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Bring Me The Horizon: “Con amo inizia la nostra nuova vita”

Avevamo lasciato i Bring Me the Horizon al loro sold-out all’Alcatraz di Milano del 2016, e li ritroviamo a poco più di due anni di distanza al Mediolanum Forum di Assago per un’unica attesissima data italiana, la prima in un palazzetto nostrano per la band di Sheffield.

Qualche ora prima dello show dei Nostri, abbiamo chiacchierato con la formazione e abbiamo appurato che i ragazzi di fame ne hanno ancora parecchia, nonostante i successi già ottenuti e il ruolo che ricoprono come creatori di nuove mode nella scena alternative.

Partiamo dalla setlist del First Love World Tour, che porta questo nome perché si tratta del “primo tour del nostro nuovo ciclo di vita” e dalla scelta delle canzoni che la compongono: “La scaletta è incentrata su Sempiternal in avanti, a parte It Never Ends (contenuta in There Is a Hell, Believe Me I’ve Seen It. There Is a Heaven, Let’s Keep It a Secret, 2010), ovvero i nostri ultimi anni di carriera, i più rilevanti nella nostra strada per il successo. Avremmo potuto suonare più brani vecchi, ma non riflettono ciò che siamo ora. Noi siamo i nostri ultimi tre album. Non siamo più una formazione metal. Ora ci piace definirci una rock band. In realtà abbiamo provato addirittura qualche brano del primo disco, pensavamo di farne un medley, ma poi abbiamo concluso che i fan della prima ora si sarebbero arrabbiati ancora di più se glielo avessimo proposto”.

Mantra e Wonderful Life sono i pezzi più simili ai vecchi dischi, le abbiamo rilasciate per prime per non spiazzare troppo i nostri fan.

Mentre mancano ancora pochi mesi alla pubblicazione di Amo (prevista a gennaio 2019), successore di quel That’s the Spirit (2015) che ha visto i britannici virare verso non solo l’alternative ma anche il pop, e sul quale, a parte i singoli Mantra e Wonderful Life e poche altre informazioni che non fanno altro che accrescere un hype già alle stelle, per il momento vige il massimo riserbo. “Amo è stato scritto e registrato a Los Angeles, un processo che è durato un anno abbondante. Ci siamo presi il nostro tempo perché siamo dei perfezionisti, abbiamo cambiato anche i minimi dettagli dei pezzi fino all’ultimo giorno, finché non ci siamo sentiti del tutto soddisfatti. Volevamo far qualcosa di diverso soprattutto, spingerci oltre il limite e raggiungere un risultato finale a cui non siamo mai arrivati prima”.

Ma com’è cambiata la routine di scrittura e registrazione nel corso degli anni?Quando abbiamo iniziato, scrivevamo e jammavamo in sala prove, cosa che ci faceva sprecare molto tempo e che ci sottoponeva a uno stress inutile, era pure noioso e ci faceva perdere la concentrazione. Adesso il processo è molto più lungo e dettagliato ma ci permette di ottimizzare i tempi. Abbiamo capito l’importanza della tecnologia nel programmare e nel provare. Ora scriviamo direttamente in studio, un ambiente con molte meno distrazioni, più asettico forse, ma ideale per tirare fuori il meglio. Non è la tradizionale band practice che facevamo anche noi prima, e che per molti versi non funzionava come avremmo voluto”.

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Tornando ad Amo, il dettaglio su cui i Bring Me the Horizon insistono con maggiore convinzione è la varietà delle sfumature contenuto in esso. “Sarà un album molto diverso da prima e molto etereogeneo, catchy, pop, anzi, il termine giusto è clean. Ci sarà molta elettronica, beats particolari e un sound ispirato a questo mondo”.

A detta della formazione Amo non sarà diverso e vario solo dal punto di vista della musica, ma anche delle lyrics, ispirate all’amore, come suggerisce il titolo stesso (il frontman Oliver Sykes ha affrontato negli ultimi tempi un divorzio e un nuovo matrimonio). Testi onesti e diretti, quindi, senza metafore ridondanti. “In entrambi i casi, sia per quanto riguarda la musica che le lyrics, vogliamo andare dritti al punto. Diciamo che forzando un po’ il paragone Mantra e Wonderful Life sono i pezzi più simili ai vecchi dischi, le abbiamo rilasciate per prime per non spiazzare troppo i nostri fan”.

Amo è balzato all’onore delle cronache recenti anche per gli artisti coinvolti nei featuring. La paladina dell’art pop contemporaneo Grimes, Dani Filth (cantante dei Cradle Of Filth) e il rapper Rahzel rappresentano ciascuno un diverso genere musicale, e la loro partecipazione al disco è indice della sempre maggiore voglia dei Nostri di sperimentare con qualcosa di diverso e che non appartiene loro direttamente. Ma esiste un tipo di musica con cui la band non ha alcuna intenzione di avere a che fare? “Il country assolutamente, qui lo dico e qui lo nego, i BMTH non faranno mai un disco country, non esiste nulla di più lontano dalla nostra estrazione e dai nostri ascolti, attuali e passati”.

