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Biffy Clyro

Biffy Clyro e l’album unplugged: «Intensità, lacrime e musica onesta»

Si intitola MTV Unplugged: Live At Roundhouse London il primo album acustico dei Biffy Clyro, uscito il 25 maggio e registrato nella famosa sede Roundhouse di Londra, l’8 novembre dello scorso anno. È un progetto importantissimo, sia perché segna il rilancio in UK dell’iconica serie MTV Unplugged, un cult negli anni ’90, sia perché la band ha potuto in questo modo confrontarsi con un nuovo sound, che porterà in giro per l’Europa a partire da settembre (con tappa al Teatro Dal Verme di Milano l’1 ottobre). In occasione di una loro visita a Milano, abbiamo chiesto qualcosa in più a Simon Neil, James Johnston e Ben Johnston su questo progetto.

Ciao ragazzi, bentrovati! A proposito di MTV Unplugged, eravate fan del format negli anni ’90?
Simon: Certo! Negli anni ’90 eravamo ragazzini. Forse per i ragazzi di oggi è difficile immaginare un tempo in cui esisteva un solo canale musicale, su cui apparivano artisti del calibro di Michael Jackson, Madonna, Alice in Chains. È stato un periodo bellissimo, che sicuramente non tornerà più. Era un momento culturalmente rilevante e ogni perfomance unplugged era importante, da Mariah Carey ai Pearl Jam, passando per George Michael. Per cui, sì, era un fenomeno pazzesco e la mia risposta è semplicissima: certo che guardavamo MTV!

Quanto è importante, secondo voi, riproporre la musica unplugged in un momento artistico come quello che stiamo vivendo, in cui c’è chi la musica la fa al pc nella propria cameretta?
James: Sinceramente, penso sia importantissimo tornare ad un approccio alla musica più organico e sincero. Quando abbiamo registrato l’album, volevamo creare un’atmosfera “da falò”, come se fossimo insieme ad amici. Le nostre canzoni nascono per diventare parte del viaggio della vita delle persone che le ascoltano, per cui il nostro obiettivo è creare dei ricordi. Sappiamo che oggi c’è chi usa l’autotune o strumenti simili, ma penso sia un approccio molto lontano dall’essere onesti.
Ben: La gente ha bisogno forse di ascoltare anche qualche errore, soprattutto in questo periodo in cui ogni suono è perfettamente confezionato. Tanti ragazzi forse neanche pensano che la musica possa essere anche imperfetta. Però credo che sia necessario che tutti capiscano che si sbaglia e che nell’errore c’è anche più anima.
Simon: Forse è colpa dello streaming, non lo so. I suoni sembrano tutti uguali. La musica pop funziona così, va detto. Non penso ci sia niente di sbagliato, la gente ama seguire determinati riferimenti culturali, che dipendono probabilmente anche dal luogo in cui si nasce e cresce. Ma gli adolescenti sono spesso vittime delle mode e di particolari ossessioni artistiche. Tornare indietro, in questo senso, è importante. Anche se penso che sia abbastanza terrificante pensare che siamo così vecchi. La prima volta che ci è capitato di lavorare con un laptop è stato stranissimo (ridono, ndr).

Beh, c’è chi fa musica usando solo il laptop…
Simon: Non vogliamo giudicare, ma abbiamo avuto molte conversazioni su questo argomento. Ci chiedevamo se fosse effettivamente possibile fare musica con il computer. La risposta è sempre la stessa: “Certo che si può”. Siamo arrivati al paradosso, però. Cioè domandarci come si faccia musica acustica. Fa ridere, però se ci pensi è assurdo. Speriamo che ascoltando questo album qualche ragazzo decida di iniziare a suonare uno strumento, ma sarà difficile. Drake è sempre primo in classifica e secondo me lo sarà per sempre. Capisci che è difficile? (ride, ndr).
James: Sarebbe bello uno show unplugged di Drake!

