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Banco del Mutuo Soccorso: «Vivere è oggi più che mai una grande scommessa»

Sono trascorsi 25 anni dall’ultimo album di inediti del Banco del Mutuo Soccorso (13, pubblicato nel 1994), per cui Transiberiana è più di un ritorno sulle scene per la storica band.

Transiberiana – in uscita sul mercato mondiale il 10 maggio – è infatti un vero e proprio evento, che celebra un gruppo in parte rinnovato (a causa della scomparsa di Francesco Di Giacomo e Rodolfo Maltese) con le new entry Tony D’Alessio, Marco Capozi e Fabio Moresco e, nello stesso tempo, porta sul mercato discografico un concept album figlio di un genere capace ormai di rappresentare un unicum. Oggi più che mai.

«Ci siamo prefissati sin da subito di non fare il verso a noi stessi, perché Prog è il contrario di banalità. – esordisce subito in conferenza Vittorio Nocenzi – Ci siamo focalizzati sul fatto che il disco dovesse essere vero, ispirato e che raccontasse come la pensiamo sulla vita in generale. Il lavoro di un artista deve sempre offrire una versione etica, solo così l’arte è ancora più bella, qualunque arte essa sia».

Che significato assume però questo Transiberiana nel 2019? «Basta osservare ciò che è sotto gli occhi di tutti – precisa Nocenzi – non è vero che la gente accetta questa globalizzazione spenta. La vita non si può ridurre solo ai soldi. Dobbiamo smettere di vederla come un film, è il degrado del vissuto contemporaneo. Questo album è per la gente che la pensa come noi. Transiberiana ci ha permesso una narrazione ampia e di vedere orizzonti. La Siberia poi è un posto inconcepibile e l’estremismo del vivere alla fine non è che una metafora dei nostri giorni. Viviamo in un mondo senza valori».

Transiberiana è di fatto un viaggio figurato e sonoro tra lande desolate e ricche di pericoli, ma è soprattutto un invito a non farsi abbattere dalle difficoltà dell’esistenza. Un concetto generale che diventa contingente se applicato all’hic et nunc. «Parlare dei massimi sistemi se ti sei fermato in seconda elementare non ha senso. – puntualizza sempre Nocenzi, che ne ha anche per i vegani – Era necessario per noi andare controcorrente anche adesso, perché non ci rispecchiamo molto nelle modalità della vita contemporanea. La società è una forbice. In un’estremità trovi il fanatico presuntuoso e nell’altra l’ignorante. I prodotti culturali in questo scenario diventano inciampi, perché risultano pesanti».

Da qui anche la necessità di far uscire ora questo album e non prima, nonostante l’inevitabile buco temporale venutosi a creare nella discografia del Banco del Mutuo Soccorso.

«La musica nasce dal contesto in cui vivi e Transiberiana è stato ispirato dal vivere contemporaneo – commenta sempre Nocenzi – prima probabilmente non avevamo maturato alcuna riflessione. Abbiamo anche speso troppo tempo nell’attività concertistica. Per questo non vediamo l’ora di registrare il prossimo disco. Ci siamo sempre rifiutati di registrare dischi se non sentivamo il bisogno di farlo. Aspettavamo questa ispirazione e forse anche il dolore nato dall’aver perso due componenti serviva a spronarci. Penso però che Francesco e Rodolfo siano sulla Transiberiana con il volto schiacciato sui finestrini».

In merito alla scomparsa dei due colleghi, Nocenzi parla quasi di un «accanimento del destino», ma – aggiunge – «io sono tignoso e non ci sto. Transiberiana è anche questo, riuscire a trasformare in positivo le cose negative che ti accadono».

Inutile ribadire che l’album rappresenta anche una «risposta doverosa» al numeroso e affettuoso pubblico della band. «Un artista non deve mai dimenticare il privilegio di essere considerato e ascoltato – spiega Vittorio – la gente ha tantissimi problemi e se ti dona un po’ del suo fanciullino è una cosa meravigliosa».

Nell’album spunta anche la mano di Paolo Logli, che ha aiutato Nocenzi a curare i testi, e quella di Michelangelo – figlio di Vittorio – rivelatosi un vero e proprio prodigio nelle composizioni. «Scoprire in mio figlio il mio alter ego musicale è stato bellissimo» spiega Nocenzi, supportato da Tony e Filippo che confermano l’apporto assolutamente positivo – anche in termini di spinta emotiva – del giovane pianista. Il bilancio nei confronti delle nuove generazioni non è però sempre così caloroso.

«La mia generazione ha fallito – ammette infatti Nocenzi a fine conferenza – il degrado è insopportabile. Vedo tante persone disperse. Ora si confonde l’informazione con la conoscenza. Poi saltare sul carro del vincitore in Italia è uno sport nazionale, e questo non ci fa bene. Siamo stati sicuramente cattivi maestri». «Vivere – conclude Vittorio – è oggi più che mai una grande scommessa».

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