Partiamo dal presupposto che fin dagli esordi, non ci siamo mai fatti spaventare dai puristi del metallo o da altre critiche, abbiamo avuto le idee chiare su ciò che volevamo fare e l’abbiamo fatto. Queste altre band sono arrivate dopo di noi, noi abbiamo inventato tutto.

Country a parte quindi, i Nostri ascoltano di tutto, “che sia hip hop tamarro, classic rock, elettronica, ambient, jazz, house, pop, pochissimo metal, e soprattutto per quanto riguarda il rock non siamo attenti alle novità, anzi se possibile andiamo a scavare indietro nel tempo. Siamo come delle spugne, permeabili a qualsiasi genere e pronto a processarlo nei nostri lavori”.

Come sappiamo, la carriera del quintetto originario dello Yorkshire non è mai stata lineare, ma un’evoluzione continua che li ha portati gradualmente e inesorabilmente ad avvicinarsi al mainstream, trascinando con sé una schiera di band che hanno seguito i loro passi, andando a rivoluzionare una scena alternative che fino al successo globale dei Bring Me the Horizon aveva ormai poco di nuovo da dire. “Partiamo dal presupposto che fin dagli esordi, non ci siamo mai fatti spaventare dai puristi del metallo o da altre critiche, abbiamo avuto le idee chiare su ciò che volevamo fare e l’abbiamo fatto, senza considerare quello che avrebbe pensato o detto la gente. La nostra preoccupazione principale è sempre stata suonare bene alle nostre orecchie, cosa che appunto non ci ha posto nessuna limitazione nella nostra crescita.
Sappiamo bene che ci sono decine di formazioni che ci hanno emulato, soprattutto dopo Sempiternal, che è stata come una boccata d’aria fresca nella scena metalcore, che era stagnante da troppi anni. Tutti seguivano la stessa formula che è stata ripetuta e abusata fino allo sfinimento. Noi è come se fossimo arrivati con un caterpillar e avessimo fatto piazza pulita per poi fare l’esatto opposto di quella formula, che a sua volta è diventata la nuova formula per altri gruppi.
È molto facile emulare un sound, diciamo la verità, con corettoni catchy e così via. Non è però facile imitare e scrivere una buona canzone che abbia la qualità di connettersi con le persone e con i loro sentimenti, cosa che a molte band che hanno seguito il nostro percorso manca. Uno dei motivi è il fatto che noi abbiamo un songwriter in gamba come Oli, che è in grado di interpretare i suoi sentimenti e far sì che molti si rispecchino in essi
”, oltre ad essere, come dichiarato in passato dal cantante stesso, la terapia migliore per tenere a bada i propri demoni interiori.

I ragazzi continuano aggiungendo un altro punto fondamentale: “Queste altre band sono arrivate dopo di noi, noi abbiamo inventato tutto. È facile prendere spunto da qualcosa che esiste già, e noi non vogliamo farlo, ecco perché da un album all’altro il nostro sound continua a mutare forma. Non ci interessa ripeterci, vogliamo stupire i nostri fan al punto di farli esclamare, “ca**o, adoro questo disco”, piuttosto che farli rimanere nella comfort zone del disco precedente. Sappiamo bene che è un rischio, e che per molti si è rivelata una scelta controproducente. Ma noi siamo fatti così, e il nostro coraggio ci ha sempre ripagati nel miglior modo possibile. La nostra vera sfida è stata ed è tutt’ora quella di mantenere una crescita progressiva. Nonostante la nostra urgenza per il cambiamento, non abbiamo mai disconosciuto un nostro album, ma abbiamo cercato costantemente di prenderne le caratteristiche positive e di farle crescere fino allo step successivo, avendo fiducia nella nostra arte e nelle nostre possibilità. Anche se la gente pensa che sia una follia, bisogna sempre seguire il proprio istinto per il cambiamento”.

Per quanto anagraficamente giovani, i Bring Me the Horizon riconoscono di essere cresciuti molto negli ultimi anni. “Ci sono stati tanti step graduali e altrettanti terremoti, sia nella nostra carriera che nelle nostre vite provate, ma abbiamo cercato di rimanere comunque noi stessi, con il plus dell’esperienza. All’inizio magari non ci prendevamo troppo sul serio come abbiamo imparato a fare nel tempo, ma ora siamo molto più focalizzati su come far uscire il meglio da noi stessi”.

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Chiara Borloni

Foto di Francesco Prandoni

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