La domanda successiva quindi è scontata. Com’è stato invece per voi suonare unplugged?
Simon: Noi suoniamo sempre in acustico. Sappiamo come si fa e sappiamo che è bellissimo. Sappiamo anche come suonano le nostre canzoni con un arrangiamento un po’ più spoglio. Penso sia tutta una questione di fiducia nei confronti del brano. Spesso quando una rock band esegue la versione acustica di una canzone, il suono è molto simile all’originale. Mancano solo distorsioni e amplificatori. Ecco, questo forse era l’aspetto che ci piaceva meno. Per esempio, in Mountains abbiamo cambiato la tonalità ed è diventata molto più soft, quasi una ninna nanna. Anche se no, non è di certo una ninna nanna (ride, ndr). Devi riuscire a cambiare la canzone e sentirti sicuro di te in ciò che stai facendo. Abbiamo provato diverse canzoni, alcune funzionavano e altre no. Ci sono alcuni brani che speravo avessero una nuova vita in acustico, ma erano invece fottutamente noiosi. In alcuni casi, finivamo le prove di un pezzo ed eravamo – cazzo! – annoiatissimi. Quindi è la canzone che fa tutto. Noi ci fidiamo semplicemente delle nostre sensazioni. Lo facciamo sempre. Spesso mentre suoniamo ci guardiamo e se uno di noi ha la faccia poco convinta, voltiamo pagina. Se il tuo migliore amico ti fa capire che stai mettendo in pratica una brutta idea, lo ascolti.

Qual è stata la sfida più difficile?
Simon: Riuscire a restare calmi e rilassati. Sono sincero. Anche per il live unplugged. In queste situazioni spesso la gente, anche se è lì, si comporta come se stesse assistendo a uno show televisivo. Non volevamo questo. In più, è stato difficilissimo suonare sapendo che tutto sarebbe stato impresso in un album. Pensare che quel momento sarebbe rimasto per sempre. Alcune fasi, come scegliere la scaletta, proprio per questo motivo sono state molto complicate.
Ben: Per me è stato molto difficile il pensiero di dovermi spesso trattenere. Di solito suono facendo più casino possibile, è il mio istinto. Ma questa era una situazione diversa. È stato veramente difficile, penso di aver sviluppato nuovi muscoli (ride, ndr).

Qual è stata invece la scoperta più bella che avete fatto sulla vostra produzione durante questo “viaggio”?
Simon: Quanto siamo fantastici!

Era la risposta che volevo!
Simon: Guarda, sin da quando MTV ci ha proposto questo show, abbiamo capito che tutto ruotava introno alle nostre canzoni. Il punto non era quanto noi fossimo bravi dal vivo, ma quanto le nostre canzoni fossero importanti per la gente. È stata una cosa molto bella da scoprire. Siamo scozzesi, quindi siamo abituati a condividere. Sinceramente, condividiamo veramente tutto (ride, ndr). Però vedere quanto i fan fossero affezionati alle nostre canzoni è stato fantastico. Un sacco di gente piangeva! Ne sono rimasto sorpreso. Non erano lacrime di tristezza, era una sorta di gioia malinconica. Alcuni nostri brani hanno più di 10 anni e la gente ancora crede nelle nostre idee e nelle nostre creazioni. Questa cosa non ha prezzo. In uno show normale dal vivo, cerchi più di incitare il pubblico, in una sorta di sfida con i fan. In questo caso, siamo stati solo intensi. Quasi come se fosse una seduta dallo psicologo.

Be’, il contesto è sicuramente più intimo.
Simon: Sì, il pubblico sembrava essere una sola persona. Quando guardi le persone negli occhi, c’è comunicazione. Non c’è solo la folla che ti ascolta mentre suoni, è una conversazione.

A questo proposito, cosa dobbiamo aspettarci quindi dal tour?
James: In realtà, abbiamo sempre avuto in testa di fare prima o poi uno show acustico. Dopo 15-20 anni, per una band come noi è qualcosa di nuovo. Il concerto per MTV è stato un momento. Ora con il tour è una cosa diversa. Cambieremo qualcosa, non sarà uno show identico a quello di MTV. Ci preoccupa però la nostra riserva di energia. Riusciremo a dormire?
Simon: Per noi è importante anche perché è sempre bello andare in tour, vedere gli amici, i fan… È qualcosa di nuovo, ma non stiamo dicendo che da oggi in poi sarà la nostra strada. Godetevelo, poi torneremo a gridare!

Invece Different Kind Of Love, l’inedito dell’album, è nato proprio in acustico?
Simon: Sì, è nata così. Con una chitarra acustica. Stiamo scrivendo un album per un film e quel brano è in realtà stato scritto per quel lavoro. La troverete, quindi, anche su quell’album. Ci è sembrata perfetta. Non è indicativa del nostro percorso futuro, è un piccolo assaggio della soundtrack che ascolterete.

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