabato 28 settembre – Il Compleanno di Auroro Borealo @ Serraglio – Milano;
Venerdì 18 ottobre – Uffizio Borealo – La mostra d’arte di Auroro Borealo @ Viper – Firenze;
Venerdì 8 novembre – La biblioteca di Auroro Borealo @ Bookique – Trento;
Venerdì 15 novembre – Auroro Borealo Tribute Band @ Rewind – Tolentino (MC);
Sabato 16 novembre – Cucino Borealo – La spaghettata di Auroro Borealo @ Whishlist – Roma;
Sabato 14 dicembre – Siamo tutti Auroro Borealo @ The Alibi – Foggia;
Sabato 28 dicembre – Auroro – Il Film @ Latteria Molloy – Brescia.

Credito foto: Ufficio Stampa.

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