Onstage
Colapesce nuovo album infedele intervista

Colapesce: «Infedele è un disco geografico. Non è facile parlare d’amore»

Al terzo disco Colapesce prova (e forse riuscirà) a fare il salto: Infedele, il suo nuovo lavoro in studio uscito il 27 ottobre, imprime una svolta ai temi cui il cantautore siciliano ci aveva abituato. La scelta dell’ascolto pubblico in anteprima con due incontri, uno a Roma negli studi di Radio 2 e uno a Milano a Radio Popolare, è stata una sfida diretta: “Era un esperimento sociale, ci vuole attenzione per stare mezz’ora fermi ad ascoltare un disco, visto che la tendenza è quella di consumare tutto il più velocemente possibile” ammette nell’intervista. Sfida vinta, per sua fortuna. Si è divertito a mostrarsi in un modo diverso, presentando una cover inedita de Il conforto: Colapesce reinterpreta Tiziano Ferro e Carmen Consoli, spoglia il brano e lo rende una ballad in punta di chitarra che mostra tutta l’eleganza melodica della canzone. Controcorrente acustico, perché Infedele è un disco elettronico, con un approccio diverso nella scrittura dei brani. “Infedele è un segnale anche a livello discografico: si parla di scena indipendente ma si distrugge gente che fa musica come percorso di ricerca. Per me l’indipendenza è avere la libertà massima di fare quello che vuoi, se il contenuto arriva bene, se non arriva non ti devi snaturare” racconta il cantautore. “A differenza degli altri dischi c’è una leggerezza diversa, anche di percezione. Ci sono più elementi di immediatezza nonostante la stratificazione complessa” ha raccontato.

Un paio di canzoni sono singoli irresistibili (abbiamo scommesso su Totale e su Ti attraverso) e Colapesce chiarisce il perché del titolo giustificando le sue numerosissime influenze musicali, che spaziano da Murolo ai Moderat: “Decontestualizzazione. Si chiama Infedele per un aspetto sonoro, è insieme pop e sperimentale. Sottolinea che non appartengo a nessuna parrocchia, diciamo così. Mi sta sul cazzo essere infilato in un cliché” spiega direttamente ai suoi fan. Il cantautore percorre una strada a doppia corsia tra l’arcaico (il concept, la stratificazione tra testi e musiche, la ricerca musicale, le lunghe code à la Pink Floyd) e il pop (le melodie orecchiabili, certe frasi, la cassa dritta), affrontando un vero e proprio viaggio in un universo molto personale: “C’è molta geografia in questo disco, è un percorso” ammette senza mezzi termini.

Tra i temi portanti c’è l’amore, al quale Colapesce si è avvicinato, naturalmente, a modo suo. “Non è facile parlare d’amore” ammette. “Non ho una tecnica vera e propria, sicuramente non entro mai troppo nel giudizio o nelle immagini troppo chiare, non mi piace. Se una frase è troppo chiara, si esaurisce nel momento in cui la ascolti. Mi piace invece l’aspetto tridimensionale delle parole, è inusuale come tipologia di scrittura. Anche una frase come “se mi presti la matita ci scrivo un racconto” è un’immagine, sono delle stanze come in un libro di Georges Perec o di Bufalino. Questo aspetto della tridimensionalità sia dal punto di vista audio sia dal punto di vista testuale mi interessa molto. Nella canzone pop l’amore è un sentimento bidimensionale: ti porto fuori, ti offro la cena, poi ti riaccompagno, infine soffro. L’ascoltatore spesso non se ne accorge e a me genera una frustrazione. Ci sono vari modi per affrontare l’amore: Vasco Da Gama è una canzone d’amore ma non ha un titolo d’amore” conclude con un sorriso.

I collaboratori dell’album sono Iosonouncane e Mario Conte (“Siamo gente di mare, c’è un’amicizia che ci lega, non abbiamo mai avuto problemi”) e sin dall’inizio Colapesce confessa di aver avuto un impianto molto chiaro nella scrittura di questo disco. “Ho composto le canzoni partendo dai beat o dal pianoforte, stavolta sono stati scritti pochi brani con la chitarra. Ne ho composti 20 in tutto, poi ho selezionato questi per il tipo di racconto che avevo in mente” racconta, promettendo che le canzoni escluse da Infedele verranno probabilmente pubblicate in futuro “per qualche altra cosa”.

Non si sbilancia ma il cambiamento di rotta sonora del nuovo disco lo spingerà per forza di cose a riorganizzare i concerti: Colapesce sarà in tour a partire da gennaio 2018 ma il pensiero dei live è ancora di là da venire. “A breve mi preparo, ho chiaro tutto” sorride. “Farò anche nuovi arrangiamenti, ormai il repertorio è ampio e sicuramente ci sarà una parte acustica nello spettacolo, visto che il tour con Baronciani, dove ero solo sul palco, è andato molto bene… persino meglio che con la band!”.

Arianna Galati

Foto di Ufficio Stampa

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