Onstage

Baby K: «Canto e scrivo non di vittime, ma di superdonne»

Dopo il successo del super tormentone Roma-Bangkok ft. Giusy Ferreri, quest’estate, Baby K è tornata a farci ballare con Da zero a cento, Come no e, più di recente, Aspettavo solo te. Tutti singoli estratti dal suo nuovo album Icona, in uscita il 16 novembre, a tre anni di distanza dal precedente Kiss Kiss Bang Bang.

«Tre anni sono tanti, però sono stati necessari e oggi sono molto orgogliosa di questo disco, che mi rappresenta in tutte le mie sfaccettature», racconta Claudia Nahum (vero nome della cantautrice) a proposito di questo suo terzo album, che ne segna l’esordio alla direzione artistica e al quale ha voluto dare un titolo altisonante, ma senza nulla di autoreferenziale.

«Il titolo nasce da una riflessione su quello che può significare oggi la parola Icona. Grazie ai social abbiamo un palcoscenico, dove le persone si comportano come se avessero un pubblico a cui devono assolutamente comunicare, protagonisti dello show, a prescindere dalla propria età, dal loro lavoro, dal loro scopo e obiettivo. – spiega – Un’icona, però, è eterna. Madonna, Michael Jackson sono icone, basta un guanto glitterato per capire che stiamo parlando di Michael, ma loro sono persone che hanno dedicato tutto all’arte e l’hanno rivoluzionata. C’è tanto sacrificio dietro la nascita di un’icona e forse anche uno scotto più alto da pagare, visto che sono tutte morte giovani o sono state massacrate dai media. Comunque è un sacrificio che verrà riconosciuto per sempre».

Da questa riflessione critica prendono le mosse le dieci tracce di Icona: una scaletta dal suono più compatto rispetto ai dischi precedenti, in cui, tra melodie orientaleggianti e ritmi latini, emergono sia il lato rap, che il lato urban pop della Femmina Alfa, qui più grintosa e positiva che mai.

«Sono sincera quando scrivo, quindi è normale che il mio sia un punto di vista femminile, quella che rappresento, però, non è mai una donna vittima, succube, è una donna che sceglie e quando asseconda lo fa perché è consapevole e ha voglia di farlo. Spesso si tende a parlare delle donne come vittime di qualcosa, ma a mio avviso non è assolutamente veritiero e non è possibile, perché quello che vedo è un mondo dove le donne sono delle superdonne, studiano, lavorano, rientrano in più ruoli, fanno quello che tanti non fanno. È importante che qualcuno scriva e ricordi come sono fatte le ragazze oggi».

Sedici dischi di platino in carriera, regina incontrastata delle estati italiane, Baby K arriva questa volta alle porte dell’inverno con un album, ricco di collaborazioni importanti – da J-Ax a Vegas Jones e Gemitaiz, fino al cantante spagnolo Andrés Divicio -, ma nel quale ha messo tanto di suo, dalla scrittura dei brani, testi e musica, alla direzione artistica.

«Nella vita di tutti ci sono degli up e dei down, ma oggi sento che sono arrivata ad un punto in cui sono sicura di quello che sono, quello che mi occorre, quello che voglio fare e sento di avere un’identità più netta e precisa. È uno sviluppo che arriva da alcune tappe difficili, quindi volevo ringraziare le forze del mondo, che mi hanno portata ad aver concluso un disco divertente, positivo, non pretenzioso, ma diretto e curato in toto da me e di cui sono orgogliosa».

Un orgoglio che, dopo l’instore tour al via il 16 novembre da Roma e con cui girerà in lungo e in largo per la Penisola fino al 12 dicembre, Baby K porterà nei live del 28 marzo al Fabrique di Milano e del 29 al Largo Venue di Roma.

«Ormai ho maturato un repertorio che sta in piedi e Icona si presta assolutamente al live per molti motivi. Tra l’energia del rap e i momenti più intimi, questo disco mi consentirà di portare un live articolato e quindi di fare quello che voglio sul palco, cioè rappresentarmi in toto, portando tutte le mie sfumature. Non vedo l’ora».

Cinzia Meroni

Foto di Ufficio Stampa - Testo di Cinzia Meroni

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